Google frena sulla vendita di pubblicità online basata sui dati personali

di Andrea Montanari
Il gigante mondiale del search online, nonché uno dei big globali della raccolta pubblicitaria ha deciso di fare un passo indietro rispetto a parte del suo business collegato all’advertising. Perché ieri, con un post sul suo blog, Google ha annunciato che bloccherà la vendita di annunci pubblicitari in base alla navigazione degli utenti. Di fatto non si rifarà più sulla cronologia di ricerca delle singole persone. Nel dettaglio, il gruppo di Mountain View ha comunicato di voler utilizzare tecnologie che tutelano la privacy dei naviganti a partire dalla garanzia dell’anonimato e l’aggregazione dei dati. Inoltre, Google userà la cosiddetta sandbox per la privacy che consentirà di indirizzare gli annunci senza raccogliere informazioni sugli individui mentre navigano su più siti online. Il gruppo americano, inoltre, eliminerà seppure in maniera graduale anche i cookies del browser che consentivano di identificare in modo univoco un utente al fine di inviare pubblicità mirate.

La decisione annunciata al mercato ieri, potrebbe spingere il settore lontano dal tracciamento individualizzato, oggetto di crescenti critiche da parte dei sostenitori della privacy e delle autorità di regolamentazione. Non va trascurato, infatti, che Google lo scorso anno aveva incamerato qualcosa come 292 miliardi di dollari di advertising, rappresentando il big del settore digitale con il 52% di quota di mercato, come riferito dalla società di consulenza Jounce Media: in Italia, per esempio, la società è ormai il secondo player del comparto alle spalle di Mediaset con 1,5 miliardi stimati.

Questa mossa, importante per la privacy degli utenti e per il mercato in generale, segue a distanza di un anno la decisione di rimuovere gran parte delle tecnologie di tracciamento maggiormente utilizzate, conosciute come cookies di terze parti: opzione che si concretizzerà nel 2022. Ieri, infine, Google Cloud ha avviato una collaborazione con Allianz e Munich Re per l’integrazione dei dati sui rischi informatici dei clienti nelle polizze assicurative. (riproduzione riservata)
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