Climate change, promosse 56 aziende europee su 100

di Angela Zoppo
Se i colossi statunitensi ancora faticano e entrare in partita, nonostante la svolta impressa dalla presidenza Biden, le aziende europee stanno accelerando sulla strada degli accordi di Parigi. Negli Usa sta facendo rumore il caso di Exxon, obbligata a sottoporre al voto degli azionisti la scelta di ridurre le emissioni, mentre in Europa si plaude a Eni, Enel e altri player energetici come Bp, Total e Shell, che alzano l’asticella degli obiettivi di sostenibilità. Lo rivela il rapporto di Carbon disclosure project Europe, organizzazione non-profit finanziata dall’Unione Europea, e Oliver Wyman, società di consulenza strategica, tenuto a battesimo ieri dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, che parte però da un dato meno incoraggiante: c’è un divario di ben 4mila miliardi di euro tra i finanziamenti bancari che mirano ad essere «allineati a Parigi» e il mercato per questi prestiti aziendali in Europa. La ricerca si basa su un campione di quasi mille imprese, in rappresentanza di circa l’80% del valore del mercato europeo. Il report (Running hot: accelerating Europe’s path to Paris), stima che il 95% di tutti i prestiti in Europa provengano ancora da banche che intendono allinearsi all’Accordo di Parigi. Meno di un’azienda europea su 10, a oggi, ha fissato obiettivi di emissioni tali da limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2° C, in linea con l’obiettivo di Parigi. Ma gli ultimi dati mostrano una tendenza incoraggiante, uno slancio verso una migliore definizione degli obiettivi, con le aziende più virtuose che si stanno decarbonizzando velocemente. Il 56% del campione riferisce di avere un piano di transizione in atto, che sale oltre il 75% nel settore energetico. «È incoraggiante che oltre ila metà delle aziende europee per valore di mercato abbiano aderito all’iniziativa Science Based Target, che controlla se gli obiettivi di emissione sono allineati con l’accordo di Parigi», sottolinea il rapporto. Le più virtuose hanno già tagliato le emissioni totali del 15% nel 2020, e ridotto l’intensità di carbonio del 20%. Più avanti le imprese dell’acciaio e le utility attive nell’energia elettrica, fino a 4 volte più efficienti in termini di taglio delle emissioni di CO2. Cdp e Oliver Wyman hanno anche ipotizzato i possibili scenari per il 2030. I risultati indicano che per limitare il riscaldamento a 1,5°C sarebbe necessario moltiplicare per otto l’attuale livello di obiettivi delle aziende sulle emissioni.

Il rapporto evidenzia anche il ruolo chiave delle banche e degli investitori. Il settore aziendale europeo è sulla buona strada per contenere il riscaldamento gobale entro i 2,7 °C entro la fine del secolo, con livelli variabili per Paese: da 2,3° per la Svizzera) a 3° per Regno Unito, Belgio e Italia. Per James Davis, responsabile Finanza sostenibile in Europa di Oliver Wyman, «il documento di quest’anno include sviluppi incoraggianti, ma mostra anche quanto abbiamo bisogno di accelerare il passo se vogliamo raggiungere gli obiettivi di Parigi. Molte delle principali istituzioni finanziarie hanno stabilito obiettivi molto ambiziosi per allineare i loro prestiti e investimenti con l’Accordo di Parigi e questo contribuirà a creare un circolo virtuoso. Le aziende che stanno anticipando la transizione dovrebbero trovare più facile raccogliere capitali». (riproduzione riservata)

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