Il blocco di Suez è un costo accettabile per le aziende attrezzate a gestire il rischio

di Alessandro De Felice*
In questi giorni rimbalza prepotentemente la notizia sensazionalistica e priva di alcun fondamento di 9,5 miliardi di dollari al giorno di danni a causa della chiusura del canale di Suez. Tale cifra rappresenterebbe invece solo il controvalore stimato dai Lloyd’s delle merci in transito nell’area, merci che non sono affatto perdute o danneggiate comprese quelle a bordo della EverGiven. Tra gli impatti da segnalare i costi dei noli per il dry bulk in partenza dal Mar Nero (per il grano ucraino e russo) con tempi di oltre i 20 giorni.

I danni da ritardata consegna possono essere coperti dalle assicurazioni sul trasporto ma va tenuto presente che in questo caso il vettore e lo spedizioniere cercheranno di far valere una causa di forza maggiore per essere esonerati dalla propria responsabilità. Tenendo conto di quanto previsto dalla Convenzione di Bruxelles (recepita nel nostro ordinamento dall’articolo 422 del Codice Navale) non può rispondere del danno il vettore che abbia dato prova che quest’ultimo non abbia trovato origine nella propria colpa o da quella di tipo commerciale da parte dei propri dipendenti e preposti.

Ciò potrebbe dar adito ad una serie di vertenze stragiudiziali e giudiziali considerando che è a carico dell’interessato al carico fornire dimostrazione della sussistenza della colpa del vettore e che nel diritto anglosassone tipicamente applicabile ai contratti di trasporto internazionale, l’accertamento della forza maggiore viene fatta caso per caso non essendo automatico.

In mancanza di piani di gestione del rischio predefiniti quali possono essere le alternative immediate laddove la componente tempo è rilevante? Si consideri a proposito che da circa due anni è operativo un collegamento ferroviario fra Xi’an e Melzo (Milano) equipaggiato per il trasporto di container da 40 piedi high cube con un tempo di transito di 14 giorni ad un costo verso est di circa 1.600 euro e di circa 3.000 euro dalla Cina. La compagnia Rail cargo group che opera questo collegamento tuttavia dichiarava già alcuni mesi fa che i treni provenienti dalla Cina sono overbooked e che rimanevano spazi disponibili nella tratta verso est. Ciò fa ritenere che, indipendentemente dai costi, non sarà facile ottenere uno slot.

I danni per l’armatore. Anzitutto sarà fondamentale l’accertamento dell’eventuale responsabilità del comandante della nave nell’incidente, considerando che il transito avviene sotto pilota e rimorchiatori della Suez Canal Autority, da questo dipenderà l’impatto dell’evento sul mercato assicurativo ed in particolare sul Club Protection & Indemnity. In prima istanza gli assicuratori sopporteranno i costi delle operazioni di salvage della nave e del carico alle quali concorreranno proporzionalmente gli assicuratori Corpi e Macchine, il Club P&I e gli assicuratori delle merci caricate per il contributo in avaria.

Qualora vi fosse una responsabilità accertata dell’armatore o del comandante, lo stesso potrebbe rispondere dei danni diretti causati alle infrastrutture del canale e dalla perdita di profitto subita dalla Suez Canal Autority per la mancata riscossione dei diritti di transito durante il blocco. Dall’accertamento di tale responsabilità potrebbe nascere una galassia di contenziosi da parte di tutti gli altri armatori che a causa del blocco hanno subito extra costi.Fattispecie che ricadono nell’ambito della copertura P&I.

Impossibile dunque in questa fase fare una stima anche approssimativa che sarebbe pura speculazione.

Il ruolo del risk manager. Pur non negando potenziali impatti economici rilevanti, possiamo concludere che l’evento di Suez non sarà certo la catastrofe del commercio internazionale (c’è persino chi si è spinto a definirlo cigno nero!). Trasformare le percezioni in analisi di contesto che danno una valutazione su basi oggettive è uno dei compiti più importanti del risk manager che ne deve riferire agli organi di controllo e governo aziendale.

Ancora una volta si rivela determinante un’analisi di rischio nell’ambito supply chain condotta su opzioni rischio/ritorno che permetta di fare le corrette scelte strategiche sulla base di un rischio bilanciato. A tal fine le criticità riguardano prevalentemente l’esasperata ricerca dell’abbattimento del capitale circolante che si traduce spesso in una pericolosa riduzione delle scorte di magazzino e la riduzione dei costi che allunga la catena di fornitura rendendone difficile il controllo.Questo evento dovrebbe dimostrare se la consapevolezza maturata su Risk management e Business continuity in più di un anno di crisi pandemica abbia generato i suoi frutti nei processi decisionali aziendali soprattutto per quelli che riguardano l’approvvigionamento ed i fornitori critici. Dunque conoscenza, approfondimento, analisi dei dati. E niente panico! (riproduzione riservata)

*chief risk officer Prysmian e presidente Anra
Fonte: logo_mf