Banco Bpm, ora m&a più vicino

l’accordo con cattolica sulle polizze dovrebbe accelerare l’aggregazione
Dopo l’intesa ieri il titolo dell’istituto ha strappato (+4%) grazie anche alle parole di Tononi: fusione entro 12 mesi. Secondo il mercato le opzioni rimangono Bper e Unicredit
di Luca Gualtieri

L’accordo con Cattolica sul fronte della bancassurance e le decise dichiarazioni del presidente Massimo Ton0ni a MF-Milano Finanza ieri hanno spinto il titolo Banco Bpm in Piazza Affari. Al termine della seduta le azioni dell’istituto hanno guadagnato il 4,04% a 2,29 euro mentre la compagnia veronese (assistita nella vertenza dal professor Mario Cera e da Barclays, mentre il Banco aveva schierato l’avvocato Carlo Pavesi) ha segnato un rialzo dell’1,85% a 4,74 euro. Come anticipato da MF-Milano Finanza, venerdì sera i due intermediari hanno raggiunto un’intesa che ha chiuso il contenzioso iniziato a dicembre. Il nuovo accordo prevede, a fronte della rinuncia della call, il riconoscimento a favore di Banco Bpm di un’opzione non condizionata per l’acquisto anticipato delle quote esercitabile nei primi sei mesi del 2023, ed eventualmente posticipabile ogni sei mesi sino alla fine del 2024. L’intesa fissa inoltre i termini economici e meccanismi di composizione del prezzo dell’opzione di acquisto. Per Equita l’accordo è «positivo per Banco Bpm, in quanto garantisce alla banca flessibilità strategica in chiave m&a ed elimina l’incertezza derivante da un eventuale scontro legale con Cattolica, a un costo non molto lontano rispetto alle condizioni dello scorso dicembre». Per Equita quindi la notizia «sostiene l’appeal speculativo della banca di piazza Meda e aumenta le probabilità di un deal con Bper, il cui primo azionista Unipol ha ribadito l’interesse per la creazione di un gruppo più forte a condizione di essere il partner bancassicurativo della combined entity»
Da qualche settimana però il mercato fiuta anche altre opzioni oltre a Bper. Il dossier Banco Bpm sarebbe infatti nel radar del futuro ceo di Unicredit Andrea Orcel che, non molto convinto di un matrimonio con Mps, starebbe vagliando altre opzioni. Anche perché, oltre a una rete commerciale ben radicata in Lombardia, Piemonte e Veneto, l’istituto guidato da Giuseppe Castagna porterebbe in dote il 20% di una preziosa fabbrica prodotto come Anima. Non si esclude nemmeno un’operazione a tre Unicredit-Banco- Mps che, malgrado la complessità, potrebbe essere alla portata di Orcel. Di certo il vertice di piazza Meda intende marciare speditamente verso l’integrazione come sabato 6 Tononi spiegava a MF-Milano Finanza: «Sarei molto deluso se non riuscissimo ad avviare un’operazione di consolidamento nei prossimi 12 mesi», ha dichiarato il banchiere. riproduzione riservata)

Fonte: logo_mf