Addio alle rese. Dal 2021 le assicurazioni sulle colture si tarano su valori standard

di Ermanno Comegna

Da quest’anno, per calcolare il valore assicurato delle colture si utilizza lo strumento del valore standard, anziché ricorrere alle rese storiche di ciascun agricoltore, da documentare attraverso il piano assicurativo individuale (Pai). In tal modo ci sarà una semplificazione per tutti i soggetti attivi nel mercato delle polizze agevolate, in quanto il calcolo del contributo pubblico sarà eseguito in maniera automatica, utilizzando i conteggi eseguiti dal ministero, applicando criteri oggettivi e trasparenti.
Fino ad oggi, l’utilizzo delle rese aziendali quinquennali ha determinato un aggravio burocratico, con conseguenti rallentamenti nell’erogazione dei contributi pubblici a favore degli agricoltori che coprono i rischi ricorrendo alle polizze assicurative.

Dal 2021 la giustificazione dati e prove alla mano dei dati individuali sulle rese produttive è richiesta solo in via eccezionale, allorquando il valore che l’agricoltore intende assicurare superi quello standard di riferimento indicato nell’apposito decreto Mipaaf. Oltre che per gli operatori economici, lo standard value comporta vantaggi anche per gli organismi pagatori cui spetta il compito di eseguire i controlli preliminari alla concessione dell’aiuto pubblico: dal 2021 questa funzione sarà svolta in maniera più semplice ed immediata.

La novità dei valori standard è stata accolta con favore dagli agricoltori, dalle compagnie assicurative e dall’amministrazione coinvolta nella gestione del regime d’aiuto ed è stata introdotta per la prima volta in Italia con il piano di gestione del rischio per il 2021, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 3 marzo, n.57.

Una seconda novità contenuta nel piano di quest’anno è l’estensione della lista dei settori produttivi per i quali è possibile attivare lo strumento di stabilizzazione del reddito, attraverso un fondo di mutualizzazione sostenuto dal contributo pubblico, oltre che dalla quota associativa delle imprese agricole che vi aderiscono. Dal 2021 questo strumento che serve essenzialmente a far fronte a problemi di volatilità dei mercati (variazione dei prezzi dei prodotti agricoli e dei fattori produttivi), si estende alla risicoltura ed alla suinicoltura. Fino ad oggi erano ammessi frumento duro, olivicoltura, ortofrutta, latte bovino, latte ovicaprino e avicoltura. Nel settennio 2014-2020, l’Italia ha allocato oltre 300 milioni di euro per gli interventi preventivi e di ripristino di danni dopo eventi avversi e 1,64 mld di euro per le polizze agevolate e i fondi mutualistici. A questi fondi veicolati attraverso la politica di sviluppo rurale (Psr), si aggiungono le risorse del Fondo di solidarietà nazionale.

Gli agricoltori che sottoscrivono una polizza assicurativa agevolata ricevono un contributo pubblico che può arrivare fino al 70% della spesa ammessa. Quelli che aderiscono ai fondi mutualistici ricevono un contributo che copre il 70% della quota annuale di adesione.

Il piano di gestione del rischio per il 2021, contiene tutte le regole relative alle tipologie di avversità che possono essere assicurate, alle possibili combinazioni di rischio ammesse al finanziamento pubblico e le regole che agricoltori, consorzi di difesa e compagnie assicurative devono rispettare per accedere al sistema delle agevolazioni pubbliche.

L’Ue e le istituzioni nazionali stanno spingendo molto per diffondere l’utilizzo di strumenti di gestione del rischio, come le assicurazioni del raccolto, delle strutture e degli animali, gli interventi preventivi antigrandine ed i fondi mutualistici contro le avversità.
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