Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

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L’intervento della Federal Reserve con un Quantitative easing illimitato ieri ha avuto un impatto anche sulle borse europee, tuttavia lontane dalla stabilizzazione. Il panorama istituzionale presenta assenze, ritardi, incertezze, inadeguatezze, a cominciare dagli organismi internazionali G7, G20, Financial Stability Board (quest’ultimo proprio «non pervenuto») e lo stesso Fmi, che, considerato il carattere globale dell’emergenza, dovrebbero dare un segnale quantomeno di esistenza in vita. Invece tacciono senza neppure organizzare incontri quantomeno informativi. Altro che nuovo ordine monetario internazionale.

Prestiti a tasso zero per gli anticipi sulle polizze vita, nuove coperture assicurative sanitarie e l’azzeramento dei costi fissi per i nuovi investimenti nella famiglia dei prodotti 100% Alleanza. Le manovre messe in campo da Alleanza Assicurazioni, compagnia del gruppo Generali, per andare in soccorso delle famiglie alle prese con l’emergenza coronavirus. Un’emergenza che, visto il blocco delle attività commerciali dovute alla restrizione alla circolazione, può provocare carenza di liquidità. «Abbiamo previsto la possibilità di chiedere prestiti a tasso zero per i primi 12 mesi a fronte di polizze in essere», spiega Davide Passero, amministratore delegato di Alleanza Assicurazioni. Il meccanismo del prestito sulle polizze Vita, consentito dalla normativa prevede in genere che la prima rata annuale di interesse viene decurtata all’inizio del prestito erogato. Se per esempio viene chiesto un prestito di 10.000 euro e il tasso annuale di interesse del prestito è del 3%, viene erogata la cifra di euro 9.700.
Con il protrarsi dell’emergenza sanitaria ed economica per molte aziende italiane rischia di farsi sempre più concreto lo spettro del default. E tra le imprese maggiormente esposte a questa drammatica prospettiva rientrano soprattutto i cosiddetti fallen angels, ossia le società con un merito creditizio di classe intermedia e che da sole rappresentano ben il 65% dell’intero tessuto nazionale di pmi. Lo rivela l’ultima analisi condotta da Modefinance, la prima agenzia di rating fintech d’Europa, che attraverso For-ST, tool di simulazione progettato per svolgere proiezioni di bilancio e attività di stress testing, ha mostrato che le realtà imprenditoriali con rating compreso tra B e BBB soo quelle destinate a subire il maggior contraccolpo nell’ambito di ogni possibile sviluppo dell’attuale crisi, arrivando perfino a diventare speculative grade.
Il mercato automobilistico italiano potrebbe chiudere il 2020 con un crollo delle immatricolazioni del 60% rispetto all’anno scorso. Con una ricaduta che potrebbe essere fatale per molti concessionari. Questi i punti su cui si è focalizzata la lettera che Adolfo De Stefani Cosentino, il presidente di Federauto (Federazione Italiana Concessionari Auto), ha inviato ieri al presidente del Consiglio Giuseppe Conte con la richiesta di alcune modifiche sostanziali al decreto Cura Italia. L’obiettivo è supportare le concessionarie nel periodo critico di blocco dell’attività.
Sono crollati gli investimenti di private equity e venture capital nel 2019 in Italia, con soltanto 7,2 miliardi di equity value contro il record di 9,8 miliardi del 2018. Lo ha annunciato ieri Aifi (Associazione del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) in collaborazione con PwC, sottolineando però che nella realtà c’è stata una grande attività da parte dei fondi, visto che le operazioni mappate sono state 370 (con 272 società coinvolte) contro le 359 del 2018. Il crollo dei volumi dunque è dovuto al fatto che si sono chiusi solo pochi deal di grandi dimensioni, mentre la maggior parte delle operazioni è stata di dimensione media o piccola.

Il «lockdown» deciso dal governo per le attività produttive non riguarda la produzione primaria (coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali, pesca e acquacoltura), le attività estrattive, le industrie alimentari, il commercio all’ingrosso di alimenti e altri beni di fondamentale importanza, più tutta una serie di servizi essenziali per la comunità.
I settori autorizzati sono individuati mediante la classificazione Ateco 2007, normalmente prevista a fini statistici e utilizzata per individuare le attività di impresa nell’iscrizione al Registro presso le camere di commercio. Qualora un’azienda sia registrata con riferimento a più codici Ateco, deve sospendere le attività non consentite; qualche difficoltà potrà crearsi per linee di produzione diverse ma strettamente connesse.
Il decreto cura Italia ha deliberatamente ignorato gli ordini professionali, non riconoscendo il ruolo svolto da ben 2,3 milioni di professionisti italiani. Così facendo il paese rischia di pagare un prezzo altissimo, soprattutto quando arriverà il momento di rimetterlo in piedi.
È questo il pensiero di 21 ordini professionali che, guidati dal Comitato unitario delle professioni e dalla Rete delle professioni tecniche, presieduti rispettivamente da Marina Calderone e Armando Zambrano, hanno deciso di fare fronte unico per tutelare i liberi professionisti in questa fase drammatica causata dall’emergenza Covid-19. Nei prossimi giorni, infatti, i rappresentanti di tutte le categorie coinvolte (agronomi, agrotecnici, architetti, assistenti sociali, attuari, chimici e fisici, consulenti del lavoro, commercialisti, geologi, geometri, giornalisti, infermieri, ingegneri, ostetriche, periti agrari, periti industriali, psicologi, spedizionieri doganali, tecnici di radiologia medica, tecnologi alimentari e veterinari) lavoreranno a un pacchetto di proposte unitario che tenga conto delle esigenze generali, nella logica della sussidiarietà al paese, e di quelle specifiche delle singole professioni.
Più tempo per predisporre e inviare all’Autorità di Vigilanza la relazione della funzione antiriciclaggio e delle funzioni esternalizzate ad altri soggetti; cinque mesi in più per adeguarsi alle nuove disposizioni in materia di salvaguardia dei titoli e della liquidità della clientela. Sono alcune delle proroghe concesse dalla Banca d’Italia con il comunicato del 20 marzo 2020 pubblicato sul proprio sito istituzionale con il quale è stato disposto un differimento degli ordinari termini per alcuni adempimenti ed impartite altre misure temporanee, per mitigare l’impatto del Covid-19 sul sistema bancario e finanziario italiano.
  • Il private equity in Italia raccoglie 1,57 miliardi di euro
In Italia, nel 2019, la raccolta sul mercato del private equity e venture capital è stata pari a 1,566 miliardi di euro, in calo del 54% rispetto all’anno precedente, quando però il risultato era stato influenzato da alcuni closing significativi: è quanto emerge dall’analisi di Aifi, l’associazione del settore, in collaborazione con PwC-Deals. La componente domestica ha rappresentato il 73%, mentre il peso di quella estera è stato del 27%. Gli operatori che hanno svolto attività di fundraising sul mercato sono stati 22. Il 24% della raccolta deriva da fondi pensione e casse di previdenza, seguiti dal settore pubblico, inclusi i fondi istituzionali (22%), e investitori individuali e family office (21%). Gli operatori hanno investito 7,223 miliardi di euro. Anche in questo caso si registra una flessione a doppia cifra (-26%) anche per via del fatto che nel 2018, caratterizzato dai volumi più alti mai riscontrati, erano avvenute numerose operazioni di dimensione significativa. Si tratta comunque del terzo valore di sempre sul mercato italiano. Sommando la quota parte relativa a eventuali co-investitori, non classificabili come operatori di private equity e venture capital, e la leva finanziaria utilizzata per le operazioni di buyout, l’ammontare complessivo supera 12 miliardi.

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  • Doris: aiutiamo le imprese per salvare il lavoro. Così ha fatto anche Berlino
Ennio Doris, presidente di Mediolanum, è per indole un ottimista. La crisi del coronavirus, però, l’ha colpito: «Neanche nei film di fantascienza siamo riusciti a immaginare una cosa così». In una settimana è cambiato tutto. La Bce vara acquisti di titoli per 750 miliardi e la Commissione Ue dichiara lo stop al Patto di Stabilità. «In realtà gli Stati si sono mossi prima. Quando la Germania ha annunciato 550 miliardi di prestiti alle imprese, la regola degli aiuti di Stato è stata ignorata, giustamente, perché quelle regole sono fatte per tempi normali. Poi si è mossa la Francia, con 350 miliardi, la Spagna con 250 miliardi. Noi eravamo ancora vincolati al tema della flessibilità. Una volta che i singoli stati, la Fed e le altre banche centrali si erano mossi, la Bce ha rotto gli indugi, e così Bruxelles».

 

  • Fondi, investiti 7,2 miliardi (ma si raccoglie meno)
Giù gli investimenti del 26%% a 7,22 miliardi, giù del 54% la raccolta a 1,59 miliardi: la metà del 2018 e un quarto rispetto al 2017 quando si era toccato l’apice con 6,2 miliardi. Anno in flessione, il 2019, per i fondi di private equity e venture capital in Italia, che da un lato hanno risentito dell’assenza di investimenti nelle infrastrutture (l’anno precedente c’era stata la grande operazione americana su Italo-Ntv, offerta da 1,9 miliardi dal fondo Gip); e dall’altro hanno visto calare l’apporto di banche e assicurazioni. Il Rapporto 2019 presentato ieri dall’Aifi, l’associazione presieduta da Innocenzo Cipolletta (nella foto), mostra un numero di operazioni sostanzialmente stabile (370, +3%), ma concluse a valori più bassi. Dietro la frenata della raccolta c’è anche il minore contributo dei fondi partecipati da Cdp, che nel 2017 avevano portato parecchio ai dati complessivi. «Attendiamo quest’anno il completamento del Fondo innovazione da un miliardo», dice Cipolletta, che sottolinea come il pilastro della raccolta siano i fondi pensione e le casse di previdenza (23,6%) ma «perché sono calati gli altri», cioè le banche e le assicurazioni che hanno più che dimezzato l’apporto al 6,7% ciascuno. A proposito di banche Cipolletta chiede poi che, con l’emergenza attuale, le garanzie di Stato «siano estese a tutti i crediti alle imprese», perché «il portafoglio di aziende dei fondi, nelle quali si dovrà ora investire per il rilancio, e in generale il sistema industriale del Paese, resti solido e non pieno di Npl», i crediti in sofferenza.

  • Fondi tra due fuochi: riscatti da record e mercati in secca
L’intervento d’urgenza con qui Goldman Sachs ha iniettato un miliardo di dollari per salvare i suoi fondi monetari è solo la punta di un iceberg. Idem l’azione di settimana scorsa della Federal Reserve, con cui la banca centrale Usa ha creato una linea di liquidità destinata proprio ai fondi di money market statunitensi. Oppure la mossa di ieri, con cui ha annunciato (tra l’altro) l’acquisto di Etf. Sotto queste “punte”, c’è infatti un iceberg enorme: la crisi del risparmio gestito negli Stati Uniti e nel mondo. Il settore è stretto tra due fuochi: da un lato la fuga in massa dei clienti (con deflussi di capitale che settimana scorsa hanno raggiunto il record storico), dall’altro l’illiquidità dei mercati obbligazionari (che rende molto difficile monetizzare gli investimenti per far fronte ai riscatti). Insomma: i clienti chiedono i soldi indietro, ma in un mercato ingessato i fondi faticano a reperirli vendendo titoli. Soprattutto se si tratta di obbligazioni. Questo crea una spirale negativa.
  • Generali, Caltagirone sale al 5,12%
Il titolo Generali ormai viaggia in Borsa a prezzi da saldo rispetto a prima che scoppiasse l’emergenza Coronavirus. Ieri ha recuperato leggermente terreno chiudendo a 10,85 euro. Ben distante comunque dai 18,9 euro toccati il 19 febbraio. Un’occasione, dunque, sulla carta, tanto più considerato che la società ha confermato il dividendo di 0,96 euro. Comprensibile, dunque, che qualcuno pensi ad acquistare azioni. E tra questi c’è Francesco Gaetano Caltagirone che ha arrotondato la quota dal 5 al 5,128%. Lo ha fatto, però, pagando un po’ di più di quanto vale in Borsa. L’imprenditore, attraverso Gamma Srl ha acquistato il 20 marzo 2 milioni di azioni, pari allo 0,128% del capitale, a un prezzo medio di 15,75 euro per complessivi 31,5 milioni di euro.
  • Il professionista esonerato dalla Cassa deve versare all’Inps
È soggetto al versamento della contribuzione presso la gestione separata Inps il pensionato di una Cassa professionale che prosegue l’attività lavorativa dopo il pensionamento. Ciò vale nell’ipotesi in cui la Cassa professionale di riferimento non abbia previsto una specifica contribuzione per i soggetti – già pensionati – che continuano a svolgere la libera professione. Lo precisa la Corte di cassazione con la sentenza 7485/2020 depositata ieri.
  • Il rebus delle attività con più codici Ateco
Tra le incertezze applicative del Dpcm del 22 marzo, un peso importante hanno quelle legate alle attività produttive che possono restare aperte. Per individuarle, anche questa volta il Governo ha scelto il criterio del codice Ateco (già utilizzato nel Dpcm dell’11 marzo), cosa che però crea problemi nei molti casi in cui un’impresa ne ha più di uno: come comportarsi se solo alcuni di essi sono nella lista di quelli esclusi dal blocco? Problemi anche sull’elenco delle attività commerciali: non è molto chiaro come coordinare i due Dpcm. Al momento, dal Governo non arrivano chiarimenti ufficiali.

 


  • La PA-HP vittima di un attacco informatico
Mentre centinaia di pazienti Covid-19 si riversano in unità di terapia intensiva sovraffollate, domenica l’Assistance Publique-Hôpitaux de Paris (AP-HP) è stata vittima di un attacco informatico. Secondo “L’Express”, che ha rivelato le informazioni, parte dei server dell’AP-HP hanno subito un attacco di denial of service (DDos) durante il quale, brutalmente sovraccaricati da richieste inutili, sono stati “annegati” e resi inaccessibili. Per un’ora, l’AP-HP ha dovuto interrompere l’accesso alla posta elettronica e agli strumenti remoti per i suoi dipendenti di telelavoro. L’Agenzia Nazionale per la Sicurezza dei Sistemi Informativi (Anssi) è stata avvertita, ma l’ospedale ha gestito la situazione direttamente. Questo non è il primo attacco di questo tipo in Francia. Lo scorso novembre, un attacco di un software-rocker ha paralizzato i computer del Centro ospedaliero universitario di Rouen. La crisi sanitaria aumenta ancora di più la pressione.
  • Gli assicuratori aiuteranno i malati cronici e le donne incinte
Messi sotto pressione per partecipare maggiormente alla mobilitazione generale decretata dal governo per attutire lo shock dell’epidemia di coronavirus, gli assicuratori hanno messo sul tavolo, lunedì, 200 milioni di euro e hanno annunciato impegni a favore delle persone e delle aziende più indebolite dalla crisi. Queste misure, definite “forti” dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, non aprono la strada, come alcuni speravano al risarcimento dei danni da interruzione di esercizio delle imprese duramente colpite dall’epidemia. Tuttavia, la professione sottolinea che il suo sostegno alle persone che sono preventivamente messe in congedo per malattia a causa della crisi rappresenterà un “onere eccezionale”. In particolare, gli assicuratori si impegnano a coprire le persone che soffrono di una malattia di lunga durata o le donne incinte nel terzo trimestre di gravidanza che possono ora, a seguito dell’epidemia, beneficiare di un’interruzione preventiva del lavoro. Queste persone saranno compensate per la loro perdita di reddito, oltre all’importo pagato dalla previdenza sociale quando il loro datore di lavoro ha stipulato un contratto di previdenza.

Handelsblatt

 

  • Secondo un sondaggio, Allianz è l’assicuratore più sostenibile del paese
Gli assicuratori tedeschi si concentrano sempre più sull’ecologia, sulle questioni sociali e sulla buona governance aziendale. Questo è il risultato di uno studio pubblicato lunedì da Zielke Research, la società di analisi di Aquisgrana. “La questione della sostenibilità comincia ad essere presa sul serio”, l’amministratore delegato Carsten Zielke valuta il risultato tra 41 assicuratori che sono stati esaminati in questo senso. Ad eccezione della Versicherungskammer Bayern (VKB), tutte le compagnie di assicurazione hanno migliorato i loro risultati rispetto allo studio precedente.
I risultati sono migliori rispetto ai rapporti CSR per il 2017, con Allianz al primo posto nella classifica generale, seguita da Debeka. Helvetia, Sparkasse Versicherung e Munich Re hanno lo stesso punteggio. In Allianz gli esperti elogiano il fatto che la sua politica d’investimento tenga conto e rifletta in modo molto dettagliato i criteri di sostenibilità. L’anno scorso il più grande assicuratore europeo si è impegnato a rendere l’intero portafoglio di investimenti di circa 800 miliardi di euro climaticamente neutro entro il 2050. In fondo alla scala ci sono il VHV, il Volkswohl Bund e la Stuttgarter Leben. La Stuttgarter e la Versicherungskammer Bayern (VKB) si comportano particolarmente male nel settore ambientale, poiché secondo la Zielke Research non forniscono alcuna informazione su questo argomento e quindi non mostrano alcuna traccia di trasparenza. Di Generali, gli esperti criticano il fatto che vengono fornite solo informazioni sulla percentuale di donne in posizioni dirigenziali e sul livello di iniziative sociali.