Le stime di Atradius: crescita del 2,4% a livello globale. E il trend potrà accelerare ancora
In Italia conseguenze prolungate a causa del pregresso
Pagina a cura di Roxy Tomasicchio

Malgrado la capacità delle imprese italiane di rialzarsi, le conseguenze dell’epidemia da coronavirus dureranno più a lungo. Perché le economie si riprenderanno più velocemente se i loro fondamenti erano già sani. E per l’Italia il quadro era già poco roseo, con una contrazione del pil, nel quarto trimestre 2019, dello 0,3%. La previsione arriva da Atradius, che così commenta, a ItaliaOggi Sette, lo scenario delineato nel «Rapporto 2020 sulle insolvenze» diffuso dalla società, tra i big mondiali dell’assicurazione del credito, cauzioni e recupero crediti. In sintesi cosa ci attende? Un’accelerazione delle insolvenze aziendali nel 2020 per effetto dell’epidemia di coronavirus a livello mondiale (già stimate in crescita del 2,4% rispetto all’1,4% registrato nel 2019). Ma la crescita più alta di fallimenti (già stimata nell’ordine di un +4,2%), la sconterebbe l’Asia-Pacifico soprattutto per la flessione della domanda cinese. Maglia nera, in Europa, al Regno Unito dove il dato già stimato è +7%, a causa della incertezza sulle future relazioni commerciali con l’Unione europea. In Italia, invece, il dato previsionale di partenza si attestava su una stagnazione dei fallimenti aziendali nel 2020. Tuttavia, a oggi, sono molti i fattori che pesano su queste percentuali: secondo il rapporto Atradius, la pandemia di coronavirus sta colpendo l’economia mondiale in un momento delicato, fatto di stime di crescita al ribasso, soprattutto a causa delle tensioni commerciali. Questo accelera la tendenza all’aumento dei livelli d’insolvenza. Così come l’incertezza sui tempi dell’emergenza.
Focus sull’Italia. Con il pil in flessione già a partire dalla fine dello scorso anno (il peggior risultato dall’inizio del 2013, a causa della domanda interna debole), l’attesa era per uno «zero» nel trend dei fallimenti. Gli indicatori più recenti suggeriscono che la stagnazione dell’industria non è ancora finita, e lo scoppio del coronavirus rappresenta un ulteriore ostacolo per l’attività imprenditoriale: sono compromessi i viaggi e le catene di fornitura, diminuisce il livello di fiducia dei consumatori e delle imprese e si riduce l’afflusso di turisti. Insomma, l’emergenza coronavirus piomba su una situazione già difficile per le imprese italiane: domanda interna debole, pagamenti in ritardo, liquidità a secco, stretta del credito. «Il pacchetto di misure straordinarie che verranno attuate, anche a livello internazionale, fungerà da ammortizzatori nell’immediato», spiega Massimo Mancini, country manager di Atradius per l’Italia, «lo shock dai provvedimenti di contenimento dell’epidemia, supposto che resti di breve durata, sarà certamente intenso e come detto attenuato ma non diventerà sistemico; le economie si riprenderanno tanto più rapidamente quanto i loro fondamenti erano in origine sani e virtuosi. Sebbene la resilienza delle imprese italiane sia nota, è facile ritenere che nel complesso gli strascichi per il sistema Italia possano perdurare più a lungo. Così è sempre stato. Tuttavia se gli interventi a sostegno della crisi saranno ben congegnati, mirati ed efficaci, si potrà addirittura dare un impulso alla domanda e alle infrastrutture del Paese per cogliere uno slancio e sposare il famoso detto “fare di necessità virtù”».
Quali settori saranno più affanno? Secondo Mancini «questa emergenza sanitaria porterà una fase di peggioramento dei ritardi dei pagamenti con un aumento delle crisi aziendali e delle conseguenti procedure concorsuali. Di nuovo, tale immaginario logico sarà inversamente proporzionale alla bontà delle misure che verranno prese per supportare l’economia». Nel mentre dovrà entrare nel vivo l’operatività del nuovo Codice della crisi di impresa. «La Riforma fallimentare, con i nuovi obblighi, strumenti e procedure», risponde il country manager per l’Italia, «rischia di scontare nei primi mesi di entrata in vigore un effetto latenza dato dell’esito infruttuoso delle prime procedure di allerta, ora enfatizzato dal lockdown di interi settori di attività. Una proroga dell’entrata in vigore della riforma è auspicabile», conclude.
In difficoltà le aziende europee. In Europa occidentale le imprese in fallimento aumenteranno del 2,1% nel 2020, rispetto al calo dello 0,2% del 2019. Ma la causa non è solo la pandemia, ma anche le incertezze globali e le politiche commerciali protezionistiche, che insieme rappresentano un rischio negativo per la stabilità finanziaria e la solvibilità delle imprese. Più in dettaglio, il Regno Unito sta affrontando un aumento del 7% su base annua dei fallimenti aziendali, il tasso più alto dell’Europa Occidentale. Anche Svezia e Danimarca contribuiscono alla tendenza al rialzo, con aumenti per entrambe del 3%, l’una a causa della bassa crescita del pil (1%) per la scarsa domanda esterna, una crisi del mercato immobiliare e un rallentamento del mercato del lavoro; l’altra, la Danimarca, a causa delle difficoltà per gli esportatori e gli importatori. In Germania, la domanda interna rimane solida, sostenuta da un mercato del lavoro sano e da una politica fiscale espansiva. Tuttavia, si prevede che la crescita rimarrà debole nel 2020, poiché il rallentamento del commercio internazionale resta un ostacolo per gli esportatori tedeschi. Di conseguenza si stima che i fallimenti delle imprese in Germania aumenteranno dell’1%, fissando un punto di svolta dopo un decennio di fallimenti in calo. Anche sul fronte francese, dove ci sono prospettive ottimistiche per quanto riguarda la domanda interna, in quanto il potere d’acquisto delle famiglie continuerà a beneficiare del sostegno fiscale, del basso tasso d’inflazione e dell’aumento dei salari, il numero di insolvenze aumenterà del 2% nel 2020 a fronte di una minore attività economica, dopo un calo del 4% nel 2019. La domanda interna rimarrà il principale motore della crescita spagnola, che sarà più lenta rispetto agli ultimi anni, da un lato si prevede che la crescita si raffredderà nel 2020 dopo diversi anni di vigorosa ripresa, dall’altro lato, quindi, i fallimenti delle imprese dovrebbero aumentare del 2% nel 2020, dopo essere saliti del 3% nel 2019. Il livello di insolvenze rimane cinque volte superiore a quello precedente la crisi, ma non è più in calo. L’economia spagnola ha raggiunto una nuova normalità in materia di fallimenti, e un ulteriore calo non è più scontato.
Nord America, tendenza al rialzo. La tendenza al rialzo delle insolvenze delle imprese statunitensi ha fatto registrare un picco nel terzo trimestre del 2019, portando la crescita dell’intero anno al 2,5%. Questo trend si smusserà lievemente, facendo crescere le insolvenze del 2% nel 2020. Sulla stessa scia i fallimenti in Canada: dopo il picco registrato a metà del 2019, l’aumento annuale dei fallimenti si è assestato al 2,6% su base annua e si attende una moderazione al 2% nel 2020, quando l’economia raggiungerà il fondo.
Asia-Pacifico: le ricadute della situazione in Cina fanno aumentare le insolvenze. Rispetto ad altre regioni, l’area dovrà fare i conti con il più alto aumento di insolvenze nel 2020 (+4,2%), in parte a causa degli stretti legami con la Cina. Ma senza trascurare che l’emergenza metterà a dura prova la ripresa nel settore Ict, una delle principali filiere asiatiche. Per esempio, il Giappone, uno dei maggiori produttori di componenti ad alta tecnologia per questa catena, vedrà quest’anno un aumento del 5% dei casi di insolvenza. Anche le prospettive economiche dell’Australia sono influenzate negativamente dall’epidemia. Si prevede nel complesso, che il proseguimento di una crescita modesta del Pil manterrà le insolvenze al 2% nel 2020.
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