Il governo blinda le Generali

di Luisa Leone

Il governo alza le barricate sui gioielli di Piazza Affari. In particolare i movimenti anomali che si sarebbero registrati nelle passate settimane sui titoli finanziari, tra cui Generali, avrebbero fatto scattare l’allarme a Palazzo Chigi, che ora, come ha assicurato ieri il premier Giuseppe Conte, è pronto a inserire nuove norme antiscalata già nel prossimo decreto economico, nominato per ora «decreto Aprile». Il primo ministro non è entrato nel merito del provvedimento, ma come anticipato da MF-Milano Finanza della scorsa settimana, dovrebbe essere prevista l’estensione dei poteri speciali anche ad altri settori, tra cui appunto quello bancario e assicurativo (oltre che per esempio al biomedicale), mettendo così in sicurezza il gruppo triestino e sottraendolo dalle possibili mire di player stranieri attratti dai prezzi da saldo a Piazza Affari. L’allarme lo avevano lanciato qualche settimana fa i servizi italiani, che monitorano costantemente gli scambi in borsa per intercettare eventuali manovre ostili, soprattutto in questa delicata fase dell’economia italiana. Ora, grazie all’intervento della Consob che ha fissato all’1% la soglia di comunicazione delle partecipazioni, è più difficile per eventuali raider muoversi al coperto, ma nelle settimane precedenti all’intervento dell’Authority, sarebbero stati intercettati strani posizionamenti di soggetti esteri, e non solo sulle Generali e sul comparto finanziario ma anche su aziende già coperte dai golden power. Non a caso ieri il Copasir ha approvato un documento, indirizzato al Parlamento ma indirettamente al governo, per proteggere i dati sensibili delle tlc dalla possibile avanzata di aziende cinesi, rivedendo l’ultimo decreto sulla cybersicurezza, ma anche per chiedere di proteggere oltre a big sensibili come Eni e Leonardo, anche il comparto bancario e quello assicurativo.
E proprio per tutelare al massimo le aziende italiane dagli appetiti stranieri l’esecutivo starebbe pensando anche di aggiornare la cassetta degli attrezzi a sua disposizione, affiancandosi un braccio finanziario in grado di intervenire rapidamente in caso di necessità. Al momento diverse ipotesi sarebbero al vaglio ma una possibilità è quella di sfruttare Cassa Depositi e Prestiti, che già ha in pancia alcune delle principali partecipazioni pubbliche, da Eni a Terna e Snam oltre che Poste. Ma anche in questo caso si tratterebbe di comprendere se e con quali risorse si potrebbe potenziare la dote a disposizione. Non è escluso tuttavia che si possa ricorrere ad altri veicoli, già esistenti o da creare ad hoc. E non è detto che a caricare le munizioni debba necessariamente essere il governo: una proposta sul tavolo sarebbe quella che il soggetto designato come braccio finanziario del governo possa raccogliere munizioni anche con apposite emissioni obbligazionarie. Un super Fondo statale insomma. Di certo c’è che la disciplina del Golden Power è sotto analisi e con il decreto aprile, come annunciato da Conte, si dovrebbe arrivare a un suo potenziamento e adeguamento ai tempi del Covid-19. Anche per sveltire le procedure oggi previste dai decreti che nel 2012 hanno introdotto i poteri speciali per sostituire la vecchia Golden Share, su cui era caduta la scure dell’Unione europea. (riproduzione riservata)

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