Curarsi è un lusso. E il 20% ci rinuncia

Curarsi in Italia rappresenta spesso un «lusso». Le spese sanitarie vengono, infatti, sostenute per una quota pari al 23,5% con risorse personali, a differenza di quanto avviene nel resto d’Europa in cui la percentuale si aggira intorno al 16%. A rilevarlo sono gli esiti del report «State of health in the Eu», curato dalla Commissione europea e dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Oecd), basato sul confronto tra 80 indicatori ritenuti chiave per la salute della popolazione e le prestazioni del sistema sanitario tra paesi membri dell’Ocse. Nell’ambito di tale scenario, sono sempre più gli italiani che, non avendo risorse sufficienti a disposizione nell’immediato ed essendo costretti a curarsi non appena si palesa, in maniera manifesta, un problema legato alla salute, devono indebitarsi per fare fronte alle necessarie spese sanitarie. Infatti, spesso i costi per sottoporsi a interventi o per ricorrere a determinate cure specialistiche risultano così elevati che l’unica soluzione percorribile appare quella di ricorrere a un prestito. Secondo quanto emerge dal report, l’indebitamento delle famiglie italiane si è attestata su una cifra globale di circa 500 miliardi di euro nel secondo semestre del 2019 e una quota pari all’8% di tale somma è destinata proprio alle spese sanitarie. Peraltro, come evidenziano le istituzioni comunitarie, contenere la spesa sanitaria, soprattutto per le famiglie indigenti, è necessario considerato che la quota delle spese mediche totalmente a carico dei cittadini è passata, nell’arco temporale che va dal 2016 al 2018, dal 37,3 al 40,3%. Nello stesso periodo, la quota coperta dal Servizio sanitario nazionale è passata dal 62,7 al 59,7%. In dettaglio, il 40% delle risorse economiche che gli italiani sono costretti a utilizzare viene speso per effettuare esami e visite mediche, il 30% per i farmaci, la percentuale residua viene utilizzata per coprire i ticket sanitari e le differenze di prezzo tra il farmaco di marca acquistato in farmacia e quello del prodotto equivalente meno costoso. Un trend che, ovviamente, incide in maniera negativa sul budget familiare, con particolare riferimento ai nuclei familiari con bassi redditi e meno abbienti: il 20% è, quindi, costretto, a causa delle ristrettezze economiche, a rinunciare a curarsi. Le regioni maggiormente interessate da questo fenomeno sono quelle del Centro e del Sud Italia dove il 43,5% delle famiglie si trova in difficoltà. Il report rileva che nel 2017 l’Italia ha destinato alla spesa sanitaria l’8,8% del pil, una percentuale inferiore rispetto alla media dell’Unione europea che si è attestata al 9,8%. Inoltre, la quota dei pagamenti a carico dei pazienti nella spesa sanitaria nell’ultimo decennio è passata dal 21% del 2009 al 23,5% del 2017, cifra del 7,5% superiore alla media dell’Ue.

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