Consob blocca le vendite allo scoperto per tre mesi

di Francesco Bertolino ed Elena Dal Maso

Consob blocca per tre mesi le vendite per tre mesi su tutte le quotate a Piazza Affari. A partire da oggi, per la prima volta, «è vietata ogni forma di operazione speculativa ribassista, anche effettuata tramite derivati o altri strumenti finanziari» e pefino lo short selling intrday. L’autorità ha inoltre introdotto, sempre per un periodo di tre mesi, un regime di trasparenza rafforzata sulle partecipazioni detenute in 48 società quotate al Mta con capitalizzazione superiore ai 500 milioni di euro e ad azionariato diffuso. La nuova soglia è fissata all’1% per le società non pmi (38) e al 3% per le pmi (10). Le misure«si sono rese necessarie alla luce delle forti turbolenze innescate negli ultimi giorni dalla pandemia». Il provvedimento è più severo di quello adottato lunedì sera in Spagna (divieto di short selling per un mese) e potrebbe spingere altre autorità di borsa europee, in particolare francese e belga, a muoversi nella stessa direzione. Se così fosse, non è da escludere che alla fine sia l’Esma stessa a imporre uno stop alle vendite allo scoperto che si applicherebbe non solo nei 27 Paesi Ue, ma anche in Regno Unito. Ai sensi del regolamento europeo del 2012, la misura presuppone «una minaccia all’ordinato funzionamento e all’integrità dei mercati finanziari o alla stabilità di tutto o di parte del sistema finanziario dell’Unione», nonché la «sussistenza di implicazioni transfrontaliere». A giudicare dall’onda di short abbattutasi sulle piazze europee nelle ultime sedute, la prima condizione sembra avverata. Quanto alla seconda, stante l’interconnessione delle borse, è evidente che un blocco delle vendite allo scoperto coordinato dall’Esma avrebbe un’efficacia superiore. Alcuni osservatori, peraltro, fanno notare che, se in tempi normali lo short selling contribuisce alla liquidità e alla trasparenza del mercato, in tempi di eccezionali turbolenze rischia di aumentare la già altissima volatilità, compromettendo l’ordinato svolgimento degli scambi. Un divieto provvisorio delle vendite allo scoperto in Europa potrebbe quindi rivelarsi necessario, fintanto che governi e investitori non avranno trovato le contromisure sanitarie, economiche e finanziarie al coronavirus. Considerazioni diverse riguardano invece l’eventuale chiusura tout court della borsa per una o più settimane, nell’attesa che si stabilizzi la pandemia. Già all’inizio della crisi alcuni leader di partito italiani avevano invocato la serrata, ma, secondo più fonti, la pressione politica sarebbe aumentata dopo le ultime sedute nere di Piazza Affari. Molti operatori, fra cui le Consob inglese e americana (Fca e Sec), avvertono però che il blocco delle contrattazioni impedirebbe a imprese e famiglie di rastrellare liquidità proprio nel momento di massima necessità. Inoltre l’ad di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi, ha rimarcato che la decisione di chiudere i mercati spetta ai governi e sarebbe efficace solo se globale. Il dibattito è in corso anche oltreoceano, dove alcuni esperti hanno suggerito di fermare Wall Street come dopo l’11 settembre. Per il presidente della borsa di New York, invece, la serrata finirebbe solo per «aumentare l’attuale ansia del mercato». (riproduzione riservata)

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