Chi salva il dividendo

Diverse società hanno sospeso lo stacco-cedola e la Bce ha chiesto alle banche di congelarlo. Pronta la reazione di Intesa In Piazza Affari però c’è ancora chi offre rendimenti super. Eccoli

di Elena Dal Maso
Mentre le borse restano in preda a un’estrema volatilità, l’ultima speranza si aggrappa al dividendo. Piazza Affari è famosa per regalare ai soci cedole generose, quest’anno sono attesi 23 miliardi di euro. Con la crisi causata dalla pandemia da coronavirus i titoli del Ftse Mib, quelli a maggiore capitalizzazione quali Intesa Sanpaolo, per esempio, hanno oggi un rendimento di quasi il 12%, Banca Mediolanum del 10,7%, Banca Generali del 9,5%. Tuttavia bisogna tenere conto che venerdì 27 la Bce ha invitato gli istituti europei a non pagare cedole «almeno fino all’ottobre 2020» (subito imitata da Bankitalia) e astenersi anche da eventuali operazioni di buyback (riacquisto azioni proprie) per poter assicurare finanziamenti a famiglie, piccole imprese e società. Proprio Intesa Sanpaolo è stata la più rapida nel rispondere all’appello: a distanza di poche ore ha fatto sapere che il cda del 31 marzo prenderà in esame l’indicazione della Bce. E c’è da scommettere che non sarà la sola a farlo. Il tema comunque era sul tappeto da giorni e il mercato lo aveva ben presente: non a caso da giorni il contratto future sull’indice Ftse Mib con scadenza giugno quota solo 300 punti in meno dell’indice corrispondente, mentre la differenza tra i due dovrebbe essere di 630 punti, inglobando in tal modo il peso dello stacco cedola.

Questo sta accadendo perché gli investitori temono che molte blue chip di Piazza Affari al momento dell’assemblea di bilancio, fra aprile e giugno, non confermeranno le cedole che i cda hanno proposto, chiedendo di mettere gli utili a riserva. Ad oggi, però, a parte Amplifon, che ha già avvertito gli investitori di voler cancellare il dividendo data l’incertezza sull’espansione della pandemia, e Altantia, già in forte difficoltà prima dello scoppio del Covid-19 per la minaccia costante del ritiro delle concessioni governative, gli altri gruppi del Ftse Mib hanno confermato la cedola per il 2020. Diversi titoli del Mta o dello Star, invece, hanno preferito la strada della cautela. Per esempio Cattolica ha proposto di sospendere il dividendo, venendo incontro tra l’altro all’invito dell’Ivass di usare cautela nel caso si dovessero affrontare periodi difficili. E anche il gruppo bergamasco Brembo, produttore di freni per il settore automotive, ha fatto la stessa scelta.
Tornando al settore assicurativo, Generali ha confermato la cedola di 0,96 euro che oggi rende il 7,6% e che dovrà essere confermata il 27 aprile dai soci, una linea seguita anche da Unipol, il cui dividend yield sfiora il 9%. Sul fronte bancario, invece, su cui è giunto l’invito di Francoforte, il titolo Banco Bpm avrebbe un dividend yield del 6%, Ubi del 5,1% e anche Unicredit staccherebbe una cedola interessante ai prezzi attuali, 0,63 euro che corrispondono a un rendimento del 7,59%. Sarà l’assemblea a porte chiuse del 9 aprile a confermarlo. Nel frattempo l’ad del gruppo, Jean Pierre Mustier, in veste di presidente della Federazione bancaria europea (Ebf), ha chiesto alle banche di valutare una linea comune sulla «rottamazione dei dividendi», conservando il capitale per dare sollievo all’economia in un momento di emergenza. Ancora un invito alla cautela, dal momento che gli istituti in questa fase sono la cinghia di trasmissione della liquidità all’economia reale, stanno andando in soccorso a famiglie e aziende colpite dalla chiusura delle attività.
Nel settore auto Fca per ora ha confermato la cedola ordinaria di 0,77 euro, che ai prezzi attuali corrisponde a un rendimento di oltre il 10%. Inoltre il mercato attende il dividendo straordinario previsto nel momento in cui il gruppo italo-americano si fonderà con i francesi di Psa. Al riguardo Equita ha osservato che nelle condizioni attuali, per evitare lo stress finanziario sul fronte della liquidità, per Fca sarebbe ragionevole ridurre o posticipare i dividendi. Intanto però il gruppo la scorsa settimana ha firmato una nuova linea di credito da 3,5 miliardi che va ad aggiungersi linee in essere per 7,7 miliardi.
Tra le blue chip Poste Italiane hanno confermato una cedola di 0,309 con uno yield del 5,72%, mentre Enel distribuirà 0,168 euro per azione, con rendimento del 5,2%. Quanto ad Eni, la cedola di 0,43 euro corrisponde a un ritorno del 10% circa; da un lato lo Stato azionista ha tutto l’interesse a incassare lo stacco cedola, dall’altro i gruppi petroliferi faticano a mantenere una cassa positiva se il petrolio Wti continua a quotare a un livello depresso di 20 dollari a barile.

Intanto la settimana scorsa il cda di Italmobiliare ha fatto il punto della situazione sull’impatto dell’epidemia nel suo portafoglio di investimenti. La società controllata dalla famiglia Pesenti ha confermato la proposta all’assemblea degli azionisti, che si terrà il 21 aprile, di staccare un dividendo ordinario di 0,6 euro e straordinario di 1,2 euro, per un totale di 1,8 euro, con uno yield del 7,5%. Ima, gruppo bolognese del packaging presieduto da Alberto Vacchi, è rimasta operativa in queste settimane (lavora molto per il settore alimentare e delle medicine). La società ha confermato la cedola di 2 euro, con l’azione che ora rende il 3,65%. La società finanziaria Equita, invece, propone ai soci 0,19 euro per azione, che corrisponde a uno yield dell’8,8%. E Dea Capital, società della galassia De Agostini specializzata in investimenti in private equity e negli alternative asset management, intende proporre ai soci 0,12 euro ad azione, per un rendimento oggi fra i più alti di Piazza Affari: quasi l’11%.
Fra i titoli a minor capitalizzazione, tra le prime ad annunciare la sospensione dei dividendi c’è Cerved, che propone ai soci di destinare l’intero utile di 41,53 milioni a riserva. La liquidità servirà anche per l’acquisto di azioni proprie, fino al 10% del capitale, nei prossimi 18 mesi. Anche Sabaf, realtà bresciana di componenti per elettrodomestici, ha proposto in via prudenziale di portare l’utile a nuovo, così come Fila, produttore di matite e penne colorate, o come la Ivs group del settore vending, molto colpito dal blocco imposto a gran parte dei distributori automatici. Stessa strada è stata intrapresa da Avio, gioiellino dell’aerospazio, che pur essendo in condizione di distribuire parte degli utili ha preferito per ora soprassedere, riservandosi di riconsiderare la questione nella seconda parte dell’anno.
Qualche caso interessante spunta anche sull’Aim, dove non sono molte le società già in grado di staccare dividendi, ma in questa situazione anche tra queste vige la prudenza. Quella cautela che ha suggerito per esempio a Notorious Pictures o a Digital Value, la prima attiva nel settore dell’enterteinment, l’altra nei servizi e soluzioni It, a soprassedere sul tema cedola pur avendo chiuso un esercizio 2019 con conti in miglioramento. E prova di prudenza ha dimostrato Sandro Boscaini, a capo di Masi Agricola, che dopo aver deliberato assieme al cda lo stacco di 7 centesimi ad azione solo un paio di settimane fa, giovedì 26 ha riunito di nuovo gli amministratori per tornare sulla decisione e azzerare la cedola. Troppa incertezza anche sul mercato del vino, meglio fare cassa. (riproduzione riservata)

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