Azioni civili per il risarcimento statale dalle famiglie dei medici deceduti

Garantire un indennizzo ai medici e agli operatori sanitari deceduti per la loro attività. Lo stato dia un segnale, o siamo pronti a dare battaglia. L’iniziativa parte da Torino, dove l’avvocato Gino Arnone ha ricevuto da una famiglia al cui interno è deceduto un medico a seguito dell’emergenza, l’incarico di esplorare le possibilità di un’azione legale.
«Le circostanze legate al Coronavirus, naturalmente, sono senza precedenti», afferma l’avvocato, «ma vi rientrano a pieno titolo: la legislazione, infatti, ammette ai benefici il personale impegnato in attività di tutela della salute pubblica. E se c’è una categoria in prima linea contro la pandemia è proprio quella di medici e infermieri». Una volta ricevute le cartelle cliniche relative al caso di cui si sta occupando, Arnone preparerà le diffide. Sono più di 5 mila ad oggi i medici già contagiati dal Coronavirus, secondo i numeri riportati dalla Federazione nazionale di categoria, che ha deciso di pubblicare sul proprio sito l’elenco dei camici bianchi deceduti per l’epidemia.
Oltre a rischi per la salute pubblica, i professionisti del Ssn devono affrontare un ulteriore problema, quello della responsabilità civile, come riportato da Aiba, Associazione italiana broker di assicurazione e riassicurazione. «La pressione a cui è sottoposto il Ssn», afferma il presidente di Aiba Luca Franzi, «rende necessarie alcune misure, anche drastiche, come l’adozione di soluzioni logistiche insolite e procedure semplificate. Questo scenario, nell’attuale contesto normativo circa la responsabilità civile di personale e strutture sanitarie», continua Franzi, «fa presagire il concreto rischio di un’incontrollabile crescita di contenziosi che travolgerebbe il nostro sistema sanitario». Secondo l’Aiba, sarebbe necessario che per tutto il tempo dello stato di emergenza la responsabilità di chi esercita la professione sanitaria sia limitata solo alle condanne dolose. «Non è necessario lo stanziamento di risorse pubbliche», fanno sapere dall’Associazione, «basterebbe solo una semplice modifica normativa senza oneri per le casse dello stato».
Michele Damiani
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