Rossi rinuncia a Banca d’Italia

L’annuncio in una lettera inviata ai dipendenti di Via Nazionale. Via entro il 9 maggio. Si è detto indisponibile a un secondo mandato da direttore generale dell’istituto e da presidente dell’Ivass. Il peso del pressing del governo su Palazzo Koch
di Angelo De Mattia

Salvatore Rossi è indisponibile a un secondo mandato da direttore generale di Bankitalia e presidente dell’Ivass e lascerà gli incarichi. «Per assicurare la funzionalità dei due istituti uscirò formalmente solo dopo che sia stato completato l’iter della mia sostituzione e comunque entro il 9 maggio, scadenza naturale del mio mandato», ha scritto Rossi in una nella lettera inviata ai dipendenti dell’istituto. La decisione è da inquadrarsi anche (o forse soprattutto) nella fase attuale attraversata da Bankitalia, con le difficoltà insorte tra l’altro nell’approvazione della conferma del mandato del vicedirettore generale Luigi Federico Signorini.
Rossi ha militato in Bankitalia per 43 anni e, come ricorda in una lettera inviata al personale, è passato dalla sede di Milano al Servizio Studi, poi da lui diretto, quindi alla carica di segretario generale e infine a quella di membro del Direttorio, prima come vicedirettore generale, poi nell’attuale mandato di dg e di presidente dell’Ivass. È poi possibile che abbiano concorso altre ragioni, se si pone mente a quel secondo ciclo di interessi, menzionato sempre nella lettera, che egli si prospetta prevalentemente nel campo culturale, dell’insegnamento, dell’opera di scrittore, degli interventi sui media.

Rossi fa parte di quella generazione (entrata a Palazzo Koch nella fase del passaggio tra Guido Carli e Paolo Baffi) che ha potuto vivere fasi durissime, quale quella dell’attacco destabilizzante contro la Banca di Baffi e Sarcinelli, e fasi esaltanti quali quelle del rafforzamento delle funzioni della stessa Banca e dei successi, per lui che lavorava agli Studi, delle analisi e delle proposte in materia economica e finanziaria. È la generazione che in larga parte ancora si esprime con la formula «nel superiore interesse dell’Istituto», mai visto però sganciato dall’interesse generale e del Paese.
L’anticipata dichiarazione di indisponibilità resa da Rossi e il sottrarsi a eventuali competizioni per un rinnovo della candidatura costituiscono un gesto importante e un’oggettiva facilitazione per regolare, da parte del governatore Ignazio Visco, un passaggio delicato, stante la posizione di esponenti del governo sulle cariche nel Direttorio e nel consiglio dell’Ivass.
Quanto alla sostituzione di Rossi, va ricordato che uno dei punti di forza della Banca d’Italia è avere sempre pronti i ricambi, essendo generalizzato il livello delle professionalità e delle competenze, a partire dagli stessi componenti del Direttorio, di cui fa parte Fabio Panetta. Visco, come ha fatto fin qui, formulerà le sue proposte per l’integrazione del Direttorio al Consiglio superiore, che ha l’esclusiva competenza per le nomine e le conferme, le quali poi sono sottoposte, per la loro efficacia, alle decisioni del capo dello Stato. Il governatore agirà coerentemente con la salvaguardia dell’indipendenza dell’istituto e sua personale, nonché istituzionale, ma anche culturale, di stile di vita. È un passaggio delicato, ma il suo superamento rafforzerà la Banca d’Italia. Insomma, «ex malo», riferito alle ingerenze e alle pressioni del governo, «bonum». Si vuole sperare che anche questo sia stato e sia l’auspicio di Rossi. (riproduzione riservata)
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