RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 27/03/2019

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Con una mossa a sorpresa BlackRock, il colosso del risparmio gestito da 6 mila miliardi di dollari di asset, il 15 marzo è salito al 6,452% di Azimut holding, dopo la fiduciaria Timone che riunisce manager e consulenti finanziari. Il pacchetto, ai valori attuali, corrisponde a 135,7 milioni di euro e si compone per il 5,631% in azioni con diritto di voto, per lo 0,591% in contratti di prestito titoli con possibilità di rientro non prestabilita a discrezione del prestatore e per lo 0,23% in derivati senza data di scadenza.
Gabriele Galateri rimarrà alla presidenza di Generali Assicurazioni per un altro mandato. La conferma è arrivata ieri da uno dei principali azionisti, Leonardo Del Vecchio, che controlla il 4,88% del capitale della compagnia triestina.
Intanto ieri Generali Italia ha presentato il Welfare Index Pmi 2019, dal quale è emerso che oggi un’impresa su due è attiva in almeno quattro aree di welfare aziendale e le imprese molto attive (quelle che lavorano in almeno sei aree) sono triplicate in quattro anni, pari oggi al 19,6%. Quest’anno le imprese coinvolte nel welfare index Generali sono state 4561, raddoppiate rispetto al 2016. L’analisi evidenzia che il welfare aziendale non è più solo appannaggio delle grandi imprese, ma si sta diffondendo anche nelle pmi.
E’ stata l’Italia, con il marchio ConTe.it, a ottenere la pole position in Europa per la crescita dei premi registrata lo scorso anno dal gruppo Admiral. Si tratta della compagnia assicurativa del Regno Unito specializzata nell’assicurazione auto, casa e viaggi, che ha chiuso il 2018 con un utile netto di 479,3 milioni di sterline e un fatturato di 3,28 miliardi, in aumento dell’11% rispetto al 2017. Tale sviluppo ha consentito ad Admiral di raggiungere a livello europeo il traguardo di un milione di assicurati e 6,5 milioni nel mondo e di riconoscere a ciascuno dei 10 mila dipendenti azioni per un valore di 3.600 sterline, come previsto dalla piano per gli incentivi.

Continua l’azione dell’Ivass, l’autorità del comparto assicurativo, sulle polizze vita dormienti, che non sono state riscosse dai beneficiari e giacciono presso le compagnie con il rischio di cadere in prescrizione. Sono state risvegliate altre 21.370 polizze per circa 335 milioni di euro, già liquidati o in corso di liquidazione ai beneficiari. Per oltre il 50% si tratta di polizze giunte a scadenza e che gli assicurati hanno trascurato di riscuotere, mentre il 40% riguarda assicurati deceduti di cui le compagnie non erano a conoscenza. Quelle risvegliate ora fanno parte del monte di 900 mila polizze potenzialmente dormienti su cui l’Ivass, a metà dello scorso anno, aveva preso l’impegno di indagare.
Reddito di cittadinanza e «Quota 100», le norme «bandiera» del governo M5s-Lega, si avviano a diventare (definitivamente) leggi dello Stato: la votazione conclusiva sul decreto 4/2019, che contiene i provvedimenti su lavoro, pensioni ed inclusione sociale, si terrà oggi nell’aula di palazzo Madama; il testo, che doveva staccare il traguardo per la conversione entro il 28 marzo, è giunto all’esame dei senatori in terza lettura, a seguito delle correzioni (le ultime) effettuate a Montecitorio
Gabriele Galateri rimarrà alla presidenza delle Generali per un altro mandato: la conferma è arrivata da uno dei principali azionisti della compagnia triestina, Leonardo Del Vecchio, che ne controlla il 4,88%. «È tutto a posto, i vertici delle Generali sono confermati, non cambia nulla», ha assicurato il presidente esecutivo di EssilorLuxottica. Una dichiarazione che, di fatto, spegne alcune indiscrezioni che nelle scorse settimane avevano ventilato l’ipotesi che il vicepresidente vicario, Francesco Gaetano Caltagirone, e lo stesso Del Vecchio avessero chiesto al principale azionista Mediobanca una sostanziale discontinuità alla presidenza, per la quale era circolato il nome di Gianni Mion. La strada per la riconferma di Galateri era stata preparata in dicembre, quando il cda del Leone aveva messo mano allo statuto, eliminando il limite di 70 anni per la figura del presidente. Una mossa che potenzialmente avrebbe potuto consentire a Caltagirone di insediarsi alla presidenza, prima che egli stesso smentisse di aspirare alla poltrona. La guida operativa del gruppo rimane invece saldamente nelle mani dell’a.d. Philippe Donnet. Generali provvederà al rinnovo triennale del board in occasione dell’assemblea del 7 maggio.

corsera

  • Sesana (Generali): il welfare index? Uno strumento per crescere di più»
Il welfare come strategia di business per le imprese. Servizi e iniziative nell’ambito di previdenza integrativa, assistenza, formazione, educazione, sicurezza e prevenzione, sanità integrativa, conciliazione vita e lavoro e sostegno ai dipendenti con figli, sono alcune delle 12 iniziative di welfare aziendale su cui puntano le imprese italiane anche di media e piccola dimensione. A restituire l’istantanea di questa dinamica è l’osservatorio Welfare Index Pmi, promosso da Generali Italia, con un’indagine su un campione di 4.561 aziende. Ne esce un rapporto, giunto alla sua quarta edizione, che evidenzia come il 45,9% delle imprese intervistate adotti iniziative in almeno 4 delle 12 aree di welfare aziendale identificate dalla ricerca. La crescita delle imprese molto attive (che puntano cioè su almeno 6 aree) è ancora più significativa: sono quasi triplicate rispetto al 2016, avvicinandosi ormai al 20% del totale. «In quattro anni con Welfare Index Pmi abbiamo ascoltato gli imprenditori, con 15 mila interviste, e abbiamo visto una crescente consapevolezza dell’importanza del welfare», spiega l’amministratore delegato di Generali Italia e Global Business Lines, Marco Sesana. Che aggiunge un’indicazione sul tema dell’ascolto dei dipendenti, inteso come strumento di aumento della produttività. «Nel 64% dei casi quando si parte dall’ascolto la produttività aziendale aumenta. Il welfare — riassume Sesana — attiva sul territorio e nelle comunità locali un elemento positivo che fa bene all’azienda che adotta il welfare, ma anche alle imprese di servizio e assistenza collegate sul territorio».
  • Ubi, se la banca porta il (nuovo) welfare in azienda
Ubi Banca, tramite Ubi Welfare, ha siglato un accordo quadro con Confindustria nazionale e con 18 associazioni datoriali e territoriali di matrice confindustriale e non. Obiettivo: portare il welfare à la carte dentro alle imprese. Sfruttando le premialità sul fronte degli sgravi fiscali e contributivi confermate anche nella legge di Bilancio. Ieri a fare il punto della situazione con Letizia Moratti, presidente del Consiglio di gestione Ubi, c’erano il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. E la leader Cisl Anna Maria Furlan (il sindacato è coinvolto nella partita visto che gli sgravi scattano a fronte di accordi firmati con le rappresentanze aziendali). A breve il modello del welfare in azienda sarà sottoposto a una verifica importante. I metalmeccanici hanno introdotto il welfare nell’ultimo contratto nazionale in scadenza a fine anno. Il rinnovo sarà l’occasione per verificare la tenuta del modello. Non a caso proprio su questo aspetto si è concentrato uno studio di Adapt. Per Michele Tiraboschi il welfare aziendale va letto in termini di nuove relazioni industriali più che di risposta all’arretramento del welfare pubblico.

  • Raddoppiate le Pmi che investono in welfare
Il welfare aziendale sta rompendo la “barriera dimensionale” e si diffonde velocemente nelle Pmi: oggi praticamente una realtà datoriale su due è attiva in almeno quattro aree di servizi rivolti ai propri dipendenti. Le imprese molto attive, con iniziative cioè in almeno sei aree, sono quasi triplicate in quattro anni, passando dal 7,2% del 2016 al 19,6% del 2019. Certo, le grandi aziende restano avvantaggiate, con una quota di imprenditori “molto attivi” del 71%; ma nelle imprese di piccola e media dimensione la crescita è stata più veloce: nelle aziende tra 10 e 50 dipendenti, per esempio, si è passati dall’11% del 2016 all’attuale 24,8%; nelle realtà tra 51 e 250 addetti, dal 20,8% del 2016 al 45,3% di oggi. Il rapporto 2019 del «Welfare Index Pmi», promosso da Generali, con la partecipazione di Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato e Confprofessioni, giunto al quarto anno (presente ieri a Roma anche il ministro Riccardo Fraccaro) ha analizzato il livello di welfare in 4.651 piccole e medie imprese (le 12 aree “testate” spaziano dalla conciliazione vita-lavoro, alla formazione, dalla previdenza integrativa a salute e assistenza).
  • Ania, nel 2018 premi totali in crescita sia Danni che Vita
Premi in crescita e un maggiore contributo al Pil. Il settore assicurativo presenta i primi dati relativi al 2018 e mostra uno stato di salute certificato da un giro d’affari che per le imprese italiane vale oltre 135 miliardi, in ascesa del 3,2% rispetto all’anno precedente. A questo risultato positivo, come comunicato dall’Ania, ha contribuito sia il comparto delle polizze Vita che quello delle polizze Danni. «Mi preme sottolineare il sostegno della nostra industria a cittadini, famiglie e imprese. Un ruolo centrale nell’attuale contesto storico, caratterizzato da grandi incertezze», ha dichiarato la presidente Maria Bianca Farina.
  • Anima, Piazza Affari ragiona sulle ipotesi di risiko
Si riaccendono d’improvviso i riflettori attorno al risparmio gestito italiano. Sugli scudi Anima, dopo che l’ad Marco Carreri ha aperto a possibili future aggregazioni con altri operatori attivi nel nostro Paese e all’estero, ma anche Azimut, che ha visto crescere nel proprio capitale la presenza di un socio di rilievo come BlackRock, salito al 6,45% del capitale diventando così il primo azionista singolo.
Sul possibile riassetto dell’industria, Carreri ha sottolineato l’importanza del fattore dimensione per competere in uno scenario sempre più complesso e ha riproposto Anima (che ieri a Piazza Affari ha chiuso in rialzo del 2,58% a 3,58 euro) nel ruolo di aggregatore. Bocche cucite da parte di due degli operatori ricordati dall’a.d. nell’intervista pubblicata ieri da Il Sole 24 Ore: quella Arca Sgr che «si combina in modo naturale e perfetto con la nostra realtà» e Mediobanca, con la quale «un’operazione avrebbe senso e si potrebbe sviluppare».

Gli atti di vandalismo legati al movimento dei gilet gialli ha già causato 200 mln di euro di danni alle compagnie. L’anno scorso il settore ha versato 40 mld di euro di indennizzi per il comparto danni, un record.