RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 22/03/2019

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Tornano i rumor su un interesse di Intesa Sanpaolo per Rbm Assicurazione Salute. Già nelle scorse settimane c’è stata la firma di una partnership commerciale significativa tra i due gruppi. In particolare la banca guidata da Carlo Messina ha chiuso un accordo con Previmedical, il network sanitario di Rbm, compagnia leader nel settore dell’assicurazione salute. Le due società hanno deciso di lavorare insieme a un progetto che coinvolge potenzialmente 12 milioni di persone.
Nell’Italia che cresce a un passo da zero-virgola c’è un comparto industriale enorme che mette a segno fatturati da Via della Seta. Si tratta dell’industria del benessere, l’insieme delle soluzioni per salute, assistenza, istruzione, cultura, supporti al lavoro, previdenza. Certo, parlare di industria può sembrare provocatorio, addirittura fuorviante. Welfare è infatti un termine che storicamente si associa a intervento (e a un costo) sostenuto dal sistema pubblico, per qualcuno in modo esclusivo.
Alla fine è stata presentata una sola lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Cattolica Assicurazioni. Il termine è scaduto ieri alle 17 e i soli candidati indicati sono stati quelli espressione del consiglio uscente, spianando di fatto la strada alla conferma di Paolo Bedoni alla presidenza e di Alberto Minali nel molo di amministratore delegato. Uno scenario prevedibile dopo che «Cattolica al Centro», la lista che spingeva per la discontinuità e che aveva messo nel mirino il presidente Bedoni, aveva fatto sapere di essere pronta a un passo indietro. A questo punto restano da conoscere i nomi degli altri consiglieri presenti nella lista, che saranno comunicati oggi al mercato. Saranno i primi nominati secondo la nuova governance monistica di Cattolica, approvata l’anno scorso e destinata a prendere forma con la prossima assemblea il 13 aprile.
Il fondo di private equity Cinven si rifà avanti per tentare di rilevare Pramerica Life, ovvero gli asset assicurativi in Italia di Prudential. Nelle scorse settimane, come noto, è saltata la cessione agli americani di Global Bankers Insurance Group e a questo punto la competizione per accaparrarsi la società messa in vendita da Prudential è destinata a riaprirsi nelle prossime settimane con Cinven che, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, sarebbe subito pronto all’azione. In ballo ci sono appunto gli asset di Pramerica Life, compagnia vita con asset per 1,1 miliardi, che il gruppo americano Prudential ha deciso di cedere nell’ambito di un programma ampio di riassetto avviato nei mercati europei.
Sul tavolo di Pietro Giuliani e degli azionisti di Azimut non c’è solo il ripensamento della governance e dei vertici della società di gestione. Ma si sta per definire anche un piano di ristrutturazione, forse il primo nella storia del gruppo, che prevede tagli e riorganizzazioni.
In vista dell’assemblea dell’11 aprile di Unicredit, Allianz, socio con lo 0,997%, da decenni nel capitale della banca, bussa alla porta. Presenta una lista di candidati alla carica di sindaco effettivo c sindaco supplente e propone di rivedere i compensi. Fra l’altro il gruppo tedesco, attraverso la controllata Pimco, è stato l’unico acquirente di un bond della banca da 3 miliardi di dollari, emesso a novembre con cedola del 7,83%. Il presidente del collegio sindacale, Pierpaolo Singer, a fine anno percepiva 140mila euro fissi l’anno, più 27.200 euro in gettoni di presenza per un totale di 167.200 euro. Aggiungendo 7.690 euro di beni non monetari si arriva a un totale di 174.890 euro.

Sviluppare le sinergie commerciali fra le reti distributive del gruppo, organizzare in modo uniforme la modalità di segnalazione delle opportunità ed essere punto di riferimento per la direzione nella rendicontazione dei risultati dell’attività: sono i principali obiettivi per il 2019 della nuova struttura dedicata alle sinergie creata da Credem. Essa è coordinata da Andrea Farnè, già responsabile della divisione sviluppo, dei consulenti finanziari ed ex direttore commerciale delle compagnie assicurative del gruppo. Le segnalazioni di opportunità di sviluppo fra le reti dedicate ai privati, alle grandi imprese e alle pmi rappresenta uno dei pilastri di Credem. L’obiettivo di quest’anno è un aumento del 20% delle segnalazioni.

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  • L’ascesa di Panetta nel segno di Draghi e contro il “bail in”
Dietro la convergenza sul nome di Fabio Panetta, in pole position per diventare il nuovo direttore generale della Banca d’Italia dopo la rinuncia a un nuovo mandato da parte di Salvatore Rossi, c’è una formula in codice che sembra condivisa dall’establishment così come dalla galassia gialloverde: “interesse nazionale”. Perché Panetta, 60 anni, romano, moderatamente tifoso giallorosso, sciatore praticante quanto basta, negli ultimi anni ha messo il suo temperamento energico e il suo modo tenace di negoziare a difesa dell’Italia. Caratteristiche, unite ad una indubbia competenza come economista, che non sfuggirono a Mario Draghi, dieci anni più anziano di lui, che nel periodo del suo governatorato lo portò come “vice” a tutte le riunioni di politica monetaria a Francoforte. Poi, quando Draghi diventò presidente della Bce, lo mise a presidiare, all’interno del board, il nuovo organismo di vigilanza bancaria europea, il Ssm, il Single supervisory mechanism. Così l’uomo, che dopo la laurea alla Luiss con il massimo dei voti si perfezionò con un Phd alla London School of Economics dove studiò con Mervyn King, poi governatore della Bank of England, e con il Nobel Robert Mundell, ha riscosso negli ultimi anni solo giudizi positivi. Un ministro del centrosinistra liberal come Carlo Calenda non ha usato mezzi termini e ha detto di lui: «Ha lavorato in Europa in modo molto efficace». Il mondo gialloverde lo apprezza: nell’ottobre dello scorso anno, quando scadeva il suo mandato da vicedirettore di Bankitalia, fu confermato dal Consiglio Superiore e il governo, contrariamente a quanto è accaduto di recente con l’altro vicedirettore Federico Signorini, non battè ciglio.

corsera

  • Il governo rilancia la targa portabile per le automobili
Il ministro dei Trasporti lo ha annunciato con una certa enfasi in aula al Senato. L’idea che la targa dell’auto possa seguire l’intestatario, anziché il veicolo, è in realtà una norma che esiste dal 2010. A prevederla era, del resto, la riforma del codice della strada predisposta appunto nove anni fa, ma in assenza di regolamento attuativo la norma non è mai stata applicata. Per dirla in termini di analisi costi-benefici si fatica a percepire il vantaggio della portabilità della targa. In caso di acquisto di una nuova auto certo è che toccherà smontare la targa e applicarla sul veicolo nuovo, a fronte del risparmio di 41,78 euro — cioè il costo delle targhe nuove — resta da effettuare un’operazione non sempre pratica. Nei passaggi di proprietà delle automobili usate, invece, il venditore dovrà tenersi la targa e l’acquirente presentarsi con la propria, e se non ne ha una sarà tenuto comunque a procurarsela, acquistandone una. Il disagio rischia di diventare un problema più serio nel caso di flotte aziendali e società di renting/leasing che sostituiscono e aggiornano di continuo il proprio parco vetture. Elementi che spiegano, in parte, perché il legislatore non abbia mai predisposto i decreti attuativi per la portabilità della targa. La norma, tra l’altro, prevede che le targhe siano personali ma vieta di personalizzarle attraverso sequenze di lettere e cifre scelte dall’intestatario, rendendo tutto molto meno interessante agli occhi dei proprietari desiderosi di connotare la propria auto in modo inconfondibile.

  • Nuovi Pir, al bivio tra attuazione e proroga
Si accende lo scontro sui nuovi Piani individuali di risparmio. Da un lato l’Economia e una parte degli operatori che chiedono un rinvio delle nuove regole sugli investimenti per sostenere Pmi e venture capital introdotte dall’ultima legge di bilancio. Dall’altra lo Sviluppo economico, anche qui sostenuto da una parte del mercato, che approvare rapidamente il decreto ministeriale attuativo della stessa legge di fine anno.
Il tavolo di confronto è lo schema di decreto legge sulla crescita su cui il Governo ha avviato un primissimo esame nella seduta del Consiglio di mercoledì. In quella sede è stata avanzata l’ipotesi di introdurre una rimodulazione progressiva della quota di investimenti qualificati da destinare ai fondi venture capital e ai sistemi multilaterali di negoziazione nella percentuale del 3,5% (sia per Aim sia per venture capital). Si è parlato, dunque, di un rinvio al 2020 dei nuovi obblighi di destinazione degli investimenti. Possibilità rimessa alla scelta politica del Governo in quanto lo Sviluppo economico ha respinto l’ipotesi di rinvio mantenendo il punto sulla possibilità di emanare entro il prossimo 30 aprile il decreto attuativo della manovra.
  • Intesa Sanpaolo tratta l’acquisto di Rbm Salute
Intesa Sanpaolo rilancia sulle polizze e tratta l’acquisto di Rbm Assicurazione Salute: tra le maggiori compagnie italiane, specializzate nell’assicurazione sanitaria, per raccolta premi e per numero di assicurati. Tra gli assistiti ci sono, fra gli altri, i principali fondi sanitari integrativi contrattuali, le casse assistenziali, gli enti pubblici, le casse professionali. Roberto Favaretto è presidente e azionista di riferimento di Rbm tramite Rb Hold dal 2011, quando ha rilevato Dkv Salute da Munich Re.
Il valore della transazione, secondo alcune indiscrezioni, si potrebbe aggirare sui 300 milioni di euro. L’acquisizione, se andrà in porto, rispecchia la strategia della banca nel settore assicurativo danni-non auto, presentata dalla banca guidata da Carlo Messina.
  • Le partite in corso tra Parigi e Trieste
Se per Leonardo Del Vecchio la partita francese si sta rivelando un banco di prova molto più duro del previsto, l’investimento in Generali, salito a quasi il 5% negli ultimi mesi, sembra dare prospettive ben diverse. L’imprenditore è andato infatti ad allungare le fila di quel nucleo di azionisti cresciuto nel capitale del Leone per beneficiare del rendimento rotondo che danno le azioni (quasi il 6%) e, forse, anche per mandare un chiaro segnale a chi aveva mire ambiziose sulla compagnia: il fronte italiano esiste ed è pronto a difendere la società. Un messaggio indiretto ma che in qualche misura è andato a sopire quelle voci che, a più riprese, raccontano di un possibile interesse transalpino, nella fattispecie da parte del colosso Axa, per il gruppo assicurativo italiano. Quei rumor, come detto, sebbene oggi siano meno insistenti, nonostante la recente ascesa nel capitale di Société Generale (ha una quota potenziale del 4,5% anche se solo lo 0,34% dei diritti di voto), riecheggiano ancora nelle sale operative.

Handelsblatt

 

  • Allianz acquista l’assicuratore online Allsecure dalla controllata tedesca
Allianz acquista Allsecure e riorganizza le proprie attività assicurative. Circa 750.000 polizze in Germania passano ora sotto l’egida del pianificato assicuratore diretto. L’obiettivo è quello di creare una base informatica comune per Allianz Direct e di sfruttare le potenziali sinergie. Allianz Direct sarà lanciata inizialmente in Germania, Paesi Bassi, Italia e Spagna e successivamente in Francia, Svizzera e Austria. Ciò che è positivo per i clienti va anche a vantaggio degli intermediari. “La cannibalizzazione tra l’assicuratore diretto e gli affari tradizionali è pari a zero”, ha sottolineato il CEO Bäte.