RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 09/03/2019

I numeri da cui parte Verti in Italia non sono da colosso: premi che lo scorso anno sono stati 474 milioni, pari al 2,7% del mercato auto. Eppure la ex Direct Line, compagnia diretta che opera anche in Spagna, Usa e Germania, un colosso delle polizze disponibile a darle sostegno l’ha alle spalle. E la compagnia è pronta a metterne a frutto le sinergie per far sentire la sua voce anche in Italia. Si tratta di Mapfre, primo gruppo assicurativo danni spagnolo, leader nel Rc Auto presente in 45 Paesi con premi per 22,5 miliardi, che punta a diventare il riferimento nel mercato delle assicurazioni dirette in Italia. In queste settimane si è lavorato al nuovo piano 2019-2021 di Mapfre nel mondo, che prevede un roe medio del 10%, nel prossimo triennio e dalla Penisola è attesa una svolta, come raccolta MF-Milano Finanza, Enrique Flores Calderdn, l’amministratore delegato di Verti Italia che ha preso il timone della compagnia a gennaio 2017.
In una recente ricerca di FT Partners emerge un’ulteriore crescita degli in vestimenti nelle insurtech nel 2018: tra finanziamenti e operazioni sul capitale sono stati spesi a livello globale 12,3 miliardi di dollari in oltre 270 interventi. I ricercatori hanno censito 2.200 imprese di insurtech nel mondo, di cui oltre 600 fondate negli ultimi cinque anni. Gli investitori sono in prevalenza società di venture capital, sia indipendenti sia collegate a importanti gruppi assicurativi, le cosiddette “corporate ventures”. Tra le imprese di insurtech ritroviamo tre italiane oggetto di importanti operazioni di finanziamento o di capitale nel 2018: Prima, Facile e Rgi, due delle quali sono nate dal genio della stessa persona. A fronte della crescita degli investimenti in insurtech non si percepisce ancora nel mercato italiano una trasformazione sostanziale del settore assicurativo.
Il fondo pensione negoziale Eurofer, dedicato ai dipendenti ai quali si applica il contratto nazionale delle attività ferroviarie, di Anas e nuovo trasporto viaggiatori è stato tra i fondi che hanno deciso di sperimentare l’adesione contrattuale. Questo ha fatto sì che siano iscritti ad Eurofer quasi tutti i potenziali aderenti, ma solo poco più di 2.700 persone, al 31 dicembre 2018, hanno aderito completamente con la contribuzione. «I tassi di adesione a Eurofer sono sicuramente positivi e in linea con gli altri fondi. La percentuale però si aggira intorno al 50% della nostra platea e per questo riteniamo che ci sia ancora molto lavoro da fare affinché il numero possa crescere», dice Fabio Ortolani, presidente di Eurofer che aggiunge: « L’adesione contrattuale prevede l’iscrizione ad Eurofer di tutti i lavoratori del gruppo FS e Anas, con un versamento da parte dell’azienda di circa 100/120 euro annui, a cui eventualmente il lavoratore può aggiungere il proprio Tfr e altri contributi. È evidente che con la cifra versata dall’azienda non si possa creare una previdenza complementare degna a garantire un futuro roseo agli iscritti.

Cattolica assicurazioni fa il pieno di profitti, mettendo a segno il migliore risultato da dieci anni a questa parte. Il 2018 si è chiuso con un utile netto di 107 milioni di euro, più che raddoppiato rispetto ai 41 mln dell’esercizio precedente. La raccolta premi complessiva ha visto un incremento del 15,7% a 5,793 miliardi. L’aumento dei volumi e il miglioramento della profittabilità tecnica hanno spinto il risultato operativo del 42,2% a 292 milioni. Nei danni la raccolta diretta è aumentata del 4,4% a 2,104 miliardi, di cui 1,111 mld nel comparto auto (+0,8%). Il non auto è cresciuto dell’8,8% a 993 milioni. Il combined ratio è migliorato da 94,7 a 93,4%. Nel segmento vita la raccolta è balzata del 23,2% a 3,672 miliardi. L’indice Solvency II si è posizionato a 172%. Il cda proporrà all’assemblea un dividendo di 40 centesimi per azione, in crescita del 14,3%, pagabile dal 22 maggio.
Allianz riconferma la centralità della rete degli agenti nella strategia del gruppo, con l’obiettivo di condividere scenari e visioni in un percorso di crescita comune: è quanto emerso dalla recente convention Allianz SuperFuture svoltasi a Milano. «Abbiamo impresso alla nostra compagnia una grande trasformazione», ha detto l’a.d. Giacomo Campora agli agenti. «Allianz è di tutti e questa società ha una chiara missione, la crescita. Vogliamo progettare con voi il nostro futuro per servire al meglio i nostri clienti, sviluppando innovazioni continue, nella consapevolezza che il nostro comune scopo è far sì che il marchio Allianz sia una garanzia di servizi e prodotti eccellenti».
Banca Generali ha realizzato nel 2018 un utile netto consolidato di 180 milioni di euro. Il dato si confronta con i 204,1 mln dell’anno precedente, che aveva beneficiato di un andamento dei mercati finanziari particolarmente favorevole. Al netto delle voci di ricavo variabili, l’utile ricorrente è salito del 48% a 128 milioni. Il margine di intermediazione è rimasto stabile a 449,4 milioni (-0,1%) grazie alla costante crescita dei patrimoni e alla diversificazione delle fonti di ricavo, che ha in parte compensato la forte riduzione delle commissioni variabili (-66% a 38,6 mln).

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  • Le vittime dei crac bancari “Risarcimenti bloccati il decreto è sparito”
Risarcire i risparmiatori truffati, subito. Oggi a Ferrara le associazioni degli “azzerati” (gli ex azionisti e obbligazionisti) di Carife scendono in piazza per chiedere la pubblicazione dei decreti attuativi del Fondo di indennizzo, istituito dalla legge di Bilancio, un miliardo e mezzo di euro in tre anni che però rischiano di rimanere incagliati a tempo indefinito, in attesa di un provvedimento che slitta di giorno in giorno. La manovra fissava il termine del 31 gennaio, ma «del decreto non c’è neanche l’ombra » , denuncia il deputato dem Luigi Marattin, ricordando che « sulla promessa del rimborso totale M5S e Lega avevano basato la campagna elettorale » . « Il governo sta prendendo in giro i risparmiatori truffati — dice il senatore Pd Andrea Ferrazzi — Un balletto vergognoso sulla pelle dei risparmiatori». A denunciare lo stallo del decreto rimborsi sono soprattutto le associazioni. Martedì scorso a Roma il commissario Ue per la Concorrenza Margrethe Vestager ha ricordato che non basta essere azionisti o obbligazionisti di una banca fallita per ottenere il risarcimento, bisogna che il misselling, cioè la vendita fraudolenta, venga provata.

  • Riscatto laurea, esperti a confronto In discussione la soglia stabilita al 1996
Eliminare il limite di età ma non quello del primo anno lavorativo (il 1996) per accedere al riscatto agevolato della laurea. Nel procedere verso la conversione in legge, questa norma contenuta nel decreto 4/2019 perde passo dopo passo qualche vincolo. Almeno nelle intenzioni della Lega ora c’è appunto l’annunciato accordo di governo per riconoscere il diritto anche ha chi ha superato i 45 anni. Ma non si arriva ancora al traguardo della validità piena per tutti e senza condizioni. «Siamo al principio del tempus regit actum, il tempo regola l’atto. Da questo punto di vista l’irragionevolezza insita nel mantenere il limite a un diritto è superabile ma ci sono altre motivazioni per sostenere che non è irrazionale riconoscere solo ai contributivi puri il riscatto agevolato» spiega al Sole24Ore Roberto Pessi, docente di Diritto del lavoro all’Università Luiss di Roma.
In effetti la circolare Inps di due giorni fa (36/2019) ha chiarito che per il riscatto laurea è possibile avere contribuzione prima del 1996, a differenza della pace contributiva. Ma l’agevolazione vale solo per i periodi di studio successivi a quella data, mentre per quelli precedenti il riscatto resta più oneroso, ovvero basato sul calcolo tradizionale che prevede l’aliquota di computo Ivs (33% per i lavoratori dipendenti) applicata all’ultimo imponibile degli ultimi 12 mesi prima della richiesta di riscatto.
  • Norma non chiara sul diritto alla pensione
Le novità introdotte in tema di riscatto dei titoli universitari dal Dl 4/2019 sono state illustrate dall’Inps con la circolare 36 di martedì scorso. Per i soggetti con meno di 45 anni, l’onere del riscatto può essere determinato sulla base dell’imponibile minimale degli artigiani e commercianti vigenti nell’anno di presentazione della domanda moltiplicato per l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche (di norma pari al 33 per cento). In alternativa, l’onere può essere determinato con le regole ordinarie, in base alla retribuzione assoggettata a contribuzione nei dodici mesi meno remoti rispetto alla data della domanda, ferma restando l’aliquota di finanziamento vigente nel regime dove viene presentata la domanda. In fase di presentazione della domanda online di riscatto, nella sezione riservata del sito dell’Inps, c’è la possibilità di scegliere tra le due opzioni.
Il riscatto agevolato può essere esercitato soltanto per periodi di studio dal 1996 in poi, soggetti quindi al sistema di calcolo contributivo della pensione. La somma pagata a titolo di riscatto sarà rivalutata, secondo le regole di tale sistema, a decorrere dalla data della domanda. Prima si presenterà la domanda, più rivalutazioni saranno applicate e quindi si maturerà un montante contributivo maggiore (con conseguenti benefici sull’importo della pensione).
  • Cattolica, Minali: «Tranquilli sul rinnovo» L’utile oltre 100 milioni
Ai piani alti di Cattolica c’è soddisfazione per i risultati raggiunti nel 2018, presentati ieri e chiusi con un risultato operativo in crescita del 42,2% a 292 milioni di euro. Tanto più ora che l’operato del vecchio management e del consiglio è finito nel mirino di una parte dei soci della compagnia, rappresentati dall’associazione Cattolica al Centro, pronti a dare battaglia in assemblea con una propria lista che verrà presentata il 18 marzo e che punta a ribaltare gli assetti di comando.
Il passato esercizio, ha tenuto a precisare il ceo di Cattolica, Alberto Minali, è stato archiviato con «i migliori numeri degli ultimi dieci anni». In particolare, come si diceva, i profitti operativi sono «il vero termometro del cambio di passo, per fine piano, al 2020, ci eravamo dati come target un risultato compreso tra 375 e 400 milioni, siamo di fatto già a metà percorso, siamo in traiettoria per raggiungere l’obiettivo». Tanto più considerato che il 2018 è stato un anno fortemente caratterizzato da costi legati al rilancio del gruppo.
  • Greco, il 2018 porta in dote 7,8 milioni
Il top manager italiano Mario Greco, ceo del gruppo assicurativo svizzero Zurich, ha ricevuto nel 2018 un compenso di 8,8 milioni di franchi (pari a 7,8 milioni di euro al cambio attuale), 200 mila franchi in più rispetto al 2017. Oltre a questo, Greco riceverà anche azioni per un piano di remunerazione di lungo termine. Del compenso di Greco per il 2018 facevano parte uno stipendio di base di 1,6 milioni di franchi (cifra stabile), bonus per 3 milioni di franchi (2,8 milioni nel 2017), azioni per 3,6 milioni di franchi (cifra stabile). Nelle prossime settimane verranno rese note le retribuzioni 2018 dei manager di altri grandi gruppi elvetici. Nel 2017, secondo la società di consulenza Willis Towers Watson, la media delle retribuzioni top in Svizzera è stata di 8,7 milioni di franchi, la più alta in Europa. Il ceo del gruppo farmaceutico Roche, Severin Schwan (con 14,5 milioni di franchi), e il ceo del gruppo bancario Ubs, Sergio Ermotti (con 14,2 milioni di franchi), sempre secondo il rapporto WTW sono stati i due top manager con le retribuzioni più elevate nel 2017 in campo elvetico.
  • Pensioni, blocco perequazione sull’importo effettivo del cumulo
L’adeguamento della pensione all’inflazione deve essere effettuato sull’importo effettivamente erogato, se più basso di quello nominale quale conseguenza del limite alla cumulabilità dei trattamenti ai superstiti. Così ha deciso la Corte di cassazione con la sentenza 6872/2019, che ha visto contrapposti un pensionato e l’Inps.
La legge 247/2007 ha introdotto il blocco della perequazione nel 2008 per le pensioni di importo superiore a otto volte il trattamento minimo (quindi, ai tempi, oltre i 46.172,12 euro). In base all’articolo 1, comma 41 della legge 335/1995, il trattamento di reversibilità può essere incassato solo parzialmente a fronte di altri redditi già incassati dal beneficiario. In particolare, se il reddito è superiore a tre volte al trattamento di pensione minimo, può essere cumulato a tale importo il 75% della reversibilità; se il reddito è superiore a 4 volte il minimo, la cumulabilità è del 60%; se il reddito è oltre le 5 volte, la cumulabilità è del 50 per cento.

 

  • Polizze vita, c’è chi va oltre il 3% anche nel 2018
Con un rendimento medio lordo 2018 del 3% circa le polizze Vita rivalutabili si distinguono nel panorama tinto di rosso che ha contraddistinto lo scorso anno quasi tutti i comparti finanziari (fondi comuni e soprattutto unit linked che nel loro complesso hanno messo a segno un risultato medio negativo del 7%, secondo quanto risulta dall’osservatorio di settore dell’Ania, che scende a -12% per le unit azionarie). Il tutto in uno scenario di tassi zero degli investimenti free risk.
Le gestioni separate invece, secondo una prima fotografia relativa ai principali salvadanai (per dimensioni) che negli scorsi giorni hanno comunicato i loro risultati dello scorso anno, sono riuscite a registrare rivalutazioni lorde nell’ordine del 3% lordo. Garanzia dei premi netti investiti e rendimento legato alla gestione separata, sono i principali vantaggi di questi strumenti che infatti continuano a registrare consensi.

 

  • Per Generali il 65% dei nuovi premi è ibrido
Generali da tempo offre soluzioni ibride, che affiancano alle polizze rivalutabili la combinazione della componente tradizionale con quella finanziaria. Questi contratti che, secondo Ania, mediamente pesano per il 37% sulla nuova produzione, nel caso di Generali Country Italia sono arrivate a contare il 65% sulla nuova produzione Vita. A confermarlo è stato Marco Sesana, country manager & Ceo Generali Italia e Global business lines, in occasione della presentazione della nuova strategia di country 2021, “Partner di Vita”.
  • Mifid2, come verrà spiegata la sostenibilità ai clienti
C’è chi ha già pronte le domande per i clienti come il gestore francese Mirova. E chi, come la Federazione europea degli intermediari assicurativi (Bipar), sottolinea la mancanza di chiarezza sulla definizione “preferenze o obiettivi Esg”. In questa divaricata differenza di opinioni c’è tutta la difficoltà di trovare una sintesi sugli standard comuni per stabilire una volta per tutte quale contenuto finanziario dare alla parola “sostenibilità”. Non è questione solo terminologica. In base alla Mifid2, la nuova direttiva Ue sui mercati finanziari, i consulenti dovranno proporre infatti ai propri clienti anche i prodotti sostenibili.