Opzione donna conviene o non conviene?

PREVIDENZA

Autore: Alberto Cauzzi e Maria Elisa Scipioni
ASSINEWS 306 – marzo  2019    

L’art. 16 del decreto legge 4/2019 ha prorogato il regime sperimentale che permette alle lavoratrici di andare in pensione con regole più favorevoli, accettando però che la pensione sia calcolata integralmente con il sistema di calcolo contributivo.
Tale facoltà, c.d. “opzione donna”, fu introdotta dall’art. 1, comma 9 della L. 243/2004 – riforma Maroni e conobbe un periodo di maggiore successo soltanto 10 anni più tardi, alla soglia della scadenza inizialmente prefissata (31.12.2015).

Va sicuramente attribuito alla riforma Monti- Fornero il merito di tale “successo”, riforma che come tutti ormai sanno, ha inasprito i requisiti di età per l’accesso alle prestazioni pensionistiche, soprattutto per le donne in virtù del principio di pareggio dell’età di vecchiaia uomo-donna.
Per rendere l’idea dell’accelerazione impressa da questa scadenza, si consideri che al termine dell’anno 2009, le lavoratrici che avevano deciso di aderire erano solo 56, diventate 1.377 alla soglia della riforma Fornero, a fine 2011 e solo nel periodo gennaio-ottobre 2014 le richieste furono ben 8.545.

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