Deutsche fa cassa per la fusione

La banca potrebbe vendere Dws ad Allianz per finanziare le nozze con Commerz
Il deal frutterebbe 5 miliardi di euro Scelti intanto gli advisor per le nozze bancarie: Citi, Rothschild e Goldman
di Francesco Bertolino

Fusione a catena. L’unione con Commerzbank potrebbe spingere Deutsche a vendere Dws, l’asset manager controllato al 78% dalla banca tedesca. La società da 662 miliardi di patrimonio gestito avrebbe attirato l’interesse di Allianz che già ne gestisce 505. Così, in un sol colpo, la Germania si troverebbe ad avere due campioni nazionali, uno nel settore bancario, l’altro nell’asset management. Per il momento è solo una voce, ma è stata sufficiente a far registrare a Dws il maggior rialzo (9,3%) della sua pur breve storia borsistica (Deutsche l’ha quotata un anno fa raccogliendo 2 miliardi). Per Deutsche la scelta di vendere un pezzo tanto pregiato non sarebbe indolore, ma potrebbe rendersi indispensabile per portare a termine la fusione con Commerz.

Le stime sui fondi necessari a realizzare l’operazione variano: secondo Autonomus potrebbero servire 3 miliardi, secondo Dz Bank 8, per Bank of America addirittura 16. Ai valori attuali di mercato il 78% di Dws vale quasi 5 miliardi e la cessione consentirebbe a Deutsche di finanziare il matrimonio con Commerz, almeno in parte. È probabile poi che l’operazione Dws-Allianz incontri anche il favore del governo tedesco per due motivi. Da un lato la creazione di un colosso tedesco dell’asset management da 1.170 miliardi di asset gestiti si sposerebbe con i piani del ministro delle Finanze, Olaf Scholz. Il ritrovato interventismo economico di Berlino rende peraltro poco probabile che Dws, la società che gestisce i risparmi dei tedeschi, possa finire in mani straniere (si è parlato di un interesse dei francesi di Amundi, di Ubs e di Morgan Stanley). Dall’altro, dovrebbe permettere di ridurre le risorse pubbliche necessarie a celebrare le nozze fra le prime banche di Germania. La conferma delle trattative per la fusione, arrivata nel fine settimana dai board dei due istituti, ha sollevato polemiche politiche e dubbi sul mercato riguardo al ruolo nell’operazione dello Stato (tuttora azionista al 15% di Commerbank). In altri termini, che peso avrà Berlino nel colosso risultante dalla fusione e per quanto tempo? Non a caso ieri Hans Michelbach, vicepresidente al Bundestag della Csu (l’anima bavarese della coalizione al potere), ha esortato il governo a vendere la quota in Commerzbank prima del deal. «Non abbiamo bisogno di una banca di Stato tedesca», ha ammonito Michelbach.

Il mercato sembra invece apprezzare l’ipotesi di un matrimonio e ieri ha premiato Deutsche e Commerz con rialzi, rispettivamente del 4,2 e del 7,2%. Per Rbc Capital Market, però, il giudizio dei clienti potrebbe non essere altrettanto positivo: un sondaggio realizzato dalla casa d’affari il 13 marzo fra i clienti retail tedeschi di entrambe le banche evidenzia che «circa il 50% dei correntisti è pronto a spostare parte dei propri fondi in seguito della fusione. Questa percentuale potrebbe anche essere più alta fra le imprese». La fusione permetterebbe comunque importanti sinergie di costo che passano anche da un taglio del personale stimato in 30 mila dipendenti dai sindacati che si oppongono perciò al deal. Intanto, però, le due banche hanno già schierato gli advisor. La scelta di Deutsche è caduta su Citi e sul team m&a interno, quella di Commerz su Rothschild e Goldman Sachs, da cui provengono i due maggiori sponsor della fusione: il viceministro alle Finanze tedesco, Joerg Kukies, e il presidente di Deutsche, Paul Achleitner. (riproduzione riservata)

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