Al palo la riforma di Solvency II

La Commissione Ue respinge le modifiche al volatility adjustment. A chiedere il ritocco al meccanismo erano state le imprese italiane, alle prese con la volatilità dei Btp. Ora la questione passa nelle mani dell’Eiopa, che dovrà cercare una difficile soluzione
di Anna Messia

I più amareggiati sono gli italiani. Negli atti delegati finali che modificano il regolamento delegato Solvency II pubblicati dalla Commissione europea non manca qualche buona notizia per le compagnie, per esempio sul fronte degli investimenti azionari e di quelli a lungo termine, con un alleggerimento di capitale (argomento caro ai francesi). Il quadro complessivo che emerge è però di delusione per le imprese italiane perché non c’è traccia delle richieste di modifica da loro avanzate. Il riferimento è all’aggiustamento del meccanismo del volatility adjustment, algoritmo concepito per correggere il tasso di sconto utilizzato nella valutazione delle riserve tecniche, capace di smussare andamenti anomali degli spread di rendimento dei bond corporate e governativi, caro alle imprese italiane alle prese con la volatilità dei Btp presenti nei loro portafogli. Lo strumento ha scopo anticiclico ma non ha funzionato a causa di una eccessiva rigidità. Anche l’Ivass presieduta da Salvatore Rossi aveva aperto ad eventuali modifiche. E l’Econ, la commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo presieduta da Roberto Gualtieri, aveva avanzato proposte di modifica anche per quanto riguarda il volatility adjustment.

Il fatto è che la revisione dell’impianto normativo di Solvency II è fissata solo per il 2020, mentre con gli atti delegati la Commissione potevano far leva esclusivamente su aspetti che non contrastino con la norma primaria. Per questo l’Econ aveva avanzato una controproposta, nel rispetto dell’attuale articolato della direttiva Solvency II che coinvolgeva soltanto la tempistica di rilevamento: in particolare si chiedeva di utilizzare il volatility adjustment alla fine di ciascun periodo, qualora le condizioni siano soddisfatte in qualunque durante l’intervallo di riferimento, e non soltanto alla fine del periodo come previsto oggi.

Ma la Commissione Europea ha respinto la proposta Econ ma allo stesso tempo ha chiamato in campo l’Eiopa (l’Ivass europea) alla quale ha chiesto di trovare una possibile soluzione tecnica per migliorare il volatility adjustment, purché non sia però in contrasto con la norma primaria. Ora quindi toccherà alle autorità di controllo cercare di sbrogliare la complicata matassa. Una mossa che ha suscitato critiche da parte degli assicuratori europei. Olav Jones, il vicedirettore generale di Insurance Europe (l’Ania europea), ha detto di essere deluso dagli atti delegati, «perché mentre alcuni miglioramenti e semplificazioni necessari sono stati raggiunti allo stesso tempo non ci sono stati progressi su questioni chiave che incidono sulla capacità del settore di mantenere e sviluppare i loro prodotti e investimenti a lungo termine». L’industria ha espresso preoccupazione in particolare su due aspetti: il risk margin (caro ai tedeschi) e appunto il volatility adjustment. «È evidente che questo strumento, inteso a ridurre la volatilità artificiale per le imprese a lungo termine, non funziona come previsto. Nell’ambito di questa revisione, è stato discusso un primo passo riguardante la componente specifica per Paese; ma sfortunatamente nulla è stato incluso nel testo della Commissione», ha aggiunto Jones, che ha definito gli atti delegati «un’opportunità mancata». Ma il capitolo riforma non è ancora definitivamente chiuso. Dopo la pubblicazione degli atti delegati il Parlamento e il Consiglio Europeo hanno tre mesi per esercitare il potere di scrutinio del testo e l’esito potrebbe non essere scontato.

Fonte: logo_mf