Sul cumulo scontro Inps-Casse

Costo pratiche, i professionisti parlano di Tassa Boeri
di Simona D’Alessio

Alberto Oliveti
Ping pong di attacchi fra Inps e Casse previdenziali, alle prese col cumulo gratuito dei contributi: il «pomo della discordia» è (ancora) il carico finanziario degli oneri per gestire le pratiche che gli Enti privati, fermi nella decisione di non volerlo caricare sulle proprie spalle (con la legge 236/2016, ampliando lo strumento, hanno puntualizzato, «lo Stato ha riconosciuto all’Istituto un maggior finanziamento che, a regime, raggiungerà l’importo di 89 milioni di euro all’anno»), sono arrivati a bollare come «tassa Boeri». Dura la replica, a stretto giro: i toni usati dall’Adepp (l’Associazione degli Enti) sono «assolutamente inaccettabili», i 65,04 euro per caso trattato stimati «considerano esclusivamente gli oneri diretti, che riguardano cioè le spese del personale utilizzato in attività legate alla gestione del pagamento». E l’Inps «non ha ricevuto alcun finanziamento dal Governo per la copertura di questi costi», perché la norma copre «solo i maggiori oneri di spesa previdenziale».
La strada per l’applicazione del cumulo non oneroso dei periodi «spezzati», tuttavia, si va spianando, visto che l’Adepp ha annunciato che le convenzioni per permettere ai lavoratori l’utilizzo dell’opportunità di mettere insieme la propria contribuzione sono state firmate e «inviate simultaneamente via Posta elettronica certifica (Pec) all’Inps», rimuovendo, in tal modo, «l’ultimo ostacolo formale al pagamento degli assegni a chi ha già fatto domanda» di pensione; stando alle più recenti rilevazioni, le istanze pervenute all’Istituto pubblico sono oltre 5 mila, mentre, complessivamente, nel perimetro degli organismi che gestiscono la previdenza dei professionisti ammontano a qualche centinaio.
Per il direttore generale dell’Inps Gabriella Di Michele gli oneri dovrebbero esser sostenuti dagli enti «in misura proporzionale alle rispettive quote di pensione erogate», e versati «una tantum» al momento dell’effettiva liquidazione della quota di pensione («come richiesto dalle Casse, a differenza di quanto auspicato dall’Inps, che avrebbe preferito dilazionarne, anche su base mensile, il pagamento»). Ma la controversia, aveva fatto sapere l’Associazione presieduta da Alberto Oliveti, potrebbe finire su un altro binario: potrebbe dirimerla il ministero vigilante (del welfare, ndr), o approdare in tribunale (si veda ItaliaOggi del 17 marzo 2018). Adesso, tolto «ogni alibi», gli Enti aspettano possa partire la procedura per l’erogazione degli assegni, nella consapevolezza, come messo nero su bianco dal presidente Tito Boeri, in una lettera ai lavoratori delle Casse professionali lo scorso venerdì, che la piattaforma informatica, necessaria per completare le pratiche, è «già pronta». Se, invece, «l’Istituto continuerà a non pagare», si è spinto ad immaginare Oliveti, «gli interessati potranno azionare eventuali rimedi giudiziari nei confronti dell’Inps». Invece, l’Inps, ha ribattuto che, come Istituto pubblico, «non può metter in pagamento alcuna prestazione, in mancanza di una convenzione, se prevista dalla legge, come in questo caso».
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