PWC: fintech ancora marginale nel nostro paese

Secondo l’Osservatorio Italiano delle Aziende FinTech, realizzato da PwC con NetConsulting Cube, sono oltre 230 le FinTech italiane censite ma, nonostante la dichiarata attenzione e il numero non trascurabile di iniziative censite (circa 280), la limitata portata degli investimenti (circa 135 milioni di euro) testimonia la rilevanza ancora modesta del settore in Italia.

I servizi finanziari sono diventati un business a carattere digital e gli operatori finanziari italiani sono alla prova delle nuove tecnologie: l’Intelligenza Artificiale e la robotica stanno diventando un “must have”, dai servizi alla clientela all’automatizzazione dei processi, e la tecnologia Blockchain potrà sovvertire il modo di concepire un’enorme varietà di business. A fronte di queste nuove opportunità si affacciano anche nuovi rischi da gestire: Cybersecurity e RegTech sono oggi nuove priorità. A livello europeo si è passati da un contesto che mostrava una bassa armonizzazione delle regole ad un contesto sempre più regolamentato ed armonizzato: Basilea e Solvency impongono sempre più agli operatori di dotarsi di elevati livelli di capitale e di liquidità e la BCE, nelle proprie priorità, sta allargando la propria attenzione oltre agli NPL, ovvero a Governance, Sistema dei Controlli Interni e Cultura del rischio

Lorenzo Pini Prato, PwC Financial Services Leader sottolinea: “In una congiuntura economica prolungata, caratterizzata da bassi tassi di interesse, molti operatori guardano al contenimento dei costi come una delle principali leve da attivare per sopravvivere, lasciando solo agli operatori virtuosi l’avvio di percorsi evolutivi votati alla ricerca di nuove opportunità di profitto mediante la strutturazione di nuovi modelli di business. Non sarà un percorso evolutivo semplice, ma la prospettiva garantisce periodi di ampie opportunità, da un lato, e la possibile fine di un’era storica, dall’altro”.

A sua volta, Fabiano Quadrelli, Partner, PwC Financial Services Consulting Leader aggiunge che: “tra un decennio i player di mercato staranno ancora sostenendo l’infrastruttura finanziaria, preservando il benessere ed espandendo la ricchezza, supportando l’industria, il commercio e aiutando la clientela a vivere meglio. I bisogni e le necessità non si esauriranno, cambierà solo il modo di soddisfarli. L’innovazione tecnologica è un fattore di discontinuità che può produrre importanti riflessi sui processi interni e sulle relazioni con l’ambiente esterno; l’innovazione però non è di per sé garanzia di successo, in quanto non è solo frutto di fattori dirompenti che mutano le cose, ma piuttosto è la capacità di materializzarsi nella velocizzazione dei processi operativi, nel lancio di nuovi prodotti o servizi, nella creazione di nuove modalità di contatto con la clientela, nella ricerca di nuove modalità di combinare prodotto e canali. Ciò è tanto più vero quanto si considera che le istituzioni finanziarie hanno da tempo imparato ad affrontare le innovazioni tecnologiche e a trarne vantaggio. Ma ciò che è richiesto oggi non è tanto la capacità di adeguarsi all’ennesima trasformazione tecnologica, quanto ripensare in chiave moderna il proprio business. E’, in primis, un cambiamento culturale, e quindi di lungo periodo, che va programmato bene, pena l’uscita dal mercato”.

La crescente digitalizzazione, se da un lato favorisce lo sviluppo di numerose opportunità, dall’altro offre il fianco a nuove e pericolose azioni di cybercrime. Le istituzioni finanziarie si stanno confrontando, non solo con l’esigenza di gestire al meglio nuovi rischi e nuove minacce, ma anche il crescente flusso di istanze normative e di regolamentazione.

In un contesto competitivo ad elevata complessità, acuita da una pressione sempre crescente dalla “incoming regulation”, le istituzioni finanziarie stanno affrontando anche un cambio culturale, dovendo confrontarsi con aspettative dei supervisori sempre più orientate a logiche di best practice globali.

I meccanismi regolamentari, ormai transnazionali, consentono alle istituzioni finanziarie di comprendere anticipatamente i cambiamenti, osservando e partecipando sempre più ai momenti di discussione a livello internazionale.

Le novità normative definiranno l’arena competitiva del futuro. MIFID2, nuova Payment Services Directive (PSD2), Global Data Protection Regulation (GDRP). Oggi come non mai i confini tra diversi business vengono rimodellati da iniziative regolamentari. Tra i tanti rischi che le istituzioni finanziarie affrontano, uno di questi è spesso trascurato: il rischio connesso alla cultura organizzativa. I recenti scandali che in Italia hanno portato ad operazioni di salvataggio, per evitare casi di “fallimenti disordinati”, sono denotati da un’impronta comune, oggi come non mai sotto stretta attenzione: una ridotta cultura del rischio, che ha consentito il perpetuarsi di condotte poco corrette.