Privacy, imprese in difficoltà ad adeguarsi al nuovo regolamento

di Antonio Ciccia Messina
Maurizio Pellegrini, Antonio Ciccia Messina, Fides Tosoni, Nicola Bernardi, Davide Panella
Il 39% dei siti internet delle grandi imprese italiane non usa un protocollo sicuro; l’84% non pubblica i recapiti per l’esercizio dei diritti da parte degli interessati. E il 96% non espone un certificato o un marchio di qualità su privacy e sicurezza dei dati. È il quadro tracciato da Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy, relatore alla tavola rotonda Data e privacy, tenuta ieri al 2° Milano Marketing Festival.
I numeri, fotografati da una ricerca Federprivacy, anticipata ieri in esclusiva per ItaliaOggi, disegnano una situazione non ottimale ed evidenziano le criticità incontrate dalle imprese nell’adeguarsi al Regolamento europeo sulla privacy n. 2016/679, che diventerà operativo dal 25 maggio 2018. A questo corpo normativo è stato dedicato l’incontro, cui hanno partecipato Davide Panella (privacy officer di Cariparma Crédit Agricole), Fides Tosoni (chief digital trasformation officer GroupM), Maurizio Pellegrini (responsabile del Registro pubblico delle opposizioni) e Luigi Montuori (dirigente Servizio relazioni comunitarie e internazionali del Garante della privacy).
Dunque, due mesi di tempo per mettersi in regola con una normativa che non solo è ancora poco conosciuta, ma è anche incompleta in tutti i suoi tasselli.
Luigi Montuori ha ricordato che è in itinere il decreto legislativo di coordinamento delle norme italiane con il regolamento Ue. Montuori ha sottolineato che il decreto legislativo abrogherà nella sua integralità l’attuale codice della privacy (dlgs 196/2003) e ha invitato gli operatori a tenere in alta considerazione le linee guida prodotte dal Gruppo dei Garanti Europei, soprattutto in tema di profilazione online. Se il regolamento Ue, infatti, inserisce il marketing diretto tra i casi di legittimo interesse dell’impresa, non bisogna cedere a eccessive generalizzazioni e occorre verificare l’impatto che tali trattamenti hanno sugli interessati e non considerare del tutto abbandonato lo schema del consenso.
Un rendiconto dello stato di avanzamento lavoro è stato fatto da Maurizio Pellegrini su altra importante materia e cioè la riforma del registro delle opposizioni e del marketing telefonico. Presso il Mise è al lavoro un tavolo tecnico per la stesura del regolamento attuativo della legge 5/2018, ovvero la riforma del registro delle opposizioni.
Pellegrini ha invitato a una lettura attenta delle norme: ad esempio l’obbligo di consultazione mensile del registro delle opposizioni a carico dei soggetti che vogliono fare marketing telefonico non può essere identificato tout court come periodo di validità delle liste: ma su questo è il regolamento che deve dire l’ultima parola.
Peraltro non è escluso che la possibilità di utilizzare i numeri di telefono, per i quali sia stato già espresso il consenso nell’ambito di rapporti contrattuali in essere o non cessati da 30 giorni, possa essere utilizzato nell’ambito di società collegate.
D’altra parte va chiarito se le tutele del registro delle opposizioni continueranno ad applicarsi anche alle imprese, visto che la legge 5/2018 usa il termine «interessati» riservato alle persone fisiche.
Davide Panella ha illustrato il percorso di adeguamento del regolamento, consigliando di elaborare al più presto una pianificazione in grado di fare dialogare le funzioni marketing con gli uffici privacy.
Fides Tosoni ha evidenziato un approccio di maggior garanzia nei confronti degli interessati privilegiando la raccolta del consenso e ha sottolineato come il regolamento Ue 2016/679 possa essere efficace nella disciplina nei rapporti con i fornitori, selezionando quelli in linea con gli adempimenti privacy.
Da tutti i relatori è emerso la necessità del consolidamento della normativa, per poter muovere nella giusta direzione. Il decreto legislativo di coordinamento con la normativa italiana è atteso per fine aprile, proprio a ridosso della scadenza del 25 maggio 2018. Nel frattempo il marketing rimane nel mirino delle attività ispettive dell’autorità di controllo e gli interessati manifestano una crescente iniziativa nella difesa dei propri diritti.
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