Primo stop a prodotti finanziari

Utilizzato il potere di product intervention previsto da Mifir e Mifid2 dal 2018

Esma blocca per la prima volta strumenti rischiosi per i piccoli risparmiatori, dopo i warning Consob Divieto sulle opzioni binarie e restrizioni per i contratti per differenze (Cfd). Ecco come funzionano
di Francesco Ninfole
Prima applicazione in Europa della cosiddetta product intervention, ovvero il potere per le autorità di vigilanza di bloccare la vendita di prodotti finanziari considerati rischiosi per investitori poco esperti. L’autorità europea Esma è intervenuta in particolare su opzioni binarie e contratti per differenze (Cfd). Riguardo alle prime, è stata vietata la commercializzazione, distribuzione e vendita a investitori al dettaglio. Quanto ai Cfd, è stata invece introdotta una restrizione con «limiti dell’effetto leva sull’apertura delle posizioni», «una chiusura automatica al raggiungimento del margine», «una protezione da saldo negativo», «l’interdizione al ricorso a incentivi da parte di fornitori di Cfd» e infine «un avviso sui rischi specifici».
I poteri di product intervention, introdotti dal 3 gennaio da Mifir e Mifid2, sono uno strumento di extrema ratio, attivabile dalle autorità europee e nazionali in caso di timori significativi per la protezione degli investitori (si veda grafico in pagina). L’iniziativa su opzioni binarie e Cfd è stata condivisa dalla Consob, che già negli anni scorsi aveva inviato warning e raccomandazioni su questi strumenti, in assenza della possibilità di bloccare la vendita.
Riguardo a opzioni binarie e Cfd, l’Esma ha verificato che la tutela degli investitori è a rischio a causa della «complessità e mancanza di trasparenza» dei prodotti, della «disparità tra rendimento atteso e rischio di perdita» e di «questioni inerenti la commercializzazione e la distribuzione». Inoltre hanno pesato alcune caratteristiche specifiche dei Cfd (l’effetto leva eccessivo) e delle opzioni binarie (il rendimento atteso negativo strutturale e i conflitti di interesse esistenti tra fornitori e clienti).
Non ci sono dati complessivi su opzioni binarie e Cfd in Italia, poiché la grande maggioranza delle società attive non è vigilata da Consob e opera come intermediario straniero in regime di libera prestazione di servizi. Spesso si tratta di operatori vigilati a Cipro o nel Regno Unito, attivi in Italia grazie al passaporto europeo. Una minoranza di intermediari è italiana (in tutto due) o ha una succursale nel Paese (quattro).
Le opzioni binarie consentono di ottenere un guadagno fisso prestabilito quando un’attività sottostante soddisfa alcune condizioni predefinite, in genere in un determinato periodo di tempo. Di solito l’opzione binaria consente un guadagno fisso se il prezzo del sottostante (un tasso di cambio, un’azione o una materia prima) raggiunge un livello definito. Per esempio, un’opzione binaria potrebbe essere emessa alle 11 e offrire un rendimento in caso di aumento del prezzo dell’oro entro le 15 dello stesso giorno. Se alle 15 il prezzo dell’oro è inferiore rispetto al prezzo registrato alle 11, l’investitore perde l’importo investito.
I Cfd, invece, sono strumenti finanziari complessi, spesso offerti mediante piattaforme online. Le negoziazioni con i Cfd consentono di speculare attraverso derivati (di solito a leva) sul rialzo o sul ribasso del prezzo, sul livello o sul valore di un sottostante (tra cui valute, indici, materie prime, azioni e titoli di Stato). La leva ha un effetto moltiplicatore sui profitti ma anche sulle perdite. Perciò è diventata necessaria una protezione da saldo negativo. In passato gli investitori si sono trovati in debito di grosse somme di denaro nei confronti del fornitore dei prodotti: è accaduto per esempio nel gennaio 2015 quando l’euro ha subito un brusco calo rispetto al franco svizzero. «La combinazione di una promessa di alti rendimenti e piattaforme digitali che favoriscono le negoziazioni, il tutto in un ambiente di tassi di interesse storicamente bassi, ha creato un’offerta interessante per gli investitori al dettaglio», ha commentato il presidente Esma, Steven Maijoor. «Tuttavia la complessità intrinseca dei prodotti e l’effetto leva eccessivo, nel caso dei Cfd, hanno comportato perdite significative per gli investitori». Ai sensi del Mifir, l’Esma può solo introdurre misure d’intervento temporaneo su base trimestrale, che però possono essere prorogate. (riproduzione riservata)
Fonte: logo_mf