Poste, già investiti 265 milioni

di Anna Messia e Paola Valentini
Partenza sprint per il nuovo piano industriale (battezzati Deliver 2022) di Poste Italiane , che prevede investimenti complessivi per 2,8 miliardi di euro. Dopo aver lanciato, a gennaio scorso, un bando di gara da 35 milioni per migliorare i sistemi informatici per la tracciatura dei servizi postali (si veda MF-Milano Finanza del 12 gennaio), a meno di un mese di distanza il gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante ha emesso un nuovo maxi-bando di gara. Questa volta il valore è decisamente più alto, pari a 229,8 milioni, e l’investimento, diviso in tre lotti, servirà a migliorare tutta le rete di connettività di Poste, internet e intranet inclusi, ma anche a rendere più efficiente il network dati e la rete fissa. Del resto, annunciando il piano industriale a Piazza Affari martedì scorso Del Fante aveva sottolineato che il piano, che punta a raggiungere un utile di 1,2 miliardi entro il 2022, sarà «supportato da un efficace programma di investimento, incentrato sullo sviluppo digitale per preparare Poste Italiane al futuro». I settori oggetto dei principali investimenti saranno l’infrastruttura di information technology, la tecnologia di distribuzione e uffici postali digitalmente integrati. E il management non sembra aver perso tempo. Il bando da quasi di 230 milioni appena lanciato punta proprio sulla creazione di uffici postali sempre più digitalmente integrati. L’oggetto, come si legge nel bando di gara pubblicato in Gazzetta Ufficiale, riguarda i servizi di connettività e le infrastrutture centralizzate, oltre ai servizi di fonia e di rete intelligente. «L’information technology continuerà a rappresentare la componete più rilevante degli investimenti, data la trasformazione digitale del gruppo», hanno spiegato ancora dal gruppo, aggiungendo che sarà anche necessario «un incremento degli investimenti per l’automazione del comparto corrispondenza e pacchi». Quest’ultimo investimento è necessario per dare attuazione al nuovo modello di recapito congiunto per corrispondenze e pacchi, con un aumento della consegna dei pacchi da parte dei portalettere (fino a 100 milioni a fine piano).
Gli investimenti complessivi per lo sviluppo tecnologico del gruppo in due mesi hanno quindi già raggiunto 265 milioni. Ieri intanto gli analisti hanno diffuso i report in seguito alla presentazione del piano industriale e i giudizi sono decisamente positivi. Banca Akros ha parlato di «un piano convincente per rilanciare la bella addormentata del mercato italiano» e ha alzato il target price da 7,1 a 8 euro confermando il rating buy. L’incremento, spiegano, è giustificato dagli obiettivi più ambiziosi forniti dalla società rispetto alle stime. «Il nostro target price implica un multiplo prezzo/utile di 10,4 e di 9,5 per il 2018 e il 2019 rispettivamente. Il titolo può essere sostenuto dal basso rischio di esecuzione del piano, dalla politica di dividendi interessante e conservativa e dai chiarimenti convincenti forniti dal management sulla sostenibilità dell’ultima riga di bilancio».

Anche Equita ha aumentato il prezzo obiettivo del titolo Poste a 8,1 euro (+6%) sottolineando che «la presentazione del management rafforza la nostra lettura positiva sui target 2018-2022 del piano industriale, che ci sembrano ragionevoli e incorporano alcuni margini di sicurezza. La nostra sensazione è che il target di crescita del dividendo unitario del 5% nei prossimi tre anni possa essere considerato un livello minimo, specie se la performance operativa dovesse battere i target del piano». Dal canto suo Mediobanca Securities ha confermato il target price a 8 euro (giudizio outperform) apprezzando l’elevata visibilità fornita dal gruppo sul fronte dei dividendi: «Il titolo Poste è stato spesso percepito come un’obbligazione dagli investitori istituzionali. Quindi crediamo che la società abbia colto nel segno dando una chiara indicazione sulla politica dei dividendi che ha il doppio vantaggio di assicurare un solido dividend yield atteso del 6,5-7,1% nel 2018-2020, spostando il focus sulle variabili industriali». Giudizio (add) e target (7,5 euro) invariati infine per Banca Imi, che sottolinea come «l’evoluzione prudenziale delle attività assicurative (in ballo c’è anche il debutto nell’Rc Auto, ndr) fornisca potenziale di rialzo». (riproduzione riservata)
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