Perché sia più sostenibile, si potrebbe applicare alla sanità italiana il piano Industria 4.0

di Antonio Spera*
Alla vigilia delle elezioni torna centrale il dibattito sulla sostenibilità e l’efficienza del Sistema Sanitario Nazionale, che deve fare i conti con l’invecchiamento della popolazione, malati cronici più numerosi, terapie più complesse e costose, la necessità di ottimizzare la spesa e migliorare gli esiti clinici per i pazienti. Tutte sfide che oggi vanno affrontate con risposte concrete, che devono anche garantire la sostenibilità economica del sistema.
Nel 2016 in Italia la spesa sanitaria, pubblica e privata, si attestava al 9,2% del pil, rispetto a una media europea del 9,4%. Restringendo l’analisi alla spesa pubblica, in Italia quella per la Sanità è del 14% sul totale, anche in questo caso meno della media europea (15,2%). Eppure la spesa sanitaria in termini nominali è aumentata da 143,6 miliardi di euro nel 2013 a 149,5 miliardi nel 2016, per via dell’invecchiamento della popolazione e il cronicizzarsi di molte malattie, ma tale aumento non è stato sostenuto da un parallelo aumento di pil. Secondo l’Istat oggi gli italiani over 65 sono 13 milioni – il 22% della popolazione – e di questi 8 su 10 soffrono di patologie croniche, con un costo sanitario circa 2,8 volte quello medio pro capite. Da qui a 30 anni, quando i cittadini più anziani supereranno un terzo del totale, il rapporto crescerà fino a 3,5 volte. Sarà quindi sempre più difficile preservare l’equilibrio finanziario del Sistema Sanitario, cosa molto difficile già oggi, se si considera l’esplosione proprio in questa fascia d’età dell’incidenza delle patologie neurodegenerative, quelle a maggior impatto socio economico e assistenziale. Un valido alleato in questa sfida deve essere l’innovazione, tecnologica ma anche di processo, organizzativa e clinica. In particolare un aiuto concreto può arrivare dall’Internet of Things, che utilizza sensori, app e monitoraggio a distanza per fornire in continuo informazioni cliniche, ma anche i dati in cloud che permettono ai clinici l’accesso alle informazioni necessarie per il trattamento dei pazienti a casa, nel loro ambulatorio o altrove, consentendo il consulto con altri specialisti in tutto il mondo.
Da un’analisi di GE Healthcare un’applicazione ottimale dei sistemi di Industrial Internet negli ospedali – che migliori tracciabilità dei trattamenti, flusso dei pazienti e utilizzo delle tecnologie, in modo da migliorare l’efficienza solo dell’1% – si tradurrebbe in un risparmio per il Ssn di oltre 1 miliardo di euro l’anno. Su questo fronte, tuttavia, l’Italia deve ancora fare molta strada: nel 2016, la spesa pubblica per la digitalizzazione della Sanità in Italia è stata 1,27 miliardi di euro, cioè circa l’1,1% della spesa pubblica, 21 euro per abitante, e per giunta in contrazione del 5% rispetto al 2015. Le potenzialità inespresse della Sanità 4.0 restano molte: già oggi si possono introdurre applicazioni innovative per la gestione delle liste d’attesa o dell’appropriatezza prescrittiva in modo da eseguire solo esami necessari.
Ma a tale scopo vanno superati alcuni ostacoli, che gli operatori del settore indicano nella carenza di risorse finanziarie e umane e nella scarsa preparazione professionale degli addetti ai lavori. È quindi fondamentale investire sulla Sanità digitale anche in termini di risorse umane.
Se il futuro della Sanità italiana passa per l’innovazione digitale, a questa si deve accompagnare l’ammodernamento del parco tecnologico. In Italia, infatti, un gran numero di apparecchiature ha superato i limiti di obsolescenza tecnologica e non soddisfa più gli standard di utilizzo: secondo Assobiomedica, l’età media dei sistemi di diagnostica per immagini supera i 7 anni, in alcuni casi addirittura i 13 anni. Una sanità dalla tecnologia obsoleta è limitante nel risultato clinico, e a volte è rischiosa per il paziente e per gli stessi operatori sanitari, oltre a presentare maggiori costi di manutenzione e gestione. Bisogna perciò svecchiare il parco installato e qui le proposte non mancano: compartecipazione di capitali pubblici e privati, ricorso alla leva fiscale, rottamazione dell’usato, estensione del piano nazionale Industria 4.0 e relativo iper-ammortamento agli investimenti nella Sanità. Oggi il peso delle tecnologie nella cura dei pazienti tende a crescere rispetto alle altre voci di spesa. Restando fermi su questo versante si rischia di lasciare l’Italia fuori della medicina di eccellenza. (riproduzione riservata)
*amministratore delegato,
GE Healthcare Italia
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