Le casse previdenziali raddoppiano su Arpinge nelle infrastrutture

di Anna Messia
Le risorse messe a disposizione quattro anni fa sono state quasi interamente investite. Arpinge, la società di investimenti nelle infrastrutture nata a fine 2013 su iniziativa di tre casse previdenziali, Inarcassa (architetti e ingegneri), Cipag (geometri) e Eppi (periti industriali), è la prova che il risparmio pensionistico può essere utilizzato con successo a sostegno dell’economia reale. Nel suo portafoglio ci sono investimenti nell’energia da fonti rinnovabili (solare, eolico e idroelettrico) che producono 57,6 megawatt e c’è anche il primo progetto di riqualificazione energetica realizzato in Italia con la tecnica del project financing nella grande distribuzione, che ha coinvolto 25 punti vendita Conad del Tirreno. C’è anche Gespar, società che gestisce i parcheggi di Parma e che ha reso Arpinge il sesto operatore italiano nel settore. Investimenti, per il 25% greenfield, che hanno già cominciato a dare frutti: il bilancio 2017 si è appena chiuso con un utile netto d’esercizio di 1,12 milioni con 3,84 milioni di ricavi, in crescita del 23% rispetto all’anno prima. Dalle tre aree di investimento sono arrivati ricavi per 17 milioni di euro e un margine operativo lordo (ebitda) di 13,3 milioni. Numeri che hanno convinto le casse, in particolare le più gradi, Inarcassa e Cipag, a puntare nuove risorse sulla società guidata da Federico Merola. Tanto che a gennaio scorso il capitale di Arpinge è cresciuto da 100 a 170 milioni, ma c’è spazio ancora per nuovi investitori e l’interesse non sembra mancare. A oggi il capitale sociale di Arpinge risulta sottoscritto, per la precisione, per complessivi 173,33 milioni, con possibilità di arrivare a 300 milioni fino a luglio prossimo. «Siamo stati contattati nei mesi scorsi da diversi potenziali investitori, anche esteri, e l’interesse sembra alto», dice Merola anche «se in questo momento l’Italia viene vista con molta cautela dall’estero mentre gli investitori italiani non sono abituati a valutare questo tipo di iniziative e sono molto lenti nell’esaminarle. In molti casi sono alla prima volta e questo richiede un processo di analisi assai più lungo», spiega.
I progetti su cui investire sembrano però decisamente numerosi. A dicembre dello scorso anno Arpinge aveva impegnato circa 90 milioni, effettuando nel 2017 operazioni per più di 37 milioni con un’accelerazione delle attività superiore al 60%. «Nel contempo è proseguito anche lo sviluppo della cosiddetta pipeline di nuove opportunità che oggi ha superato 900 milioni, di cui circa 100 sono in negoziazione e perfezionabili entro quest’anno», continua Merola. In ballo ci sono per esempio altri investimenti nel settore dei parcheggi dove, vista la frammentazione del mercato, Arpinge potrebbe posizionarsi in poco tempo al vertice. «La pipeline nel settore dei parcheggi ammonta a 350 milioni», dice il numero uno di Arpinge spiegando che la società ha fatto un lavoro certosino in questo mercato, con un censimento di tutti i Comuni sopra 40 mila abitanti. Ma Arpinge potrebbe presto guardare anche ad altri comparti. La sensazione è che la società voglia prima consolidare la propria posizione nei settori in cui ha già chiuso operazioni, per raggiungere una sufficiente massa critica, ma abbia già allo studio altre opportunità, per esempio nei settori del gas e della sanità. «Abbiamo dimostrato con i fatti che i progetti su cui investire ci sono e sono tanti ma mancano ancora investitori come noi, gestori puri degli investimenti senza conflitti di interesse e dalle adeguate competenze tecniche», conclude Merola, «l’impressione è che il piano Juncker (il maxi piano europeo da 350 miliardi a sostegno dell’economia reale, ndr) non abbia ancora cambiato culturalmente il Paese, mentre uno dei tre pilastri prevedeva di incoraggiare la costituzione di investitori istituzionali negli Stati membri». (riproduzione riservata)
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