Le Casse investono sul paese Risorse a infrastrutture e Pmi

Pagine a cura di Simona D’Alessio

La penisola conserva un consistente «appeal» per le Casse previdenziali dei professionisti: è nei nostri confini, infatti, che rimane oltre la metà (circa il 58%) del loro patrimonio investito che, complessivamente, stando a quanto ha rivelato l’ultimo rapporto sulle attività finanziarie presentato nel novembre 2017 dall’Adepp (l’Associazione che ne raggruppa 19), supera gli «80 miliardi di euro».

Pertanto, almeno 47 miliardi vanno ad irrobustire proprio il tessuto economico nazionale. E, stando alla ricognizione effettuata da ItaliaOggi Sette, le iniziative messe in cantiere (e, in parte, già in pieno fermento) nel 2018 sono in graduale incremento, con una particolare attenzione rivolta, spesso mediante l’impiego di fondi di private equity, alla valorizzazione delle piccole e medie imprese (Pmi) che sono pari a circa il 98% delle realtà produttive che attualmente sono attive in Italia.

Al tempo stesso, come è possibile leggere nella tabella a fianco, che riassume i principali interventi di allocazione di risorse, l’interesse degli enti disciplinati dai decreti legislativi 509/1994 e 103/1996 si è concentrato sul comparto delle grandi infrastrutture: a testimoniarlo, per esempio, è la scelta compiuta dalla Cassa forense, che ha investito 150 milioni nel nuovo fondo, il terzo, di F2i che «prevede di aggregare e rendere più efficienti le reti infrastrutturali italiane del gas e dell’acqua, oltre a gestire al meglio la rete dei piccoli e medi aeroporti» dello Stivale. L’iniziativa, ha sottolineato l’istituto pensionistico degli avvocati, è «la conferma di quanto di buono F2i abbia già fatto nel primo e nel secondo fondo», piani ai quali l’adesione è arrivata «fin dall’inizio, e che hanno e stanno dando rendimenti in doppia cifra», è stato puntualizzato.

L’Enpam (medici e odontoiatri) ha proiettato, invece, lo sguardo sulla governance di grandi società quotate: lo scorso anno ha, infatti, avviato un’iniziativa del portafoglio strategico Italia, che vede al momento tre partecipazioni rilevanti (in Eni, Enel e Bpm) e che, nei dodici mesi del 2018, potrebbe essere ulteriormente ampliata.

Supportare l’economia reale del paese nella visione dell’Enpacl (consulenti del lavoro) significa anche dare una mano agli esponenti della propria categoria professionale, coloro che nella nostra Penisola hanno deciso di compiere il percorso di studi e di esercitare l’attività: nel budget per il 2018 della Cassa è presente una voce per la sottoscrizione di un fondo immobiliare indirizzato alla strutturazione di un campus universitario, che possa offrire corsi di laurea e master in materia di consulenza del lavoro.

E, se di 413 milioni messi sul piatto per operazioni finanziarie da Enasarco (agenti e rappresentanti di commercio) circa 180 milioni sono investiti «specificatamente in Italia», l’Eppi (periti industriali) stima di detenere alla fine del 2018 un patrimonio dell’ammontare di «1,2 miliardi», dei quali circa il 30% investito nell’economia reale, annoverando anche la parte di risorse immessa «nel debito pubblico nazionale e nel mattone domestico».

Missione della Cnpadc (dottori commercialisti) pure per l’anno in corso sarà quella di agire a supporto del tessuto economico nazionale e internazionale, sovvenzionando sia progetti infrastrutturali, sia il finanziamento delle Pmi, con una dotazione di oltre 150 milioni, ritenuta dalla Cassa in probabile crescita, man mano che «i gestori individueranno iniziative idonee». I progetti ad elevato impatto sociale sono maggiormente favoriti dall’Enpap (psicologi): nello specifico, si punta a realizzare piani «capaci di diventare economicamente sostenibili e remunerativi dell’investimento, in grado di coprire il costo di start-up, nonché di generare un risparmio per la pubblica amministrazione», viene riferito dall’Ente, qualora «inseriti in un meccanismo di pay by result, quale, ad esempio, i social impact bond inglesi»; l’elemento estremamente innovativo nello scenario finanziario è costituito dalla assegnazione di un preciso valore finanziario ad un esito di carattere sociale e, poiché risolvere un simile problema equivale ad evitare un costo che graverebbe inevitabilmente sulle «spalle» (ossia sui conti) dello stato, tale risparmio mette la Pubblica amministrazione nelle condizioni di poter «remunerare gli investitori privati». Ecco perché l’Enpap (ma, presumibilmente anche altri enti pensionistici privati e privatizzati) fa sapere di attendere con trepidazione l’emanazione del decreto attuativo per dare il via al fondo per l’innovazione sociale, che è stato istituito a dicembre, grazie alla legge di Bilancio per il 2018 (commi 205, 206 e 207 dell’art. 1 della legge 205/2017).

Sulla stessa linea, intanto, si sta muovendo l’Enpav (veterinari), meditando di appostare quanto prima risorse in fondi immobiliari specializzati nella gestione delle Residenze sanitarie assistenziali. L’ente, inoltre, tiene a ricordare di essere fra quelli che, insieme all’Enpam, alla Cassa forense, a Inarcassa (ingegneri e architetti), all’Eppi, all’Enpaia (periti agrari) e all’Epap (chimici, geologi, attuari e dottori agronomi e forestali), hanno stabilito di scommettere sulle potenzialità della cosiddetta «Disneyland del cibo», ovvero il progetto FICO (un acronimo che sta per Fabbrica Italiana COntadina), il parco bolognese che è «destinato a diventare la struttura di riferimento a livello mondiale per la divulgazione a carattere scientifico di tutte le tematiche connesse all’alimentazione e alla conoscenza del settore agroalimentare italiano».

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