Il laboratorio italiano di Groupama

L’assicuratore francese punta sull’Italia che farà da apripista per l’innovazione tecnologica del gruppo. Niente vendite, semmai acquisti per compiere un salto dimensionale. Parola del ceo, Uzel
di Anna Messia

Groupama punta forte sull’Italia che sarà chiamata a fare da apripista per l’innovazione tecnologica dell’intero gruppo. La mutua francese è pronta a investire importanti risorse sul Paese che, con 1,5 miliardi di premi, rappresenta già il primo mercato subito dopo la Francia, e per realizzare il progetto ha chiamato uno dei top manager del gruppo: Dominique Uzel appena nominato amministratore delegato e direttore generale di Groupama Italia. Uzel, in verità non è nuovo all’Italia. È già stato alla guida del Paese dal giugno 2014 al luglio 2016. Poi è arrivata la sfida internazionale con la sua nomina a responsabile di tutti gli 11 Paesi nei quali la compagnia è presente nel mondo. E in questi anni Uzel è stato anche membro del group executive committee, il comitato guidato da group ceo, Thierry Martel, nel quale siedono i 20 manager chiave chiamati a definire le strategie di Groupama nel mondo, incarico che ora dovrà lasciare per guidare l’Italia. «Torno con molta soddisfazione», racconta a MF-Milano Finanza, «la sfida è importate visto che il gruppo ripone importanti aspettative sul Paese. Il 2017 si è chiuso con un bilancio positivo ma abbiamo ancora molto da fare».

Domanda. Partiamo proprio dai numeri del bilancio appena chiuso da Groupama Italia. L’utile è salito del 21%, a 40,5 milioni, ma il combined ratio resta ancora alto, al 98%. Cosa farete per aumentare la redditività?
Risposta. Il dato del 98% è già un miglioramento rispetto al 102% del 2016 (anno in cui, di fatto, i costi e i sinistri pagati hanno eguagliato i premi, ndr), ma ovviamente non siamo ancora pienamente soddisfatti. Il piano 2018-2020, che abbiamo appena presentato dovrà accelerare la sterzata e prevede quattro interventi strategici, tre dei quali puntano proprio a migliorare la redditività del Danni per arrivare a un combined del 95-96% a fine piano.

D. Di che interventi si tratta?
R. Il primo prevede un ribilanciamento del portafoglio Danni Auto e Non Auto con una crescita del ramo non auto soprattutto a vantaggio di polizze per l’abitazione, la persona e le Pmi. Già nel 2017 i premi danni non auto sono saliti del 6%, contro il 2,7% del mercato, vogliamo continuare su questa strada.

D. L’anno scorso è cresciuta, però, anche la vostra raccolta di polizze Rc auto, arrivata a poco meno di 740 milioni, +4%. Il mercato assicurativo continua a risentire di un trend negativo in questo comparto. Come uscirne?
R. Con l’aiuto del secondo e terzo pilastro del nostro piano. Ovvero ulteriori interventi per migliorare la gestione dei sinistri e ridurre i costi. Una manovra che è già iniziata ma che ha ancora ampi margini di miglioramento e poi con un forte sviluppo della telematica e dell’elaborazione dei dati, che servirà a migliorare la selezione del rischio. È proprio su quest’ultimo pilastro che il gruppo è pronto a investire forte sull’Italia, considerata il laboratorio dell’innovazione.

D. Di quali investimenti parliamo?
R. Groupama ha previsto di investire 10 milioni di euro l’anno per i prossimi tre anni in tecnologia e inoltre ha investito su una start up italiana G Evolution, che si occupa di servizi telematici. G sta per Groupama e la società dovrà sperimentare nuovi progetti evolutivi e innovativi per l’intero gruppo. Del resto, l’Italia è un terreno fertile per l’innovazione, visto che è uno dei Paesi dove c’è il maggior numero di scatole nere per automobili al mondo. Anche Groupama Italia dispone oggi di circa 400 mila polizze auto connesse, il 32% del portafoglio complessivo e puntiamo al 50% in tre anni. I dati e l’elaborazione dell’informazione sono l’oro del futuro per questo abbiamo deciso di dotarci di una piattaforma tecnologica Open e di gestirli internamente creando G Evolution, che ci consentirà di passare dalla raccolta dei dati alla loro elaborazione. Una piattaforma tecnologica aperta, che ci consentirà di lavorare con altri partner. Proprio in questi giorni stiamo definendo un accordo con un Insurtech della Silicon Valley.

D. Resta fuori l’ultimo pilastro del piano. Di cosa si tratta?
R. Interviene nel ramo Vita che nel 2017 ha raccolto poco meno di 400 milioni di euro di premi rispetto agli 1,1 miliardi nel Danni, con un giro d’affari stabile. Il peso è relativo ma anche in questo caso puntiamo a migliorare la redditività L’anno scorso c’è stato un incremento delle polizze unit linked del 43% (che offrono alle compagnie migliori margini, ndr), per merito soprattutto della nostra rete agenziale che ha saputo adattarsi alle diverse condizioni di mercato.

D. Nei mesi scorsi non erano mancare voci di possibili dismissioni di Groupama Italia. Ipotesi a questo punto definitivamente accantonate?
R. Gli investimenti programmati e il mio arrivo alla guida del Paese dimostrano con i fatti che Groupama è pronta a puntare ancora sull’Italia.
D. Anche con nuove acquisizioni? Sul mercato c’è il dossier Pramarica Life…
R. Per ora siamo impegnati nell’esecuzione del piano e sono convinto che se faremo bene il gruppo sarà pronto a nuovi investimenti e acquisizione. Ma dovrebbe trattarsi di un’operazione in grado di rappresentare una crescita significativa di Groupama nel Paese.

D. Cosa porterà in Italia dalla sua esperienza internazionale?
R. Ho osservato molto da vicino il mercato cinese. Groupama è il secondo assicuratore straniero del Paese nel mercato non Vita, con uffici e rappresentanze in sei province. In Cina dominano le nuove tecnologie e i nuovi modelli di business. Basti pensare a colossi come Alibaba. Innovazioni possono essere esportate in Europa e con G Evolution siamo pronti a raccogliere la sfida, a partire dall’Italia. (riproduzione riservata)
Fonte: