Cumulo, l’Inps pronto a pagare

Boeri: subito l’avvio. Sulle spese deciderà un tavolo tecnico
di Simona D’Alessio

«Nodo» delle spese del cumulo gratuito dei contributi da sciogliere in separata sede fra Inps e Casse dei professionisti, favorendo così l’avvio della procedura, per non penalizzare chi ha diritto alla pensione. Ma con una scadenza: se non si raggiungerà un’intesa «entro 60 giorni», la decisione la prenderà un giudice. Parola del presidente dell’organismo pubblico Tito Boeri che, contrario a far gravare sui lavoratori «lo scotto» del contenzioso (il calcolo degli oneri è di 65,04 euro a domanda), ha inviato agli Istituti privati «un testo di convenzione modificato, nel quale si afferma che ci sarà un tavolo tecnico comune per discutere sull’ammontare dei costi, fermo restando», torna a puntualizzare, che «vanno ripartiti in base alle quote di pensione erogate da ciascuna gestione». Il nuovo testo di convenzione permetterà da subito di sbloccare i pagamenti evitando ulteriori ripercussioni sui professionisti coinvolti. Peraltro, spiega un nota dell’Inps, l’Istituto ha presentato mercoledì ai gruppi tecnici delle Casse la piattaforma informatica per la gestione delle prestazioni in cumulo e «pertanto confida in una rapida stipula della convenzione per procedere alla liquidazione delle prime pensioni».
Gli Enti, però, non ci stanno, evidenziando la «correttezza» del percorso intrapreso e invocando la sottoscrizione da parte dell’Inps delle convenzioni spedite lunedì con firma in calce. E fanno trapelare i contenuti del parere richiesto dall’Inps al ministero del welfare: dai documenti acquisti dalla Cassa di previdenza dei dottori commercialisti (Cnpadc), «tramite formale richiesta di accesso agli atti», fa sapere l’Adepp (l’Associazione degli Enti), «è emerso come già il 14 marzo» il dicastero di via Veneto «avesse inviato all’Inps una risposta a firma del capo di gabinetto che non avallava la richiesta dei 65 euro». Nel dettaglio, viene richiamata in causa una precedente convenzione, quella che regola lo strumento delle totalizzazione, in vigore dal 2007, mai disdetta, che non prevede per le Casse altro che la corresponsione degli oneri postali e bancari per consentire l’erogazione delle prestazioni (si veda anche ItaliaOggi del 14 marzo 2018). E si rende noto quanto scritto, ossia che «non è possibile accondiscendere al sistema di compartecipazione agli oneri definiti con la convenzione trasmessa dall’Inps e secondo le modalità proposte, mentre appare ragionevole l’eventuale limitata partecipazione ai costi che sono stati, ad esempio, già individuati nel citato art. 14 della convenzione» di 11 anni or sono che disciplina, appunto, la totalizzazione.
Nel frattempo, fra i professionisti monta l’amarezza per la mancata fruizione della chance del cumulo non oneroso. Il sindacato degli ortopedici Nuova Ascoti scrive che in «molti» hanno abbandonato il lavoro «confidando nell’immediata pensione, ma in effetti, continuano ad aspettare senza stipendio e senza assegno» che si faccia chiarezza sulla ripartizione delle spese gestionali. E se l’Adc (Associazione dottori commercialisti) reclama l’avvio del pagamento delle pensioni, invitando i ministeri vigilanti ad approvare la delibera in materia di cumulo della Cnpadc, un altro sindacato di categoria, l’Ungdcec (Unione giovani dottori commercialisti), ritiene che vada attuata il prima possibile la legge (236/2016), e che «con estrema urgenza» l’Inps debba provvedere all’erogazione delle prestazioni ai richiedenti. Ma «senza pretendere dalle Casse alcun obolo di 65 euro».
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