Aumentano i pensionati d’oro

Fra assegni vitalizi diretti, di reversibilità e trattamenti a carico delle amministrazioni regionali, degli organismi costituzionali e di altri enti, aumenta il numero delle «prestazioni pensionistiche d’oro». Passano da 29.093 a 29.385, nel 2016, i percettori di queste pensioni per un costo complessivo annuo per le finanze pubbliche di 1.346,8 milioni di euro (seppur in diminuzione rispetto al 1,4 miliardi dell’anno precedente).
È questo il non semplice conteggio fatto dal Centro studi Itinerari previdenziali nel suo quinto rapporto sul bilancio previdenziale italiano.

Anche in questo caso utile al dibattito politico sull’abolizione dei vitalizi ma che, come ricorda il presidente del Centro studi di Itinerari previdenziali, Alberto Brambilla, dovrà fare i conti con «la palese incostituzionalità della norma». Primo punto, dunque, mancano le informazioni. Infatti, Regione siciliana (Fondo Pensioni Sicilia) che gestisce un fondo di previdenza sostitutivo per i propri dipendenti, camera dei deputati e senato della Repubblica per i propri dipendenti e per le cariche elettive che sono soggette a ritenute contributive per i vitalizi, Corte costituzionale per i giudici e i propri dipendenti, Presidenza della Repubblica per i propri dipendenti, Regioni per le cariche elettive che sono soggette a ritenute contributive per i vitalizi, Fondo agenti marittimi e aerei non pubblicano né comunicano i dati al Casellario centrale delle posizioni previdenziali attive istituito nel 2004.

Enti ed organi costituzionali. Nell’analizzare la spesa pensionistica non passa inosservato il dato riferito alla Regione Sicilia (si veda tabella in pagina), dove per finanziare le pensioni dei 16.774 dipendenti in quiescenza nel 2016 si è fatto fronte a un esborso di oltre 626 milioni di euro, tra pensioni dirette e indirette. Anche sui bilanci di Camera e Senato le pensioni (dei dipendenti) e i vitalizi (dei parlamentari cessati dal mandato) rappresentano una posta di bilancio tutt’altro che residuale: nel 2016 la spesa complessiva a Montecitorio ha raggiunto la quota di 395 milioni di euro. Mentre a Palazzo Madama si è attestata a quasi 215 milioni. A ben guardare, tuttavia, la spesa per le pensioni dei dipendenti è nettamente superiore a quella sostenuta per pagare i vitalizi degli ex parlamentari: alla Camera la prima ammonta a 264 milioni, a fronte di 131 milioni spesi per i 2.106 assegni vitalizi di cui 1.464 assegni diretti (erano 1.445 lo scorso anno) e i 642 (10 in meno dello scorso anno) assegni di reversibilità.
Al senato, invece, a fronte di 142 milioni spesi per le pensioni dei dipendenti, ve ne sono quasi 72 milioni stanziati per i 1.261 assegni vitalizi diretti e indiretti maturati da ex senatori.
Rispetto allo scorso anno la variazione nella composizione del senato è notevole: 891 i vitalizi diretti e 378 quelli di reversibilità. Il numero di prestazioni erogate ai dipendenti della Presidenza della Repubblica in quiescenza non è reperibile dai dati relativi al bilancio 2016 per cui si è confermato il dato dello scorso anno (1.783). Gli importi medi delle pensioni dell’altra previdenza vedono in testa i giudici costituzionali con 199.091 euro (sono in pagamento solo 22 pensioni dirette e 12 di reversibilità) seguite a distanza da deputati e senatori, i cui vitalizi medi ammontano rispettivamente a 73.019 e 67.198 euro.
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