Adesso è Posta celere

Dopo la presentazione del nuovo piano industriale, il titolo in borsa ha cominciato a correre toccando il massimo storico dall’ipo di un anno e mezzo fa. Ma ora pesa l’incognita legata al nuovo governo
di Anna Messia
La bella addormentata sembra essersi finalmente risvegliata. Da quando il numero uno di Poste Italiane Matteo Del Fante lo scorso 27 febbraio ha presentato il nuovo piano industriale del gruppo, battezzato Deliver 2022, il titolo della società controllata da Cassa Depositi e Prestiti (35%) e dal ministero dell’Economia (29,26%) ha preso a correre oltre le più rosee previsioni. Dando un po’ di soddisfazione specie ai piccoli risparmiatori che due anni e mezzo fa, il 27 ottobre 2015, avevano scommesso sull’ipo più grande d’Europa sottoscrivendo i titoli del gruppo postale a 6,75 euro per azione. Da allora il titolo non si era mosso però più di tanto. Certo, nel calcolo bisogna tenere conto della bonus share, ovvero dell’azione gratuita ogni 20 detenute offerta a chi, a partire dal 27 novembre 2015, le avesse mantenute in portafoglio per almeno un anno. La bonus share è stata distribuita a dicembre 2016, quando il titolo valeva 6,3 euro, rappresentando di fatto un rendimento netto del 4,6%. Detto ciò, in questi anni il titolo Poste Italiane non aveva mai superata la soglie dei 7,2 euro e solo nei giorni scorsi hanno ripreso la corsa, registrando un massimo storico a 7,35 euro.
A premiare sono stati evidentemente gli obiettivi messi nero su bianco nel piano industriale quinquennale firmato da De Fante, che per esempio già per quest’anno prevede una crescita del risultato operativo di Poste Italiane a 1,48 miliardi (+13%) e un utile netto di 1 miliardo (+13%), mentre per il 2022 il risultato operativo è atteso a 1,8 miliardi e l’utile netto a 1,2 miliardi. Obiettivi tanto ambiziosi da sorprendere gli analisti, nonostante, come ribadito più volte dal numero uno del gruppo, il piano si basi su «ipotesi prudenti con rischio di esecuzione limitato». A sorprendere in positivo è stata anche nuova politica sui dividendi; la cedola non sarà più fissata partendo da una soglia predefinita di payout, che l’ex amministratore delegato Francesco Caio al momento dell’ipo, aveva indicato all’80%. «Il nuovo messaggio è che ci impegneremo ad accrescere il dividendo del 5% ogni anno, a prescindere dall’andamento del gruppo», ha promesso Del Fante al mercato, che ha chiaramente gradito la promessa. Pressoché tutti analisti hanno rialzato il target price di Poste Italiane ad almeno 8 euro per azione. Quelli di Equita , per esempio, che hanno incontrato Del Fante durante il roadshow avviato subito dopo la presentazione del piano, hanno fissato il prezzo obiettivo a 8,1 euro. «Nel recente roadshow il top management ha ulteriormente rafforzato la lettura positiva del piano 2018-2022, confermando la sensazione di prudenza dei target e l’esistenza di diversi buffer per compensare eventuali sorprese negative», hanno scritto.

Il piano di Del Fante poggia in particolare tre pilastri. Il primo step del nuovo assetto è stato completato con la risistemazione degli accordi con la Cassa Depositi e Prestiti per conto della quale il gruppo guidato da Del Fante distribuisce Buoni e libretti negli uffici postali. Tale partnership, se le cose andranno come previsto, dovrebbe fruttare a Poste Italiane commissioni annue di 1,8 miliardi. Ma il gruppo è anche lavoro per far crescere la divisione legata ai pagamenti, oltre che per risistemare la divisione corrispondenza e pacchi. I postini, secondo la visione di Del Fante, dovranno assumere un ruolo sempre più importante nel gruppo, in particolare tramite l’attività di consegna dei pacchi, un business in rapido sviluppo in Italia che però finora ha visto Poste Italiane in un ruolo defilato. Non solo; in ballo c’è anche l’evoluzione dei servizi finanziari e assicurativi con il previsto dei piani non sembra essere molto aggressivi su quest’ultimo fronte: la crescita prevista nel ramo Danni, da 99 milioni a 200 milioni di ricavi al 2022, sconta un contributo molto limitato dell’Rc Auto (circa 40 milioni a fine piano), visto che gran parte delle commissioni addizionali dovrebbe arrivare dal segmento protezione e salute. La strategia del gruppo in questo ambito è in via di definizione. Del Fante, presentando il nuovo piano industriale, aveva parlato della necessità di individuare partner ai quali affiancarsi per crescere in questi settori e tavoli di lavoro sarebbero stati avviati con Generali e Unipol (mentre il colloquio inizialmente aperto con Allianz si sarebbe interrotto). La discussione con le altre compagnie non sarebbe però limitata all’Rc Auto ma sarebbe aperta anche allo sviluppo dell’assicurazione nel segmento pmi, welfare e salute.

Va infine sottolineata l’incognita che ha iniziato a pesare su Poste Italiane all’indomani delle elezioni che hanno portato alla vittoria di Movimento 5 Stelle e Lega. Il mandato di Del Fante, chiamato al timone di Poste Italiane dall’ex premier Matteo Renzi ma con Paolo Gentiloni già primo ministro, scadrà solo nel 2020, ma non si possono escludere cambi della guardia anticipati nel caso (molto probabile) in Italia si insedi un governo di orientamento politico diverso. Si vedrà; intanto il mercato continua a fare tifo per Del Fante. (riproduzione riservata)
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