Welfare aziendale, soluzioni su misura

di Carla Signorile
La Legge di Bilancio 2017 ha reso ancora più appetibile il welfare aziendale, ovvero l’insieme delle iniziative volte a incrementare il benessere del lavoratore e della sua famiglia, come per esempio buoni pasto o agevolazioni per asili nido. Si tratta di un mercato redditizio cui le banche guardano con sempre maggiore interesse. Di questo ha parlato nella trasmissione I vostri soldi di Class Cnbc Alessandro Scarfò, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Assicura e responsabile dell’area commerciale di Intesa Sanpaolo Vita.

Domanda. Che cosa si intende esattamente per welfare aziendale?
Risposta. La possibilità da parte del lavoratore di investire una quota del premio di produzione in beni e servizi messi a disposizione dall’azienda a tariffe difficilmente raggiungibili in maniera individuale. Dai servizi più classici, legati a previdenza integrativa e salute, per arrivare a tutto ciò che riguarda il bilanciamento fra la vita professionale e vita personale, tema particolarmente importante per le donne.

D. Si riferisce agli asili nido?
R. Sì, ma anche a baby sitter, badante, casa di riposo, ai campi estivi. Senza dimenticare tutto ciò che ha lo scopo di migliorare la qualità della vita, come viaggi e iniziative culturali. Tutto questo può essere acquistato dal dipendente fino a concorrenza della somma massima percepita come premio di produzione.

D. Con la Legge di Stabilità 2017 il welfare aziendale è ancora più conveniente. Che cosa cambia da quest’anno?
R. Innanzitutto quando parliamo di welfare pensiamo sempre a quello pubblico, che, tra spese relative alla previdenza e quelle per la salute, risulta molto affaticato. Da qui la necessità di uno sforzo di integrazione tra pubblico e privato a cui il legislatore ha risposto con un’agevolazione fiscale che vede coinvolti sia il mondo delle aziende sia quello dei dipendenti.

D. Quali sono i benefici fiscali contenuti nella Legge di Stabilità 2017?
R. È stato innalzato il plafond in termini di premio di rendimento fino a 3 mila euro, tassati con una aliquota flat al 10%, sempre nell’ipotesi in cui il dipendente scelga di prendere il denaro in contanti. Ma può anche decidere di incassarlo sotto un’altra forma, acquistando beni o servizi contrattati dall’azienda, la quale ha un potere negoziale maggiore rispetto a un singolo individuo.

D. Parliamo di tariffe scontate?
R. Esatto. Si è stimato che il potere di acquisto possa portare fino a uno sconto del 25%. E se pensiamo che solo per la spesa sanitaria non coperta dal pubblico spendiamo ogni anno 30 miliardi, possiamo immaginare l’ammontare di denaro in gioco a beneficio dei lavoratori dipendenti.

D. Il tetto per accedere ai benefici fiscali è stato alzato ad 80 mila euro; ora la platea più coinvolge anche i quadri?
R. I quadri ed i dirigenti non apicali.

D. Perché in Italia il welfare aziendale stenta a decollare?
R. Manca ancora un’adeguata informazione. È necessario far capire a tutti le opportunità di miglioramento della vita del singolo dipendente e del clima aziendale. Il tutto alla fine si traduce in maggiori produttività e attaccamento all’azienda.

D. Quali sono i servizi del welfare aziendale più apprezzati dai dipendenti?
R. La componente della salute è molto sentita, così come la necessità di integrare la pensione. Ma la caratteristica che i dipendenti apprezzano maggiormente è la flessibilità: la possibilità di coniugare la loro vita professionale con quella privata.

D. Come si pone Intesa Sanpaolo sul fronte del welfare aziendale?
R. A breve saremo sul mercato con una proposta completa e articolata in grado di rispondere in modo diretto a questa esigenza. Offriremo schemi riguardanti la sanità, la previdenza e il bilanciamento fra vita personale e vita professionale, oltre ad aspetti legati alla vita sociale, come viaggi e iniziative culturali. Con la fortuna, oltretutto, di poter accedere ad un palcoscenico di imprenditori molto ampio, nostri clienti da tanti anni. (riproduzione riservata)

(ha collaborato Silvana Sempreviva)
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