I soci Carige contro gli ex vertici

di Francesco Canavesio
Alla fine l’assemblea degli azionisti di Carige ha detto sì. Sì al bilancio 2016 e sì all’azione di responsabilità contro gli ex vertici. Nella sala Maestrale (nomen omen, vento di tempesta) del centro congressi del Porto Antico di Genova ieri l’assemblea di Carige , guidata dal presidente Giuseppe Tesauro, dall’amministratore delegato Giuseppe Bastianini e da Vittorio Malacalza, vicepresidente ma soprattutto acclamato salvatore della banca-patria, i 419 aventi diritto al voto, pari al 31,42% del capitale, hanno approvato il bilancio 2016, chiuso con una perdita di 313,6 milioni. Un po’ inferiore la perdita di gruppo, a 297,3 milioni, segno che gli altri istituti collegati reggono ancora dignitosamente. I conti restano quelli illustrati dopo il cda di fine febbraio ed evidenziano una crescita del 9,9% del mol e risparmi sugli oneri di gestione per 80,4 milioni, in discesa del 13,2% rispetto a un anno prima. Il portafoglio di crediti deteriorati a fine anno era pari a 7,3 miliardi lordi (4 miliardi netti).

Più attesi erano gli altri conti, quelli da fare col vecchio management tramite l’azione di responsablità contro gli ex vertici, ossia l’ex amministratore delegato Piero Montani e l’ex presidente Cesare Castelbarco Albani, e contro Amissima, la compagnia assicurativa controllata dal fondo Apollo, che ha acquisito Carige Assicurazioni e Carige Vita Nuova. L’assemblea ha approvato con il 99% dei voti favorevoli l’autorizzazione a intraprendere un’azione di responsabilità nei confronti dell’ex presidente Giovanni Berneschi e con il 76,4% nei confronti di Cesare Castelbarco Albani (ex presidente) e di Piero Montani, ex amministratore delegato. La richiesta di risarcimento è di 1,25 miliardi. Sul tema azione di responsabilità Tesauro ha tolto ogni dubbio all’assemblea in apertura di seduta: «Abbiamo delegato alla magistratura ogni valutazione su comportamenti per noi anomali da parte dei precedenti amministratori della banca e del fondo Apollo. Modalità, tempi, contesto non appaiono conformi a principi di correttezza economica. Abbiamo fiducia nella magistratura e quindi lasciamo che se ne occupi il tribunale di Genova e un tribunale arbitrale». I motivi del contendere sono tutti nei mugugni dei piccoli azionisti. Il fatto che le due assicurazioni siano state vendute quando non ce n’era più bisogno, perché cominciavano a produrre utili, e per di più a un prezzo basso: 310 milioni più un accordo distributivo fino al 2024, che ora rappresenta uno dei principali nodi della contesa.

Chiuso l’argomento, il coup de theatre, con tanto di applauso a scena aperta, è arrivato poco dopo in scia all’intervento di Emanuele Rizzi, legale intervenuto su delega di Amissima, che ha respinto ogni accusa. «La causa avviata dalla banca», ha detto tra l’altro Rizzi, «è stata fatta per proteggere il socio di maggioranza relativa invece che gli interessi degli azionisti, per sviare l’attenzione e addossare ad Amissima scelte manageriali sbagliate degli amministratori della banca. Il teorema è inveritiero e totalmente privo di riscontri». Sulla sala è calato il gelo e anche un po’ di rabbia. A riportare la barra a dritta ci ha pensato ancora Tesauro: «Avete insultato gli azionisti, gli amministratori della banca e i dipendenti con delle volgarità che non possono essere consentite», ha detto il presidente rivolto a Rizzi. «Andate a difendere i vostri interessi in tribunale, questa non è la sede».

Bastianini è quindi entrato nel merito dell’aumento di capitale che la banca ha annunciato. «Nelle prossime settimane o quanto prima sapremo quando ci sarà il consiglio che convocherà l’assemblea; speriamo di farlo entro fino aprile o inizio maggio. L’aumento di capitale sarà a cavallo dell’estate; al consorzio di garanzia stiamo lavorando, incrociamo le dita. L’aumento», ha aggiunto l’amministratore delegato, «eè fino a 450 milioni, cui si potrà aggiungere l’eventuale accordo con controparti istituzionali interessate a convertire in capitale bond perpetui o subordinati. Abbiamo 160 milioni di euro di perpetui mentre la parte di subordinati in mano a istituzionali è intorno a 500 milioni». (riproduzione riservata)
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