Polizze, stop al capitale garantito

di Anna Messia
Da tempo le polizze tradizionali, il cuore dell’attività assicurativa Vita italiana, sono da riformare e il confronto tra le compagnie e l’Ivass è finalmente entrato nel vivo. Si tratta dei prodotti di ramo I, che come sottostante hanno una gestione separata che investe prevalentemente in titoli di Stato e che finora hanno garantito al sottoscrittore almeno il 100% di quanto investito. Proprio la loro sicurezza ha attratto e continua ad attrarre tantissimi risparmiatori, che le preferiscono alle index o alle unit linked, che sono prodotti Vita a più alto contenuto finanziario e trasferiscono il rischio di perdita al cliente. Al punto che ancora l’anno scorso le polizze tradizionali hanno continuano a rappresentare più di due terzi (76 miliardi di euro) dell’intera raccolta Vita (102 miliardi). Tale risultato è stato raggiunto nonostante il fatto che molte compagnie abbiano messo in atto politiche per frenarne la vendita. Perché, specie con gli attuali tassi d’interesse rasoterra, le gestione separate sono diventate troppo onerose per le assicurazioni sul fronte degli accantonamenti di capitale necessari in base alle nuove regole di Solvency II. Per questo le compagnie chiedono da mesi al regolatore di poter avere più flessibilità nella loro gestione; nella distribuzione delle plusvalenze, per esempio, ma anche per ridurre gli impegni di capitale. Insomma, per non smettere di fare gli assicuratori in un contento finanziario che però si è fatto decisamente più complicato. «Alla luce dell’attuale scenario finanziario stiamo valutando nell’interesse dei nostri assicurati le migliori soluzioni di revisione e ammodernamento dell’offerta delle polizze tradizionali», aveva detto il presidente dell’Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici) Bianca Maria Farina nella relazione annuale dello scorso luglio, aggiungendo che «spetterà all’Ivass, con cui abbiamo avviato un confronto, adeguare l’impianto regolamentare». E Ivass da parte sua ha dichiarato in più occasioni di essere pronta al dialogo.
Ora, dopo mesi di confronto, la soluzione sembra essere finalmente vicina e riguarderà però esclusivamente i nuovi contratti. Gli interventi di cui si sta discutendo al tavolo aperto tra le compagnie e l’istituto guidato da Salvatore Rossi sono diversi, ma ce ne sono due che potrebbero segnare una svolta. Il primo riguarda la possibilità di scendere sotto il 100% del capitale garantito. In pratica, si prevede di ridurre la garanzia al 95 o al 90% del capitale investito dal cliente. In questo modo l’impresa potrebbe essere più libera di diversificare gli investimenti e ridurrebbe anche l’entità del capitale da accantonare. Mentre il cliente perderebbe solo una piccola parte della protezione. In pratica, se le cose si dovessero mettere male, la perdita sarebbe limitata al massimo al 5-10% del capitale investito. Ma non solo; un altro intervento di cui si discute è consentire alle compagnie di avere maggiore flessibilità nella gestione delle polizze, avvicinando l’Italia ad altri mercati in cui questi meccanismi sono già previsti, come in Francia. Si tratta per esempio della possibilità di accantonare le plusvalenze in caso di vendita dei titoli presenti nelle gestioni. Oggi se una compagnia decide di vendere titoli presenti nella gestione incassando plusvalenze, è obbligata a distribuirle tutte nell’anno di riferimento. Nel nuovo sistema le plusvalenze potrebbero invece essere spalmate su più anni, consentendo alle compagnie di mettere fieno in cascina per gli anni di magra.
Tali interventi, come detto, riguardano però esclusivamente i nuovi contratti e non i vecchi, che di plusvalenze in pancia ne hanno decisamente molte: si calcola 40-50 miliardi a fine 2016. Ma intervenire su queste enormi masse e cambiare in corsa i contratti sottoscritti in passato sarebbe stato troppo rischioso. Per quanto riguarda i nuovi contratti, restano da definire alcuni aspetti non secondari, come il valore incassato dal cliente in caso di morte o riscatto anticipato. Ma l’intenzione sembra quella di arrivare a una conclusione prima dell’estate. (riproduzione riservata)
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