Niente aumento per le Generali

di Anna Messia

Generali non ha bisogno di aumenti di capitale e il miglior modo per difendersi da eventuali scalate «è creare valore per gli azionisti, proprio come abbiamo fatto nel 2016». Lo ha detto ieri il group ceo Philippe Donnet presentando il bilancio dello scorso anno e rispondendo a chi gli chiedeva se ci fossero all’orizzonte nuove possibili scalate dopo il passo indietro di Intesa Sanpaolo . «Non c’è nessuna minaccia da nessuno, né all’estero né in Italia», ha detto il manager, aggiungendo che in ogni caso le Generali devono rimanere italiane e che la miglior difesa è accelerare la crescita e creare valore per i soci. Come è successo appunto l’anno scorso. «Anche con un mercato complicato abbiamo raggiunto un risultato operativo in crescita dello 0,9% a 4,8 miliardi, il più alto nella storia del gruppo», ha sottolineato Donnet.

Si è trattato del primo bilancio firmato interamente dal top manager francese dopo l’uscita di Mario Greco e i risultati hanno superato le previsioni degli analisti, in particolare per quanto riguarda l’utile operativo. Ma anche l’utile netto è cresciuto, del 2,5% a 2,081 miliardi, nonostante le svalutazioni, come quella che ha riguardato 52% della quota nel fondo Atlante, in cui Generali aveva sottoscritto versato 150 milioni di euro. Poi c’è il bond da 300 milioni Alitalia, che e non sarà convertito ma su cui c’è disponibilità alla rinegoziazione.

La risposta di Donnet al mercato, che chiede stabilità nell’azionariato, è quindi tutta nei risultati ottenuti. In 12 mesi la compagnia assicurativa triestina ha accelerato sul piano industriale e la cedola è salita a 80 centesimi, in crescita dell’11,1% rispetto allo scorso anno. «In due anni abbiamo pagato dividendi per complessivi 2,4 miliardi, dimostrando di essere in grado di raggiungere l’obiettivo dei 5 miliardi entro il 2018», ha sottolineato il group ceo, ricordando allo stesso tempo che alla fine dello scorso anno era stata creata cassa per 3,5 miliardi, in linea quindi con l’obiettivo di 7 miliardi. Mentre è stato anticipato di un anno, al 2018, l’obiettivo di ridurre i costi operativi nei mercati maturi di 200 milioni. L’anno scorso il taglio è stato di 70 milioni, più netto del previsto, e ciò ha consentito di avvicinare il traguardo. «Sono andati bene sia il ramo Vita sia il Danni», hanno sottolineato da Trieste. Nonostante il calo della raccolta, il valore della nuova produzione Vita è stato di 1,126 miliardi, in crescita del 14,6% grazie alla riduzione delle garanzie sulle polizze e alla crescita dei prodotti unit linked, mentre il combined ratio è migliorato ancora attestandosi al 92,5% e il regulatory solvency si è attestato al 177%.

Questi numeri sono stati apprezzati da Piazza Affari, che ieri ha premiato il titolo Generali con una crescita del 2,6% a 14,58 euro. L’attenzione resta ora focalizzata sulle cessioni annunciate a novembre all’Investor Day di Londra. Si tratta dell’uscita da 13-15 Paesi che rappresentano il 4% dei premi complessivi del gruppo ma che non apportano nulla sul fronte dell’utile netto. Da tali dismissioni il Leone conta di incassare almeno 1 miliardo, che sarà reinvestito per la crescita. «Abbiano contatti per tutti i business messi in vendita e c’è molto interesse», ha detto Donnet senza entrare però nel dettaglio delle dismissioni. La prima a essere ceduta dovrebbe essere l’Olanda, ma sotto osservazione ci sarebbero Irlanda, Belgio, Grecia, Portogallo, Tunisia, Emirati Arabi, Colombia, Panama ed Ecuador.

Novità sono attese nei prossimi mesi, ma allo stesso tempo non sono escluse possibili acquisizioni nei mercato in cui Generali è interessata a crescere. «Guardiamo a opportunità che ci potrebbero consentire di accelerare il piano», ha detto Donnet, e se ci fosse bisogno di risorse si potrebbe parlare con gli azionisti ma al momento non c’è alcun dossier allo studio e non c’è bisogno di capitale, ha chiarito, rispondendo indirettamente agli agenti di assicurazione della compagnia che nei giorni scorsi avevano suggerito una ricapitalizzazione per dare a Generali munizioni per acquisizioni.

Ieri è stata anche annunciato l’ingresso del nuovo responsabile del real estate del gruppo. Come anticipato da MF-Milano Finanza, si tratta di Aldo Mazzotto, che lavorerà nell’area del nuovo chief investments officer Tim Ryan. L’ormai ex presidente di Cdp Immobiliare è «un manager di grande esperienza», ha commenato Donnet.

Sulla quota del 3% di Intesa Sanpaolo , acquistata a febbraio in ottica anti-scalata, il manager francese ha infine chiarito che non si tratta di un investimento a lungo termine né stretegico. (riproduzione riservata)
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