Famiglie, più rischi nei portafogli

di Francesco Ninfole
I portafogli delle famiglie italiane sono diventati più rischiosi che in passato. Inoltre il bail-in ha aumentato il pericolo di perdite sui titoli delle banche in crisi. Per questi due motivi è oggi sempre più necessaria aumentare l’educazione finanziaria dei risparmiatori. A questa conclusione è arrivato ieri Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, in un convegno organizzato dalla commissione Finanze del Senato. «Tutelare oggi il risparmio è più complesso», ha detto il governatore, che nell’occasione ha sottolineato l’evoluzione dei comportamenti degli italiani in ambito finanziario. «Rispetto al passato i risparmiatori hanno aumentato gli investimenti in strumenti finanziari che, a fronte di rendimenti più elevati rispetto ai depositi bancari e ai titoli di Stato, comportano l’esposizione a rischi di varia natura: rischi di credito, di mercato, di liquidità, di controparte», ha detto Visco. Un tempo il risparmio degli italiani era investito soprattutto in Bot e Btp. Ora lo scenario è mutato, anche per effetto della tecnologia, che ha facilitato l’accesso a nuovi prodotti finanziari.
La ricerca di maggiori rendimenti non è stata sempre accompagnata dalla conoscenza dei rischi collegati. In certi casi i titoli bancari sono stati collocati allo sportello senza corrette informazioni. Ma è anche vero che i rischi dei bond degli istituti sono aumentati, in seguito alla direttiva Brrd, con effetto retroattivo su titoli collocati prima delle nuove regole. In Italia, anche per un vantaggio fiscale concesso fino al 2012, i titoli obbligazionari sono stati (e sono tuttora) più presenti nei portafogli rispetto alle medie degli altri Paesi Ue, anche se un elevato ammontare di bond è vicino alla scadenza.
Nel dettaglio Visco ha rilevato che il possesso di titoli obbligazionari (inclusi quelli pubblici) aveva raggiunto una quota del 30% delle attività finanziarie lorde alla fine degli anni Ottanta: oggi è invece sceso intorno al 10%, la percentuale più bassa dal 1950 (anche se elevata nel confronto internazionale), per un ammontare pari a 400 miliardi di euro. Di questi, 150 miliardi sono obbligazioni bancarie, anch’esse in calo negli ultimi anni: circa 30 miliardi sono titoli subordinati, i più rischiosi perché (dopo le azioni) sono i primi ad essere svalutati in caso di risoluzione, come è accaduto per le quattro banche regionali.
In ogni caso la vita residua delle obbligazioni bancarie nel portafoglio delle famiglie è breve: il 40% circa scadrà entro fine 2017, mentre il 90% lo farà entro il 2020. Con il passare degli anni si ridurrà il potenziale impaptto del bail-in sulla clientela retail. L’altra faccia della medaglia è che le banche, ora sostenute dalla Bce, in futuro dovranno trovare nuove fonti di raccolta.
Dove si è trasferito il risparmio degli italiani? È cresciuto in misura significativa l’aggregato che comprende azioni (in gran parte non quotate) e altre partecipazioni, fondi comuni, riserve assicurative e fondi pensione: dal 35% delle attività finanziarie a fine anni Ottanta si è arrivati al 55% di oggi. Il maggiore incremento si è verificato per le quote di fondi comuni (dal 2,3% del 1990 all’11% di oggi) e per le riserve assicurative e i fondi pensione, arrivate al massimo storico del 22% (dall’8% del 1990).
In sintesi, secondo Visco, «negli ultimi decenni si è registrato uno spostamento verso forme di investimento in attività finanziarie meno liquide e più complesse». Nei portafogli si è accentuata la presenza di prodotti che garantiscono maggiore diversificazione, ma nello stesso tempo «è aumentata la complessità delle scelte e più elevati sono oggi i rischi di liquidità e di controparte, spesso tra loro correlati». In ogni caso le attività più complesse e diversificate restano inferiori alle medie Ue e secondo Visco possono «consentire ulteriori miglioramenti della combinazione rischio-rendimento».
In totale le attività reali delle famiglie (soprattutto case) sono pari a 6.000 miliardi, mentre quelle finanziarie hanno un valore di 4.000 miliardi, circa due volte e mezzo il pil, «un valore elevato nel confronto con i Paesi dell’Europa continentale, anche se inferiore a quello prevalente nei Paesi anglosassoni», ha osservato il governatore. Per quanto riguarda invece le passività delle famiglie (in gran parte mutui immobiliari) pesano per il 60% del reddito disponibile, contro una media dell’Eurozona vicina al 100%.
Data l’evoluzione degli investimenti e delle normative, un ruolo fondamentale nella tutela del risparmio è quello della supervisione, che tuttavia «minimizza ma non può annullare la probabilità di una crisi bancaria», ha detto Visco. «La Vigilanza non può sostituirsi ai risparmiatori nelle scelte». Per il governatore è indispensabile rafforzare l’educazione finanziaria, soprattutto in un Paese come l’Italia che in questo ambito è all’ultimo posto nelle classifiche europee. (riproduzione riservata)
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