Consumatori, ombrello Ue

Social media alle strette: via le clausole abusive
di Eden Uboldi

Rispetto delle norme europee relative ai consumatori entro un mese o pugno duro contro i social media. Questo è il messaggio della Commissione, che ha incontrato giovedì scorso i rappresentanti di Facebook, Twitter e Google+ per valutare quali strumenti adoperare per adeguarsi al quadro normativo dell’Unione europea. «A partire da oggi, gli operatori di social media hanno un mese di tempo per presentare soluzioni che consentano loro di conformarsi alle norme dell’UE» ha dichiarato la commissaria per la giustizia Vera Jourová.Infatti nel novembre 2016 le autorità dell’Ue per la tutela dei consumatori, sotto la guida dell’ omologa francese e con il sostegno della Commissione europea, hanno inviato una lettera a questi tre operatori invitandoli a confrontarsi col crescente numero di reclami dei consumatori che sono stati vittime di frodi o truffe durante la consultazione di siti di social media e ai quali sono state imposte condizioni di utilizzo non conformi alle normative vigenti in merito. Fra le pratiche individuate emergono in particolare gli abbonamenti ingannevoli e le finte promozioni.La questione è disciplinata dalla direttiva 93/13/CEE, che stabilisce all’articolo 3 nulla la clausola comportante un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi delle parti a danno del consumatore (definita clausola abusiva).

Mentre all’articolo 5 vi è l’obbligo di redazione in modo chiaro e comprensibile delle condizioni, che in caso di dubbio verranno intese in senso più favorevole al fruitore del servizio.

Per quanto riguarda la trasparenza delle condizioni, la Commissione ha chiarito quindi che le reti di social media non possono spogliare il consumatore di una serie di diritti inderogabili, come quello di recedere da un acquisto avvenuto online. Ha segnalato la prassi che escludeva la possibilità degli utenti di ricorrere al tribunale dello stato di residenza: diritto invece che non deve essergli negato. Inoltre, gli operatori non possono modificare in modo unilaterali le condizioni di utilizzo, senza informare chiaramente il consumatore. Tantomeno escludere e/o limitare la propria responsabilità in merito alle prestazioni offerte. Inoltre gli operatori non godono di nessun potere illimitato e discrezionale di rimozione dei contenuti. I contenuti sponsorizzati devono essere identificabili come tali e non dissimulati. Infine vi è un invito, da parte della Commissione, a fornire regole chiare di risoluzione di un contratto.

Su fronte delle frodi e delle truffe, i social media devono eliminarle, appena ne vengono a conoscenza. La Commissione ha invitato le autorità nazionali responsabili della tutela dei consumatori a fornirsi di un canale ad hoc per segnalare le irregolarità ai social media, così da poterle far rimuovere.

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