di Elena del Maso
Come funzionano in concreto i Piani individuali di risparmio? E dove andranno a investire? La normativa che introduce i Pir in Italia è di inizio anno e permette sia alle sgr (attraverso i fondi comuni, per esempio) sia ai singoli (basta un deposito amministrato ad hoc) di costruire un contenitore che beneficerà di sconti fiscali importanti. Fino a 30 mila euro l’anno per massimi 150 mila euro gli investimenti previsti dalla normativa. Il 70% deve essere investito in aziende italiane o con sede nell’Ue, quindi 21 mila euro. E il 30% (quindi 6 mila euro) deve confluire su società che non appartengono al Ftse Mib (la restante parte è libera, anche di confluire in conti deposito o di essere investita in blue chip). Con la conseguenza che, ha spiegato Massimo Mazzini, responsabile marketing e sviluppo commerciale di Eurizon Capital, «pensiamo che il segmento Star, per un miglior rapporto tra flussi e capitalizzazione, sia quello che più potrà beneficiare di questa iniziativa». Le società ad alti requisiti (Star, appunto) «offrono un sufficiente grado di liquidità e trasparenza, con l’obbligo di rendicontazione trimestrale e la copertura da parte degli analisti». A parere di Mazzini «le pmi italiane rimangono la parte più viva dell’economia, con forti tassi di esportazione. Questo le rende più legate ai trend europei e meno alle difficoltà del sistema Italia». Eurizon stima poi che i volumi degli scambi giornalieri nel segmento Star «per effetto dei Pir possano crescere tra il 5 e 10% nei cinque anni».

Una preferenza verso i titoli dello Star arriva anche da Carlo De Vanna, gestore del fondo azionario Italia di Ersel, nato nel 1990 ma che da lunedì 13 marzo sarà a tutti gli effetti a norma Pir. «Quando seleziono una società», spiega, «cerco un buon flottante e il minimo del 35% richiesto ai titoli dello Star è ideale. Inoltre le società devono avere bilanci certificati da almeno tre anni e uno o più consiglieri indipendenti a tutela degli azionisti di minoranza». Requisiti che non sempre appartengono alle altre piccole imprese di Borsa Italiana, dove spesso il flottante è esiguo, le aziende sono saldamente in mano a chi le ha fondate. Per questo i fondi faticano a prenderle in considerazione. Emblematico anche lo spaccato fornito da Piazza Affari al riguardo: le società di piccolo calibro pesano per il 3-4% della capitalizzazione totale di borsa, laddove le medie rappresentano il 15% (sono circa 60 titoli), mentre i primi 40 titoli rappresentano l’82-83% del capitale totale. Tuttavia De Vanna sta osservando da tempo l’Aim, «dove l’approccio deve essere bottom up, bisogna quindi studiare bene la singola storia, al di là del settore di riferimento, e selezionare società che abbiano una struttura iniziale già in equilibrio e capaci di fare utili».

Bisogna anche tener conto che la normativa europea «consente ai fondi comuni di investire non oltre il 10% in strumenti non quotati o illiquidi. E potrebbe essere proprio questo il caso delle società dell’Aim», osserva Marco Rosati, ad di Zenit sgr. «I fondi della sgr che saranno dedicati ai Pir sono già investiti fino a questa quota nei titoli Aim, segmento su cui Rosati e il suo team credono molto. Tanto che la sgr milanese sta meditando di creare nella seconda parte dell’anno un fondo di private equity che possa puntare anche il 50% proprio sull’Aim (altro articolo a pag. 10). Titoli dell’Aim presenti nel portafoglio di Zenit con un peso significativo sono Giglio e Lu-ve , aziende che a breve dovrebbero riuscire a trasferirsi sul mercato principale, oltre a Smre , azienda molto interessante che da inizio anno ha quasi triplicato il valore grazie ai suoi motori completamente elettrici per veicoli commerciali. Completano il quadro Leone Film , Expert System , Masi Agricola e Cover 50 . Sono stati effettuati anche investimenti in Orsero e Piteco e, in misura minore, in Elettra, Go Internet e negli incubatori di startup Digital Magics e H-Farm . La normativa sui Pir prevede l’investimento non solo nelle azioni ma anche obbligazioni corporate, un canale cui si sono sempre più spesso affidate le società, anche le quotate all’Aim, per sostenere il loro sviluppo internazionale. Zenit ha creato lo scorso anno un fondo (chiuso, per soggetti istituzionali) che investe nei minibond, titoli di debito emessi anche da realtà più piccole e non quotate. (riproduzione riservata)
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