I car data valgono oltre 500 mld

Telematica e connettività sono oggi in crescita, ma a rilento
Pagina a cura di Enrico Sbandi

L’auto del futuro sarà completamente connessa. E questo s’annuncia come uno straordinario generatore di big data: la crescita dei dispositivi che equipaggiano le vetture, a prescindere dalla modalità di propulsione, sarà in grado di dare vita entro il 2030 a un mercato addizionale annuo stimato in valore, a livello mondiale, da 450 fino a 750 miliardi di dollari, basato sull’impiego di quelli che vengono già definiti «car data» e advanced analytics per fornire servizi di nuova generazione alle auto, implementare nuovi dispositivi di sicurezza e creare servizi e opportunità aggiuntive dalla grande mole di dati prodotti dai dispositivi connessi a bordo degli automezzi.

La stima è della società di ricerca e consulenza internazionale Mc Kinsey, pubblicata a fine 2016.

Si tratta di previsioni concrete, come testimonia il grande attivismo e gli investimenti in ricerca per l’automotive di Intel, primo produttore mondiale di processori, che vanta il primato mondiale di chip installati all’interno dei personal computer.

Persa la sfida degli smartphone (dove Qualcomm domina il mercato con una quota di circa il 50%) a causa di unità troppo avide di energia, Intel punta ora con decisione al settore IOT (l’Internet Of Things, gli oggetti connessi alla rete) e ha appena presentato una nuova linea di processori specificamente dedicati alle applicazioni nell’automotive, destinati alla nuova generazione di veicoli connessi e tecnologici: l’«A3900», questa la sigla del nuovo chip, oltre a garantire video in alta risoluzione (con supporto per il 4K a 60 Hz), può essere utilizzato per la gestione dei sistemi di assistenza alla guida, sempre più sofisticati.

Le ricerche dei centri specializzati che sondano gli orientamenti nelle scelte dei fleet manager in materia di telematica a bordo, sono concordi nel mettere in evidenza flotte sempre più connesse, sicure e monitorate.

L’Osservatorio Top Thousand di recente ha rilasciato la ricerca «Flotte aziendali 2016», in cui dedica specifiche valutazioni e previsioni, frutto dei sondaggi su una flotta campione costituita da circa 31 mila veicoli aziendali, appartenenti a parchi auto di grandi dimensioni.

Dall’indagine emerge che nell’arco di 24 mesi la telematica ha rafforzato il proprio ruolo strategico anche a bordo dei veicoli aziendali, con l’obiettivo di supportare e rendere più agevole e sicura la guida del driver e, contestualmente, migliorare la capacità del fleet manager di monitorare la propria flotta. In attesa dell’auto completamente connessa, per la quale un altro centro di ricerche, il Corporate Vehicle Observatory, riporta la stima, di fonte L. Neckermann 2016, secondo la quale occorreranno dieci anni per giungere alla diffusione capillare nel mercato, non resta che concentrarsi sugli equipaggiamenti elettronici che usano i microchip, ma utilizzano dati in maniera unidirezionale. Come il navigatore (a bordo dell’80% dei veicoli) diventato un optional di bordo irrinunciabile, seguito dal bluetooth (65%) e dai sensori di parcheggio (55%). Nell’elenco degli strumenti che semplificano la vita e facilitano l’uso dell’auto non mancano sistemi di sicurezza più o meno recentemente integrati sulle vetture in commercio, come il cruise control (40%), i sistema di frenata d’emergenza city (20%) o quelli di mantenimento corsia (10%), piuttosto che di riconoscimento dei cartelli stradali (5%). In forte crescita anche la connettività. Quest’ultimo fattore viene sempre più usato dalle Case per pubblicizzare i propri veicoli, soprattutto per l’adozione delle soluzioni che consentono di interagire con la rete senza distogliere l’attenzione del driver.

La telematica contribuisce a migliorare e rendere più sicuri gli stili di guida, e permette anche al fleet manager di gestire al meglio il proprio parco auto, consentendo di monitorare e intervenire istantaneamente sugli indicatori chiave della performance della flotta, dalla scelta dell’auto, fino alle analisi e ai report statistici.

Per il momento, il limite nell’adozione più massiccia di sistemi di monitoraggio dei veicoli in flotta, è sia infrastrutturale (si attendono le reti 5G), sia di privacy: il dato del 40% rilevato per i sistemi di monitoraggio installati presso le grandi flotte in particolare consente di controllare online i consumi di carburante e di gestire i sinistri in modo rapido e semplificato.

Ma la black box, grazie alla quale diventa tracciabile l’intera attività del veicolo e del suo conducente, resta appannaggio di meno della metà delle flotte del campione. (riproduzione riservata)

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