Solvency II è già da rivedere

di Anna Messia

Le nuove regole di capitale Solvency II per le assicurazione europee sono partite da poco più di due mesi. Ma le compagnie chiedono già di rimettere mano, qua e là, alle norme, per avere le mani un po’ più libere sugli investimenti, in un momento in cui i tassi d’interesse rasoterra le obbligano a cercare rendimenti più remunerativi dei titoli di Stato.

E allo stesso tempo gli assicuratori alzano l’allarme sui pericolosi effetti negativi che una richiesta di capitale per gli investimenti in titoli di debito pubblico, di cui si discute a Bruxelles, potrebbero avere per il sistema. Questioni emerse ieri nel corso del primo confronto internazionale tra authority e assicurazioni, organizzato dall’Ivass a Roma sul tema Solvency II, al quale hanno partecipato regolatori europei, come il presidente di Eiopa, Gabriel Bernardino, e le principali compagnie del settore. «Solvency II è nata a gennaio 2016 dopo una gestazione di oltre 10 anni», ha detto il direttore generale della Banca d’Italia e presidente Ivass, Salvatore Rossi «e nonostante i lunghi e complessi lavori preparatori rimangono nodi da sciogliere; alcuni aspetti e dettagli non sembrano pienamente compresi». Novità che il settore assicurativo si trova ad affrontare proprio mentre deve rispondere a una sfida «ben più impegnativa di quella posta da un cambiamento delle regole del gioco», ha aggiunto Rossi riferendosi alle nuove tecnologie che stanno scompaginando gli attuali modelli di business», oltre che, «al contesto dei rendimenti bassi e volatili nel quale stiamo vivendo da anni». Le assicurazioni, in un contesto di bassi tassi, per riuscire a far fronte agli impegni nei confronti degli assicurati sono spinte a cercare investimenti alternativi. Ma le nuove regole di Solvency II sono penalizzanti «per investimenti di lungo termine come quelli infrastrutturali che prevedono una richiesta di capitale pari al 49% dell’investimento», ha osservato il cfo di Generali
, Alberto Minali sottolineando che sarebbe opportuno prevedere un allentamento dei vincoli. Christian Thimann, membro del comitato esecutivo di Axa
ha invece puntato il dito contro le eccessive penalizzazione previste per gli investimenti azionari, con requisiti di capitale che arrivano al 50%. «Molte compagnie per far fronte ai bassi tassi d’interesse hanno eliminate le garanzie sul capitale previste in passato nelle polizze vita», ha detto Thimann, «ma la sicurezza è un elemento fondamentale nella nostra cultura di assicuratori» La risposta a questa sfida dovrebbe invece «arrivare da investimenti in strumenti più redditizi», ha aggiunto, «riducendo le penalizzazioni di Solvency II». Anche l’amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri, ha sottolineato che le nuove regole di Solvency II spingono le assicurazioni a investire in titoli governativi «perché i ricarichi di capitale sono insostenibili per altre forme di investimento»; e in questo nuovo contesto ipotizzare una ponderazione sui titoli di Stato «sarebbe una mostruosità e creerebbe asimmetrie competitive tra Paesi e tra imprese di questi Paesi». Posizione condivisa dal presidente Ania, Maria Bianca Farina che ha definito «illogica l’ipotesi di un capital charge sui titoli di Stato». Ma la questione di una ponderazione del rischio dei titoli di Stato, per le banche come per le assicurazioni, resta sul tavolo del regolatore europeo. E Bernardino, il presidente dell’authority che rappresenta le Ivass di tutta Europa, ha ricordato che nella messa a punto delle regole sui modelli interni di Solvency II l’autorità da lui guidata lo scorso aprile ha «raccomandato di prendere in considerazione il rischio relativo all’esposizione in titoli di Stato». Decisione che l’Eiopa prese però con il voto contrario dell’Ivass che aveva invece sottolineato che la volatilità dei prezzi dei titoli di Stato degli anni passati era stata determinata dalle speculazioni su una possibile fine dell’euro. (riproduzione riservata)
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