Previdenza: la pensione non basta​, bisogna investire nelle residenze per anziani

“La residenzialità per gli anziani: possibile coniugare sociale e business?”: per rispondere a questo interrogativo e stimolare il dibattito pubblico in un Paese dove gli anziani ospiti delle strutture residenziali sostengono rette troppo spesso insostenibili, Assoprevidenza e Itinerari Previdenziali hanno realizzato un Quaderno di approfondimento.

La risposta al quesito posto è affermativa: il fabbisogno assistenziale legato all’invecchiamento della popolazione non deve essere considerato esclusivamente come fattore di costo, ma un’opportunità per il sistema economico e un terreno ideale per sperimentare forme innovative di investimento pubblico-privato, in particolar modo attraverso partnership con investitori istituzionali, quali fondi pensione e casse di previdenza private. Non a caso, decisamente favorevoli all’investimento in parola si sono espressi il Presidente dell’Adepp, Alberto Oliveti, la Presidente del Fondo Pensione Cometa, Annamaria Trovò, e il Presidente del Fondo di Previdenza Mario Negri, Alessandro Baldi.

La collaborazione, secondo gli specialisti che hanno contribuito alla ricerca, è non solo possibile, ma anche indifferibile. In questo campo l’Italia ha infatti due grandi limiti: il primo è la totale mancanza di coperture per la sopravvenuta inabilità (Long Term Care), indispensabili per le persone anziane e che non possono essere soddisfatte dal SSN; il secondo sono gli importi medi delle pensioni erogate dall’INPS e dalle Casse professionali: su 16,259 milioni di pensionati, 7 milioni ricevono assegni che non superano i 1.000 euro lordi; altri 4 milioni arrivano a 1.500 euro lordi (poco più di mille netti al mese); anche i restanti 2,5 milioni non superano i 2.000 euro lordi mensili. Si tratta di pensioni con cui si può vivere se in buone condizioni di salute, ma che non bastano per affrontare la non autosufficienza: i costi giornalieri delle strutture residenziali per anziani, sommando la “quota alberghiera” in capo alle famiglie a quella “sanitaria” pubblica, vanno dai 106 euro ai 233 euro al giorno. Anche se il sistema pubblico (SSN e Comuni) si accolla in media il 51% della spesa, la quota che resta a carico dell’anziano va dai 1.500 ai 3.400 euro al mese, costi impossibili da sostenere, con la sola rendita pensionistica, per la gran parte degli ospiti delle residenze.

Che fare allora? Secondo lo studio di Assoprevidenza e di Itinerari Previdenziali le azioni indispensabili sono due: innanzitutto l’introduzione urgente di una copertura di LTC obbligatoria, che consenta di raddoppiare la rendita pensionistica all’insorgere della non autosufficienza (prevedendo magari integrazioni intermedie correlate ai livelli di bisogno). Quindi un’azione che renda concreta la risposta affermativa all’interrogativo posto dal Quaderno: coniugare sociale e business attraverso il mercato, facendo comprendere che l’investimento diretto o indiretto in queste strutture presenta vantaggi per gli enti che gestiscono forme pensionistiche, a partire dalla remunerazione del capitale investito con flussi certi, al riparo dell’inflazione e investiti in beni reali; senza contare l’opportunità, visto che non è possibile aumentare le pensioni chiedendo maggiori contributi, di offrire servizi diretti in pool con altri soggetti o convenzioni a condizioni favorevoli.

“Non capita spesso che business si combini con sociale: questa è una delle rare «congiunzioni astrali» favorevoli che varrebbe la pena di percorrere, anche a passo spedito”, sostiene Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, il quale aggiunge che “occorre trovare fin da subito delle soluzioni per colmare il gap tra costo delle rette e rendite pensionistiche. Magari guardando all’estero, dove in alcuni Paesi la LTC è già obbligatoria, come in Germania, ad esempio”.

“Non sfugge – osserva Sergio Corbello, Presidente di Assoprevidenza – l’importanza delle sinergie realizzabili con fondi e casse sanitarie, al fine di migliorare la copertura “sociale” offerta, in una situazione di risorse disponibili come l’attuale, che impone di agire in un’ottica di welfare integrato. Lo sviluppo del comparto, peraltro, ha innegabili potenzialità sotto il profilo dell’occupazione, giacché determina la creazione di posti di lavoro certamente non delocalizzabili e non facilmente sostituibili con la tecnologia, per quanto avanzata possa essere”.

Coordinato da Laura Crescentini per Assoprevidenza e da Edoardo Zaccardi per Itinerari Previdenziali, il Quaderno è stato realizzato con i contributi di Alberto Brambilla (Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali), Sergio Corbello (Presidente Assoprevidenza), Alessandro Baldi (Presidente Fondo Mario Negri), Vito Bisceglie (DLA Piper), Alessandro Bugli (Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali), Guido Cisternino (Responsabile Enti, Associazioni e Terzo Settore di UBI Banca), Amedeo Duranti (Presidente Ribes), Paolo Novati (Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali), Agostino Papa (DLA Piper), Rosemarie Serrato (DLA Piper), Fabio Toso (Vice Direttore Generale Fondazione OIC) e Claudio Trucato (Manageritalia).

E’ possibile scaricare la versione integrale del Quaderno cliccando qui