Italia, mon amour

Di Anna Messia
Il super accordo con il colosso della telefonia Orange , destinato a sconvolgere il mercato bancario tradizionale, potrebbe passare per l’Italia. Ma è presto per dirlo. Nell’immediato, la crescita di Groupama nel Paese si concentrerà sulle polizze. Riuscirci non sarà facile visto che, per ora, la mutua francese ha chiuso la porta a operazioni straordinarie.

Ma anche così i risultati non mancano e Groupama è pronta a puntare sugli investimenti. «L’Italia è il primo mercato estero,», spiega a Milano Finanza Dominique Uzel, a capo della controllata italiana della mutua francese, cui aggiunge la responsabilità per gli altri 11 mercati esteri in cui opera la compagnia. Groupama Assicurazioni ha chiuso il 2015 con un utile netto di 35,6 milioni che sarà utilizzato per rafforzare il patrimonio e avere le spalle larghe davanti alle nuove regole di Solvency II. Niente assegno da spedire a Parigi, quindi, ma dalla Penisola sono arrivate comunque ottime soddisfazione. Non solo la plusvalenza di 186 milioni per la vendita dell’ultimo pacchetto del 4,9% di Mediobanca . «Nel 2015 l’utile netto è cresciuto del 26% ed è iniziato il riposizionamento», dice Uzel.
Domanda. Come volete riposizionarvi sull’Italia?

Risposta. Oggi abbiamo una quota di mercato del 3,6% nel Danni. Vogliamo crescere nel comparto non auto e in quello Vita e abbiamo iniziato a farlo. Il 2015 si è chiuso con 1,6 miliardi di premi, in linea con il 2014 nonostante il mercato auto continui a registrare premi in frenata. Abbiamo compensato questo rallentamento con la crescita di altri rami, non solo Vita. Il settore abitazione ha registrato per il quarto anno consecutivo una crescita significativa, del 5%.

D. Le voci che possiate uscire dal Paese non si sono però mai spente. Potreste valutare offerte?

R. Non vedo perché. L’Italia è un mercato chiave e la redditività sta dando soddisfazioni. In passato Groupama è stata penalizzata da crisi e investimenti in Grecia ma siamo riusciti a gestire bene la situazione e ora il gruppo è solido dal punto di vista finanziario, con un Solvency II del 263% e un utile salito del 43% a 368 milioni.

D. Quando tornerete invece agli acquisti?

R. Per adesso siamo fermi. Non è facile muoversi ora. Le nuove regole di Solvency II sono appena partite e bisognerà capirne gli effetti e gli impatti che avranno in termini di investimenti e strategie.

D. L’Italia è però un mercato maturo, tanto che per crescere avevate guardato a FondiariaSai , poi finita a Unipol . Come pensate di svilupparvi?

R. Abbiamo un obiettivo di crescita dell’utile netto al 2018 del 27%, a quasi 50 milioni. Per raggiungerlo punteremo su innovazione e digitalizzazione per ridurre i costi e migliorare la produttività, creando nuovi servizi per i clienti. A budget abbiamo previsto per quest’anno investimenti di circa 10 milioni. Punteremo poi a sviluppare la rete degli agenti. E guardiamo a partnership commerciali.

D. Come quella che avete firmato in Francia con Renault per le polizze auto oppure con Orange ?

R. Esattamente. Con Orange stiamo ancora discutendo e il closing arriverà presumibilmente ad aprile. L’idea è creare con loro la banca di domani. Noi ci metteremo la licenza bancaria e le competenze (Groupama Banque, ndr), loro la tecnologia.

D. Anche in l’Italia?

R. Per ora si parte da Francia e Spagna, vista la presenza capillare di Orange in questi Paesi. Oggi non ci sono piani precisi per l’Italia ma vedremo come evolverà, si tratta di un progetto che potenzialmente riguarda tutta Europa. (riproduzione riservata)

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