Le Generali chiudono il 2015 con utile e dividendo più alti degli ultimi otto anni. Risultati confortanti che hanno consentito al nuovo vertice, formato dal nuovo ceo, Philippe Donnet, e da Alberto Minali, che ha assunto la carica di direttore generale, di confermare i target del piano. Eppure, complice un quarto trimestre sotto le attese degli analisti, il titolo del Leone ha chiuso la seduta di venerdì 18 con una flessione dell’1,6%.

Nel dettaglio il 2015 si è chiuso con utile netto in crescita di quasi il 22% a 2 miliardi di euro, con premi in progresso del 4,6% a 74 miliardi e un risultato operativo di 4,8 miliardi (+6,1%). Il roe operativo, principale target di redditività, ha raggiunto il 14% dal 13,2% del 2014, superando l’obiettivo previsto dal piano di mantenersi sopra il 13%. Il combined ratio (l’indice che misura l’efficienza del ramo danni) è migliorato al 93,1%, mentre l’indice di Solvency 2, calcolato con il modello interno sull’intero gruppo, è al 202%, in progresso di 16 punti percentuali. La cedola sale del 20% a 0,72 euro. Sulla scorta dell’andamento del 2015, Donnet e Minali hanno potuto confermare gli obiettivi del piano a cominciare dai 5 miliardi di utili cumulativi entro il 2018. C’è «pieno impegno» e fiducia «nel mantenimento delle promesse fatte», ha detto il presidente Gabriele Galateri. I target del piano «non sono cambiati. Sappiamo che le condizioni dei mercati non sono quelle dello scorso anno e dobbiamo fare più sforzi, ma siamo già focalizzati nell’implementazione da inizio anno», ha spiegato Donnet. I 5 miliardi di dividendi «sono raggiungibili anche se le condizioni dei mercati sono difficili, se c’è la pressione competitiva e la regolamentazione è in evoluzione», ha rassicurato Minali, spiegando che la struttura del gruppo e la sua gestione «permetteranno di avere cash in modo da sostenere la progressiva traiettoria di pagamento del dividendo». Già nel 2015 le Generali hanno potuto contare su un buon flusso di cassa dalle controllate. I dividendi dalle subsidiaries sono saliti a 2 miliardi di euro da 1,7 miliardi nel 2014. L’Italia ha contribuito per 900 milioni davanti alla Germania con 300 milioni e a Francia e Centro-Est Europa con 200 milioni ciascuna. C’è poi la novità delle royalties che dalle controllate vanno alla capogruppo per l’uso del brand Generali . Per il 2015 l’importo complessivo è stato di 69 milioni. «C’è un grande valore nel marchio Generali , che va identificato come un asset. Così abbiamo deciso di addebitarlo a ogni controllata sulla base dei premi lordi», ha spiegato Minali agli analisti. Nonostante questo apporto, l’utile netto del quarto trimestre a 304 milioni è nettamente sotto le attese che puntavano a oltre 400 milioni. Il gap rispetto alle aspettative deriva in buona parte dagli 88 milioni di svalutazione sulla quota Btg, ottenuta nell’ambito della cessione dell’elvetica Bsi al gruppo brasiliano. Poi, ha detto il d.g, «c’è stata la volatilità sui mercati che ha portato svalutazioni di titoli in portafoglio». Gli analisti, per altro, non hanno mancato di rilevare la solidità della Solvency e di apprezzare la conferma dei target, così come la nomina di Donnet e di Minali. (riproduzione riservata)
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