Il “Buon padre di famiglia” paga il prezzo più alto della crisi

Età media di quasi 51 anni, per lo più uomini. Sono loro a ritrovarsi strozzati dai debiti con le Banche o con Equitalia a seguito di un evento imprevisto: una malattia, una separazione, un incidente, la perdita del lavoro o per far fronte alle spese del matrimonio di un figlio. Il più delle volte quando chiedono aiuto lo fanno di nascosto perché si vergognano di essere giudicati. Sono per lo più commercianti, artigiani e lavoratori dipendenti e per il 56% appartengono alle Regioni del Centro-Nord.

E’ l’identikit tracciato dall’Osservatorio Prodeitalia creato all’interno dell’omonimo Progetto da una squadra di professionisti (avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro) che in tutta Italia si sono uniti dando vita all’Associazione Csi-Kronos.

Nel caso specifico l’Associazione ha voluto tramite l’Osservatorio Prodeitalia descrivere le persone che si rivolgono ai professionisti presenti nelle varie Regioni d’Italia o sul sito internet www.prodeitalia.it al fine di capire meglio la situazione della crisi che molti italiani stanno sicuramente ancora vivendo a prescindere dai messaggi rassicuranti che arrivano dal Governo. Dai dati emerge che il 15% tra artigiani, lavoratori dipendenti e commercianti si rivolge a strutture come Prodeitalia e solo il 5% delle imprese dichiara la crisi d’impresa prima del fallimento per poter entrare nella procedura di esdebitazione.

Il dato più evidente che emerge dall’Osservatorio Prodeitalia è quello dell’età. A ritrovarsi strozzati dai debiti non sono ragazzini, magari poco capaci di gestire i propri soldi, o persone che sono solite fare un uso non ponderato del denaro. A pagare il prezzo più alto della crisi in questo momento sono le persone adulte, responsabili, quelle che comunemente vengono definite “persone per bene”.

Quello che nel linguaggio giuridico è il ‘Buon padre di famiglia’. Quelle persone in particolare che dopo tanto lavoro e sacrifici, a un passo dalla pensione, invece di vivere questa fase della vita con serenità sono costrette, loro malgrado, a ricominciare tutto da capo. Un’analisi confermata anche dalle cronache dei suicidi e che spesso hanno come protagonisti proprio uomini tra i 50 e i 60 anni: capofamiglia costretti a fronteggiare da una parte la condizione del sovraindebitamento e dall’altra quella di guida nonché punto di riferimento per figli e nipoti. Una morsa troppo stretta a cui non tutti reggono.