L’Internet delle cose può valere 7 mila miliardi di dollari

Il punto di Mauro Masi

Come è ben noto, le potenzialità di Internet sono state utilizzate sino a pochi anni fa per connettere tra loro miliardi di persone; solo di recente il focus si è spostato dalla comunicazione tra viventi anche a quella tra macchine: è l’avvento dell’Internet of Things (la Rete delle cose, secondo l’ormai notissima definizione di Kevin Ashton del Mit) che ha abilitato miliardi di oggetti fisici a interagire attraverso canali digitali creando nuove sottoreti (un tempo si sarebbe detto circuiti intranet) e quindi nuovi mercati. I settori maggiormente toccati da questa ennesima rivoluzione tecnologica trainata dalla Rete sono i più diversi ma tutti molto incidenti sui nostri standard di vita: si va dalla gestione intelligente dei flussi di mobilità, come quelli nelle zone a traffico limitato attraverso videocamere, alle centraline che rivelano con particolari sensori direttamente connessi in rete i tassi d’inquinamento all’interno delle aree urbane; dalla tracciabilità delle merci alla gestione efficiente dei rifiuti orientata dai flussi di raccolta, alla razionalizzazione delle reti di distribuzione dell’energia. Le potenzialità di questa «Rete delle cose» sono straordinarie. Secondo International Data Corporation entro il 2020 gli oggetti connessi saranno più di 26 miliardi con un valore del mercato di riferimento di 7.100 miliardi di dollari. Sono cifre che stupiscono e forse lasciano anche un po’ sgomenti, quasi impauriti. Ma questo è tutto un altro aspetto della tematica, su cui sicuramente torneremo.

 

Ultime notizie dal Web. Apple fa trapelare che il prossimo giugno debutterà con il nuovo servizio di streaming musicale legale. Il servizio sarebbe un’evoluzione di Beats Music, l’azienda che Apple ha comprato nel maggio dello scorso anno. Secondo la stampa specializzata, allo sviluppo del servizio starebbero lavorando il musicista Trent Reznor (frontman del gruppo Nine Inch Nails) e il produttore italo-americano Jimmy Iovane (è stato produttore di Eminem e tanti altri). A Silicon Valley gira anche voce che a giugno l’azienda di Cupertino presenterà anche un nuovo servizio per lo streaming dei programmi televisivi e ciò al fine di rafforzare la presenza su quello che è forse il segmento attualmente più in espansione della Rete. Tant’è che anche le grandi imprese di pay-tv produttrici di contenuti, in primis Hbo ma anche la stessa Cbs, stanno sviluppando nuovi servizi streaming per contendere un mercato che a tutt’oggi è ancora dominato da Netflix, Amazon e Hulu. Queste ultime, a loro volta, si preparano ad affrontare la nuova agguerrita concorrenza mettendo in cantiere esse stesse nuove produzioni originali, soprattutto per contrastare le grandi serie portate in dote da Hbo (solo per citare alcuni esempi, Il Trono di Spade o Boardwalk Empire). Insomma sta nascendo, anche qui grazie alla Rete, la nuova stagione della televisione. (riproduzione riservata)

*delegato italiano alla Proprietà Intellettuale