Aiba: Gli elevati costi di compliance rischiano di spingere molti intermediari fuori dal mercato

Gli elevati costi di compliance (prodotti dalla regolamentazione e sostenuti dai soggetti vigilati) e di reporting verso le autorità, sempre più complessi e onerosi, rappresentano uno dei principali ostacoli allo sviluppo dell’attività degli intermediari professionali, broker e agenti di assicurazioni”, afferma Carlo Marietti Andreani, Presidente di AIBA (Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni e Riassicurazioni).

Nel corso del Convegno “Il futuro del Broker, il Broker del futuro”, svoltosi oggi a Roma il Presidente di AIBA ha sottolineato come l’elevata competitività e le forti pressioni per fusioni e acquisizioni, abbiano notevolmente concentrato il settore assicurativo, in maniera simile a quanto avvenuto nel comparto bancario.

Tuttavia – ha aggiunto Marietti – il settore dell’intermediazione assicurativa e in particolare quello del brokeraggio continua a presentarsi altamente frammentato, composto in larga prevalenza da operatori di piccole dimensioni e con caratteristiche di professionalità e di spiccata vicinanza al tessuto imprenditoriale locale. In questo contesto gli aspetti normativi e regolamentari possono incidere sulla configurazione dell’intermediazione in quanto, anche indirettamente, potrebbero agevolare una particolare tipologia di operatori a discapito di altre con evidenti conseguenze sugli aspetti dimensionali degli operatori per effetto dell’aggravio dei costi di compliance”.

IL COSTO DEI REGIMI NORMATIVI IN EUROPA

Secondo una recente ricerca internazionale sono i Broker del Regno Unito a dover sostenere i più elevati costi diretti da regolamentazione (0,98%del totale di commissioni e fees). Seguono gli intermediari di Lussemburgo (0,47%), Finlandia (0,27%), Olanda (0,26%), Irlanda (0,22%), Portogallo (0,07%), Svizzera e Italia (0,03%), Francia (0,02%) e Germania (0%). Per quanto attiene l’Italia tuttavia il dato è sottostimato perché non tiene conto dei costi relativi alla copertura di rc professionale obbligatoria nonché ai costi di contribuzione al fondo di garanzia dei mediatori.

Nel caso di un broker con un giro d’affari di 5 milioni di euro – aggiunge Marietti – avremmo 1.500 euro di costi fissi e diretti di compliance a cui si aggiungono circa 5.000 euro tra copertura di rc professionale obbligatoria e contributo al Fondo di Garanzia dei mediatori, per un totale di 6.500 euro. La percentuale dei costi diretti dunque sale a oltre l’1%: un peso difficilmente sostenibile soprattutto per i piccoli broker già sotto pressione per il continuo calo di redditività. È quindi perlomeno auspicabile un riequilibrio tra costi della regolamentazione e norme per la tutela dei consumatori”.

La dimensione delle diverse authority europee è molto eterogenea in termini di ricavi e oneri. Il costo del personale rappresenta in genere una percentuale tra il 60% e l’80% del totale dei costi sostenuti che sono principalmente pagati con le commissioni versate dai soggetti vigilati. Considerando la dimensione dei mercati finanziari dei principali Paesi europei, i regulators italiani appaiono i più costosi, anche senza includere il costo della supervisione bancaria. Secondo i dati del periodo 2004-2013 la Consob risulta essere l’authority con il più alto costo del personale pro-capite, seguita dalla inglese FSA (Financial Services Authority) e da Ivass.

L’INTERMEDIAZIONE ASSICURATIVA TRA NUOVE REGOLE DI COMPLIANCE

Secondo lo studio commissionato al Centro Studi CASMEF dell’Università Luiss di Roma e presentato in anteprima nel corso del convegno nazionale di AIBA, gli intermediari professionali (agenti e broker) concorrono per una parte rilevante al valore aggiunto creato dal mercato assicurativo. In termini di PIL il contributo degli intermediari britannici è pari all’1,07%; i francesi incidono per l’1%, mentre l’apporto degli intermediari olandesi e italiani è pari allo 0,90% del Prodotto Interno Lordo, un valore superiore alla media europea pari allo 0,80%.

Il Regno Unito e l’Olanda presentano il più alto valore del rapporto tra totale dei premi lordi e PIL nazionale (12,2% nel 2013), mentre l’Italia (7,6% nel 2013) e, in misura minore la Francia, sono gli unici a mostrare una crescita nel biennio 2012-2013 trainata dal ramo vita.

Le operazioni di fusione e acquisizione di compagnie hanno portato alla ristrutturazione delle reti distributive, mentre il crescente livello di professionalizzazione richiesto, ha determinato l’uscita dal mercato di intermediari di minori dimensioni o poco professionali. “Le concentrazioni aziendali delle compagnie hanno certamente ridimensionato in Italia i termini numerici delle agenzie”, sostiene Marietti. “Tuttavia non ne hanno modificato il potere di penetrazione sul mercato danni”.

LA NUOVA REGOLAMENTAZIONE EUROPEA DELL’INTERMEDIAZIONE ASSICURATIVA:

Il mondo assicurativo è alla vigilia di un altro passaggio delicato. I cambiamenti in via di definizione – ha spiegato Marietti – caratterizzeranno lo scenario dei prossimi cinque anni: la nuova disciplina IMD2 (Seconda Direttiva Europea sull’Intermediazione) e il progressivo avvicinamento delle disposizioni comunitarie in materia di intermediazione finanziaria e assicurativa, i cambiamenti domestici in atto sugli assetti di vigilanza del nostro comparto caratterizzati da assoluta originalità visto che non vi sono esperienze simili nel resto del mondo, ma anche la puntuale e pervasiva regolamentazione in capo agli intermediari che deriva dalla produzione regolamentare di Ivass”.

La direttiva è entrata nella fase finale che prevede il Trilogo (discussione tra Commissione, Consiglio e Parlamento dell’UE) che darà vita alla versione definitiva.

Nella prospettiva di migliorare la regolamentazione del mercato assicurativo al dettaglio, i principali obiettividi IMD2 sono: garantire condizioni paritarie tra tutti i soggetti che partecipano alla vendita di prodotti e servizi assicurativi; rafforzare la protezione degli assicurati, garantendo lo stesso livello di protezione qualunque sia il canale di distribuzione prescelto; favorire una maggiore integrazione dei mercati assicurativi; introdurre requisiti professionali proporzionati e armonizzati per chi si occupasse di distribuzione; aumentare la trasparenza per il consumatore, in particolare riguardo allo status degli intermediari e ai costi dell’intermediazione; fissare regole specifiche per la vendita di prodotti di investimento più complessi (PRIPs).

IMD2: I NUOVI DRIVER DELLA PROFESSIONE

Lo studio “L’intermediazione assicurativa tra nuove regole e compliance” presentato da AIBA sottolinea come le evoluzioni normative, con il loro set di nuove regole, e l’innovazione tecnologica siano i fattori determinanti per lo sviluppo di modelli distributivi altamente diversificati, tali da indurre una profonda revisione dei processi di intermediazione.

I siti internet e gli aggregatori hanno abbattuto i costi di ricerca, senza cancellare le criticità (conflitto di interesse, efficacia del modello di comparazione, trasparenza).

Il loro contributo si esaurisce nella comparazione di prezzo, ma è l’analisi dei fattori diversi dal prezzo (caratteristiche delle coperture quali massimali, franchigie, rivalse, esclusioni, …) che crea valore per il cliente.

Per gli intermediari assicurativi diventerà ancora più decisivo l’investimento nella crescita professionale a fronte del più elevato livello di competenze richiesto dalla regolamentazione per accedere alla professione e per rimanervi.

È generale l’interesse verso una maggiore integrazione fra compagnie e intermediari. In particolare, le compagnie dovrebbero meglio apprezzare i vantaggi della distribuzione professionale, anche in termini di redditività e performance, mentre gli intermediari dovrebbero essere maggiormente coinvolti nei processi delle compagnie.

Decisivo l’aspetto della consulenza e informazione al cliente, perché favorisce la costruzione di una relazione di lungo periodo. Il “dovere di consigliare” rafforza la differenziazione tra intermediari accentuando le difficoltà di coloro che si limitano a collocare i prodotti.

La consulenza indipendente diventa quindi un’attività separata dal collocamento del prodotto e aumenta le responsabilità degli intermediari, che devono poter dimostrare le ragioni dei consigli forniti al cliente e l’adeguatezza dei contratti proposti.