Intesa supera la prova. Cedola ai soci

Di Stefania Pescarmona

Intesa Sanpaolo imita il concorrente Unicredit e fa pulizia di bilancio. A un trimestre di distanza da Piazza Cordusio, l’istituto guidato da Enrico Cucchiani ha annunciato per il quarto trimestre dello scorso anno una maxi-svalutazione del goodwill (avviamento) da 10,2 miliardi. Una mina che ha portato Ca’ de Sass a chiudere l’intero 2011 con una perdita netta di 8,19 miliardi di euro, a fronte di un utile di 2,7 miliardi nel 2010. Tolte le svalutazioni, però, Intesa ha archiviato il 2011 con un utile netto normalizzato di 1,93 miliardi, in calo del 17,1%, mentre nel solo quarto trimestre i profitti sono stati di 265 milioni (-38,5%). Nonostante la perdita, il consiglio di gestione ha deciso di premiare gli azionisti che riceveranno un dividendo di 5 centesimi cash sia per le ordinarie sia per le risparmio (con stacco cedola il 18 giugno) attingendo alle riserve per 822 milioni. «Per l’ammontare complessivo ci collochiamo al settimo posto tra le banche europee, al terzo come dividend yield e al secondo come pay out», ha commentato Cucchiani, soddisfatto dei «risultati veramente brillanti». La cedola se da una parte è più bassa dello scorso anno (era di 8 centesimi per le ordinarie e di 9,1 per le risparmio), dall’altra è maggiore delle attese, ferme a 4 centesimi. Tirano un sospiro di sollievo anche le Fondazioni, che avevano dubbi sul pagamento della cedola di quest’anno e dei prossimi esercizi. La Compagnia di San Paolo (principale azionista di Intesa) ha espresso apprezzamento non solo per la capacità della banca di generare dividendi anche in un contesto complesso come l’attuale, «ma soprattutto per la solidità complessiva, reddituale e patrimoniale del gruppo, che ha pochi equivalenti sulla scena italiana ed europea». 
Soddisfatti anche gli analisti: all’indomani dei dati, dalle banche d’affari è arrivata una raffica di promozioni. Natixis, per esempio, ha alzato il target a 1,8 euro dal precedente 1,68 euro, BofA Merrill Lynch lo ha portato a 2 euro dal precedente 1,8 euro, mentre Nomura ha aumentato il rating da neutral a buy. Anche Equita ha incrementato il prezzo obiettivo da 1,8 a 2,1 euro e le attese sull’utile 2012-2013 del 10%, a 2,6 e 3,4 miliardi, soprattutto per effetto dello spread. Le maxi-rettifiche, che sono nate da operazioni carta contro carta, hanno solo un impatto contabile e nessun riflesso su cash-flow, liquidità, solidità, coefficienti patrimoniali e redditività prospettica. Il grosso della rettifica è legato alla fusione con il Sanpaolo, mentre un’altra parte deriva dall’acquisto di CariFirenze e dalla controllata in Egitto Bank of Alexandria, che è stata svalutata completamente ai valori di libro. Intesa ha inoltre svalutato di 251 milioni di euro la partecipazione dell’11,62% detenuta in Telco, portando così il valore in bilancio della quota a 140 milioni di euro, mentre a fine 2011 i titoli governativi greci in portafoglio erano 269 milioni, dopo una svalutazione complessiva di circa il 75% del valore nominale. 
Nonostante un contesto sfavorevole, lo scorso anno Intesa Sanpaolo ha visto crescere i proventi operativi netti dell’1,5% a 16,8 miliardi, con un’accelerazione nel quarto trimestre (+12,2% a 4,26 miliardi), mentre gli interessi netti dei 12 mesi sono saliti dello 0,8% a 9,78 miliardi. «I risultati sono stati leggermente migliori delle attese a livello di utile operativo, grazie soprattutto a maggiori utili da trading e a minori costi, mentre sotto la linea operativa hanno pesato maggiori accantonamenti (2 miliardi contro le nostre attese di 1) e una grossa svalutazione del goodwill (10,2 miliardi rispetto alle nostre stime di 3/4 miliardi)», spiegano gli analisti di Intermonte. Anche Equita aggiunge che nel quarto trimestre «l’utile operativo di 400 milioni è sopra le attese grazie al margine di interesse (+62 milioni), trading (+173 milioni) e costi (-95 milioni)». Solido il livello patrimoniale dell’istituto, che allo scorso dicembre aveva un core Tier 1 al 10,1% e Tier 1 ratio all’11,5 per cento. Quanto all’anno in corso, «il 2012 è partito bene», ha detto Cucchiani, aggiungendo che l’utile netto del primo trimestre «crescerà a doppia cifra rispetto allo scorso anno». L’ad ha poi escluso una crescita per linee esterne e un eventuale nuovo aumento di capitale, mentre su Fideuram (dove Enrico Salza è stato designato nuovo presidente) ha detto di essere «riluttante» all’idea di quotarla o fare uno spin-off: «È meglio tenerla salda in pugno», ha commentato. Il mercato, intanto, attende informazioni sulla revisione del piano 2011-2013/15, che è stato approvato lo scorso 5 aprile. Nel comunicato diffuso da Intesa sui risultati 2011 si è appreso, infatti, che gli obiettivi quantitativi del gruppo indicati nel business plan «chiedono una revisione». Resta confermato però l’obiettivo del 10% di core Tier 1, nonché quello di un coefficiente Eba superiore al 9%, a fronte dell’impegno a distribuire nell’orizzonte temporale del business plan un dividendo per azione in contanti non inferiore a quello corrisposto a valere sull’esercizio 2011.