L’Unione europea non sarebbe adeguatamente preparata al peggioramento della crisi climatica e deve aumentare con urgenza gli investimenti per proteggere popolazione e infrastrutture da alluvioni, incendi e ondate di calore sempre più intense, secondo il Comitato consultivo scientifico europeo sui cambiamenti climatici. Gli esperti ricordano che l’Europa è il continente che si scalda più velocemente al mondo, con danni economici da eventi estremi stimati in circa 45 miliardi di euro l’anno, cinque volte più degli anni ’80.

Pur avendo obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni, l’UE è in ritardo sulle politiche di adattamento: mancano coerenza, coordinamento e risorse di bilancio. Senza una preparazione più robusta, gli eventi estremi indeboliranno ulteriormente la competitività europea, metteranno sotto pressione i conti pubblici e faranno aumentare i rischi per la sicurezza.

Gli advisor raccomandano di pianificare l’adattamento tenendo conto di uno scenario di riscaldamento tra 2,8 e 3,3 °C entro il 2100, con misure come: evitare nuove costruzioni in aree esposte alle alluvioni, sostenere gli agricoltori colpiti dalla siccità, progettare città più vivibili durante le ondate di calore. Sottolineano anche la necessità di potenziare i sistemi di allerta precoce e di ampliare la copertura assicurativa, valutando anche uno schema di riassicurazione a livello UE, visto che oggi solo un quarto delle perdite economiche da clima è assicurato.

La Commissione europea presenterà entro l’anno una nuova strategia sulla “resilienza climatica”, anche alla luce di disastri recenti come le alluvioni in Slovenia del 2023 (con costi pari all’11% del PIL) e la peggiore stagione di incendi registrata in Europa.

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