Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

La stretta europea sulle auto a combustione dal 2035 sarà meno rigida del previsto. Secondo Transport & Environment (T&E) con le nuove proposte della Commissione Ue dello scorso dicembre, le auto elettriche potrebbero rappresentare non più il 100% ma circa l’85% delle nuove immatricolazioni a partire da quella data. Lo dice un’analisi diffusa dall’organizzazione ambientalista, secondo cui la quota di elettriche potrebbe scendere addirittura fino al 50% nello scenario più permissivo. Sotto la pressione dei costruttori, Bruxelles ha infatti abbandonato l’ipotesi di azzerare le emissioni di Co2 per tutte le nuove auto e furgoni dal 2035, proponendo a dicembre un obiettivo meno stringente: una riduzione del 90% delle emissioni rispetto ai livelli del 2021. Una svolta che T&E definisce «il più grande arretramento delle politiche verdi europee degli ultimi anni», perché consentirebbe di continuare a vendere veicoli ad alte emissioni mentre i produttori cinesi consolidano il loro vantaggio sulle auto elettriche a batteria. Secondo il rapporto, dopo il 2035 i costruttori potrebbero collocare sul mercato tra il 5% e il 50% di veicoli non completamente elettrici: dal caso più restrittivo, in cui si continuano a vendere modelli a combustione tradizionali, a quello più favorevole, basato su ibridi plug-in a lunga autonomia. Lo scenario ritenuto più probabile da T&E è una quota del 15% di veicoli con motore termico o ibrido plug-in.
L’inverno demografico rappresenta «una sfida strutturale per l’Italia, con potenziali effetti rilevanti sul sistema economico, sul welfare e sul tessuto produttivo» e sul tema «la dinamica demografica negativa prevista in Italia nei prossimi decenni può determinare un significativo rallentamento economico anche rispetto ai tassi di crescita attuali». Lo ha sottolineato il direttore generale dell’Abi, Marco Elio Rottigni, in audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica. Entrando nello specifico delle previsioni infatti «la sola dinamica demografica in atto in Italia, in assenza di interventi correttivi, comporterebbe livelli di pil inferiori del 3,5% nel 2030 e oltre il 30% nel 2080 rispetto all’ipotesi di invarianza dell’occupazione. In altre parole, «una parte rilevante della bassa crescita futura non dipenderebbe da fattori ciclici ma dalla struttura demografica del Paese», ha commentato Rottigni.
Per la regolamentazione di Internet «ormai c’è poco da fare se non tentare la via di una nuova e più incisiva normativa antitrust: la filosofia anarcoide del free internet e dell’open access, unita alla mancanza di regole decisa tra gli anni ’80 e ’90 dagli Usa, ha portato alla creazione di rendite economiche, mediatiche e sociali in capo alle Over the Top mai viste prima», ha sottolineato a MF-Milano Finanza Mauro Masi, presidente di Banca del Fucino e delegato italiano alla proprietà intellettuale, ripercorrendo i temi principali affrontati nel suo libro «Promemoria. Un viaggio nella modernità, da Internet all’IA, e molto altro», edito da Class Editori. «L’Italia è un Paese ad alto rischio: il 29,4% del territorio e 21 milioni di cittadini sono esposti a rischio idrogeologico. Finora il peso è ricaduto sul bilancio pubblico. La manovra di Bilancio 2023 ha introdotto l’assicurazione obbligatoria per le imprese non agricole: un passo importante. È plausibile un’estensione graduale anche alle abitazioni, oggi assicurate solo nel 6% dei casi».

Il 2025 ha messo a segno il migliore risultato di raccolta netta di sempre per le reti di consulenza finanziaria: i volumi complessivi sono cresciuti del 17,8% su base annua a 60,8 miliardi di euro. Assoreti ha spiegato che la spinta è arrivata dal risparmio gestito, con afflussi netti pari a 37,6 miliardi (+48,2%) grazie all’apporto di risorse investite in fondi comuni di investimento e in soluzioni assicurative.
Banca Mediolanum ha chiuso il 2025 con un utile netto di 1,24 miliardi, in aumento dell’11% rispetto all’anno precedente. Il margine di contribuzione è cresciuto del 7% a 2,11 miliardi e il margine operativo del 10% a 1,2 miliardi. Le commissioni nette hanno raggiunto 1,31 miliardi (+12%). Il totale delle masse gestite e amministrate è salito del 12% 155,8 miliardi. I crediti alla clientela sono ammontati a 18,98 miliardi (+8%). Il Cet 1 era al 23%. Verrà proposto un dividendo complessivo di 1,25 euro per azione (+25%), per un totale di 924 milioni. L’importo è composto da un acconto di 0,60 euro distribuito a novembre e da un saldo di 0,65 euro.

Ieri il governo ha notificato a Bruxelles la bozza di decreto del ministero dei Trasporti sull’omologazione degli autovelox. In realtà un testo era già stato trasmesso nel marzo scorso, ma venne ritirato, dopo le polemiche, per «ulteriori approfondi-menti». Ora — come è in grado di anticipare il Corriere — è stato inviato con poche modifiche rispetto a quello precedente. Il Mit punta su un impianto tecnico-regolatorio che in modo auto-matico «sana» modelli già approvati. «Sono 15, mentre tutti gli altri andranno spenti», dice il comandante della Polizia locale di Verona, Luigi Altamura. La bozza ha un corposo allegato tecnico. «Disciplina le tarature iniziali e quelle periodiche, le verifiche di funzionalità, i controlli di conformità sulla produzione, il software di misura e la gestione dei dati e distingue i componenti che incidono direttamente sulla misurazione della velocità da quelli accessori e fissa regole rigide per ogni modifica dopo l’omologazione», spiega Altamura. Per il Mit, sui 3.873 autovelox oggi censiti sulla sua piattaforma digitale, rispettano i criteri del decreto «poco più di mille». In pratica, dovranno essere disattivati tre misuratori su quattro. Bruxelles ora ha tempo fino al 4 maggio per verificare la compatibilità con il diritto dell’Ue e formulare eventuali osservazioni. Solo dopo il decreto potrà arrivare in Gazzetta. Il testo, però, fa già discutere. Mario Gatto di Globoconsumatori, avverte: «Prevedo valanghe di ricorsi, perché va contro un principio del Codice ribadito dalla Cassazione: l’omologazione deve avere natura tecnico-pratica e non solo “cartolare”, come avviene pure in questa bozza, perché deve certificare che il prototipo soddisfi requisiti metrologici e normativi».
Meno morti sul lavoro ma più lavoratori vittime nel percorso casa-lavoro. E soprattutto, aumentano gli studenti infortunati durante il percorso di alternanza scuola-lavoro; inoltre, nel 2025 a morire sono stati in 8 (in calo rispetto ai 13 del 2024). I nuovi dati Inail sugli incidenti sul lavoro nel 2025 rivelano un lieve calo delle vittime passate a 792 dalle 797 del 2024, ma cresce la loro età: sono stati 148 nella fascia 40-49 anni e 300 in quella 55-64.
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