Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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L’Europa si conferma tra le aree più colpite dagli hacker, con il 25% degli attacchi registrati dall’Ibm X-Force Threat Intelligence Index 2026. Il dato segna un aumento rispetto al 2024, quando il Vecchio Continente era stato bersaglio del 23% delle oltre 40 mila iniziative fraudolente analizzate dal team di Ibm. Il settore più bersagliato in Europa si conferma quello dei servizi finanziari, coinvolto nel 39% degli attacchi, mentre a livello globale il poco invidiabile primato va alla manifattura (27,7% su base mondiale).
Secondo l’ultima ricerca condotta da Wtw («Quarterly deal performance monitor»), il mercato m&a a livello globale ha registrato un aumento delle attività per il secondo anno consecutivo, con 726 operazioni completate nel corso del 2025. Si tratta di una crescita del 2% nel volume delle transazioni dall’importo superiore a 100 milioni di dollari, rispetto alle 710 del 2024, segnando così un ritorno ai livelli pre-pandemia. ll valore totale è salito a 933 miliardi di dollari con un incremento dell’11% sul 2024.
  • LA SANITÀ DEL SSN È RAZIONATA
Il Servizio sanitario nazionale resta universalistico sulla carta, ma nella pratica l’accesso alle cure è sempre più legato al reddito. È il quadro che emerge dal rapporto «Quando i soldi non bastano – Il razionamento sanitario in Italia», realizzato da Acli, Caf Acli, NeXt Nuova Economia per Tutti e Università di Roma Tor Vergata, con il supporto di Comipa, Federcasse Bcc, Federazione Lombarda Bcc e Federazione Toscana Bcc. Un’analisi che, partendo da
oltre otto milioni di dichiarazioni dei redditi tra il 2019 e il 2024, fotografa un sistema
in cui la capacità economica è diventata il primo fattore di accesso alla salute.
La ricerca documenta l’esistenza di un «razionamento sanitario implicito». Suddividendo la popolazione in cinque scaglioni di reddito, la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle
famiglie, al netto dei ticket, mostra un divario netto: i contribuenti con redditi più alti
spendono mediamente quattro o cinque volte più di quelli con redditi bassi. Non perché
stiano meglio, ma perché riescono ad aggirare i limiti del sistema pubblico, segnato da
tempi di attesa lunghi e carenze nell’offerta di prestazioni non emergenziali, ricorrendo
al privato. Chi non può permetterselo, rinuncia.
  • Raffaele (Next): se il livello di reddito decide l’esclusione dai servizi aumenta la frattura sociale e viene meno il principio di universalità
La ricerca sul razionamento sanitario evidenzia una frattura che interpella direttamente l’economia sociale e civile: l’accesso alle cure dipende dal reddito, viene meno il principio di reciprocità su cui si fonda il Servizio sanitario nazionale. Così Luca Raffaele, direttore
generale di NeXt Nuova Economia per Tutti, in relazione al rapporto «Quando i soldi
non bastano – Il razionamento sa nitario in Italia». Se non affrontiamo oggi le diseguaglianze sanitarie, avverte Raffaele, rischiamo domani divari di salute simili a
quelli delle grandi metropoli globali. La salute non può dunque dipendere dal reddito: misurarla, monitorarla e correggerla è una scelta politica, sostiene l’esperto. Le policy proposte al convegno vanno in direzione opposta: più progressività fiscale (franchigie
e detrazioni rimodulate), voucher pubblici contro le attese eccessive, rafforzamento della sanità territo riale e regolazione solidale dell’integrativa per evitare segmentazioni
per reddito e rischio. In questa prospettiva, pubblico, privato accreditato e mutualità possono cooperare dentro un quadro regolato e orientato all’equità.
Mentre al ministero delle Infrastrutture si lavora ai primi pacchetti di intervento, ieri mattina a Palazzo Chigi si è svolto un vertice di maggioranza per tentare di sciogliere il nodo più complesso: quello delle risorse. L’obiettivo finale sarebbe quello di coinvolgere altri investitori istituzionali di rilievo, come le principali assicurazioni vita e casse di previdenza, per raccogliere fondi da destinare sia alla riqualificazione di immobili, sia alla creazione ex novo di strutture. A sostegno degli interventi, comunque, ci saranno anche soldi pubblici. Nella Legge di Bilancio è stata definita una dotazione iniziale di circa 7 miliardi di euro, spalmati su più esercizi, ma la portata dell’intervento richiede un’ampia mobilitazione di capitale privato e strumenti di ingegneria finanziaria. E così nel Dpcm sta prendendo forma anche un Fondo di garanzia e un Fondo di rotazione.

Intervenendo, presso Montecitorio, alla presentazione del rapporto annuale della Fondazione per la Sussidiarietà, dedicato quest’anno alla Salute, il Ragioniere generale dello Stato, Daria Perrotta, di fronte alle richieste di mettere più risorse statali dedicate a questo settore, dopo aver ricordato che il 59 per cento della spesa della Pubblica amministrazione è già oggi destinata alla spesa sociale, ha lanciato un allarme: «Attenzione: l’aumento delle risorse pubbliche corrisponde a un aumento dei prezzi». Tradotto, significa che ogni volta che lo Stato investe c’è chi si sente in diritto di approfittarne spostando le risorse impiegate nelle proprie tasche, anziché lasciarle contribuire al benessere generale. Circostanza piuttosto triste, se ormai viene data per scontata ai livelli più alti. Perché, se è vero che la Germania, per esempio, per la salute spende più dell’Italia, è altrettanto vero che la spesa sanitaria delle famiglie italiane raggiunge il 22 per cento, mentre quella delle famiglie tedesche si ferma all’11.
Scattano i reati di truffa e abusivismo finanziario a carico di chi continua a svolgere attività d’intermediazione tacendo ai clienti di essere stato radiato dall’albo. E ciò perché il raggiro che integra il delitto ex articolo 640 Cp ben può consistere nel silenzio serbato di proposito su circostanze fondamentali per la conclusione di un contratto. L’esercizio abusivo dell’attività si configura per la raccolta degli investimenti dai malcapitati clienti, che è avvenuta in Italia: inutile dunque invocare la direttiva Mifid II e il cosiddetto “passaporto Ue” che consentirebbero al professionista di operare anche senza abilitazione grazie alla società inglese ante Brexit: chi commette un reato nel territorio dello Stato è punito secondo la legge italiana. Così la Cassazione penale, quinta sezione, nella sentenza n. 6783 del 19/02/2026.
Parte da agosto 2025 l’integrazione al trattamento minimo (611,85 euro mensili) dell’assegno ordinario d’invalidità per i lavoratori appartenenti al sistema contributivo. Lo precisa l’Inps nella circolare n. 20/2026, condivisa con il ministero del lavoro, con cui recepisce la sentenza n. 94/2025 della Corte costituzionale (si veda ItaliaOggi del 4 luglio 2025) che ha dichiarato illegittima la riforma Dini delle pensioni, nella parte in cui escludeva da tale integrazione i lavoratori che hanno iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996 (cioè in regime contributivo). Chi in passato ha visto negarsi il diritto all’integrazione dall’Inps, può fare nuovamente richiesta, salvo il caso in cui il diritto sia stato negato con sentenza passata in giudicato.
Sta per nascere una nuova categoria di imprese, a metà strada tra le pmi e le grandi attività. L’ha proposta il Parlamento europeo, fissando per le pmi il limite dei mille dipendenti e dei 200 milioni di euro di fatturato. O, in alternativa, dei 172 milioni di euro di attivo totale. L’obiettivo è una maggiore deregulation attraverso sburocratizzazioni chirurgiche, tesa a rafforzare la competitività delle piccole imprese “mid-cap”, man mano che queste oltrepassano lo status di pmi. Ma andiamo con ordine. Mercoledì, 25 febbraio 2026, tre commissioni del Parlamento europeo hanno votato a favore delle proposte che introducono il concetto di piccole imprese a media capitalizzazione ed estendono a queste ultime diverse esenzioni finora previste solo per le pmi semplici. L’obiettivo è evitare situazioni estreme, in cui gli obblighi di un’impresa aumentino drasticamente quando questa supera la soglia limite di pmi. I deputati vogliono che le pmi siano definite come imprese con meno di 1.000 dipendenti e fino a 200 milioni di euro di fatturato o fino a 172 milioni di euro di attivo totale. La Commissione ha proposto, invece, altre soglie. E cioè: 750 dipendenti, 150 milioni di euro di fatturato e 129 milioni di euro di attivo totale. Allo stesso tempo, il Parlamento intende garantire che il sostegno alle pmi non venga diluito, che questo segua il principio “pensare anzitutto in piccolo” e che le soglie siano riviste ogni cinque anni
Opzione donna e pensione anticipata flessibile sono ancora utilizzabili. Anche se abrogati dalla Manovra 2026, i due prepensionamenti danno ancora accesso al riposo a chi abbia maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2024 (opzione donna) o entro il 31 dicembre 2025 (pensione anticipata). Lo precisa tra l’altro l’Inps nella circolare n. 19/2026 condivisa con il ministero del lavoro, in cui illustra le novità della legge n. 199/2025 in tema di pensioni, tra cui, inoltre, proroga Ape sociale; incremento maggiorazione sociale; proroga incentivo al posticipo del pensionamento; abrogazione della facoltà di utilizzo della pensione integrativa per l’accesso al pensionamento.

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Inciampa e si rompe una caviglia a casa, alzandosi durante un videocollegamento in smart working, e il tribunale riconosce la circostanza come infortunio sul lavoro, ammettendola al risarcimento delle spese sanitarie. La sentenza, prima in Italia sul tema, è stata pronunciata dal giudice del Lavoro di Padova in favore di una donna di 60 anni, dipendente del Dipartimento giuridico dell’Università. Il pronunciamento risale all’8 maggio scorso ed è stato reso noto in questi giorni dal sindacato Fgu Gilda Unams, al quale la donna è iscritta. L’incidente risale all’8 aprile 2022, quando la donna era caduta in casa in una pausa di una «call», procurandosi la frattura della caviglia in due punti, con ricovero in ospedale e intervento chirurgico. L’Inail aveva escluso la natura dell’incidente come infortunio sul lavoro, dopo averlo riconosciuto come indennizzabile in un primo momento.

L’aumento dei dazi è nocivo per le imprese, perché frena il dinamismo negli investimenti e nell’innovazione, modifica i piani di espansione e può portare a fallimenti e chiusure. Dazi più alti e tensioni commerciali hanno tuttavia ripercussioni che vanno ben oltre le singole imprese. Sono dannosi per la produttività e per la crescita economica di lungo termine. L’incertezza su dazi e tariffe è deleteria, può pesare negativamente sulla crescita per anni. Dazi e tensioni commerciali ridisegnano il panorama macroeconomico in cui opera la politica monetaria, riducendo il margine di manovra sui tassi e rendendo l’economia nel suo complesso più vulnerabile. È questo il quadro preoccupante che emerge da uno studio sull’impatto di tariffe e dazi i pubblicato ieri nei blog della Bce.
In base all’articolo 587 del Codice di procedura civile, nell’alveo di un’esecuzione forzata, l’aggiudicatario d’asta, che si rende inadempiente al pagamento del prezzo nel termine stabilito, è dichiarato decaduto e condannato alla perdita della cauzione a titolo di multa. Qualora il ricavato della nuova vendita, sommato alla cauzione già incamerata alla procedura, dovesse risultare inferiore al prezzo di aggiudicazione non versato, l’aggiudicatario risponde personalmente della differenza, che sarà tenuto a versare alla procedura. A tal fine il Giudice dell’esecuzione pronuncia un decreto di condanna, ex articolo 177, disposizioni di attuazione del Codice di procedura civile, che, in caso di mancato pagamento spontaneo, costituisce titolo esecutivo a vantaggio dei creditori che abbiano ottenuto l’attribuzione del credito in sede di distribuzione.
Chi oggi ha 25-35 anni accederà a pensione di vecchiaia con circa 70 anni di età se l’importo maturato sarà pari almeno a quello dell’assegno sociale. Per la pensione anticipata ordinaria saranno necessari circa 45 anni di contributi a prescindere dall’età, obiettivo che potrà essere raggiunto prima del pensionamento di vecchiaia sempreché si riesca ad avere una carriera contributiva continuativa o se si è iniziato a lavorare presto. Inoltre, tra la maturazione del diritto e la decorrenza della pensione, con le regole attuali si devono attendere tre mesi che per taluni pubblici dipendenti diventeranno nove dal 2028. Questi lavoratori, soggetti al metodo di calcolo interamente contributivo, in quanto nati non prima del 1990 e quindi con prima contribuzione successiva al 1995, potranno anche accedere alla pensione anticipata contributiva, con 20 anni di contribuzione effettiva e un requisito anagrafico ridotto di tre anni rispetto alla vecchiaia (oggi 64 anni, che diventeranno circa 67). Tuttavia, tale prestazione richiede un importo minimo non inferiore a 3 volte l’assegno sociale, valore che salirà a 3,2 volte dal 1° gennaio 2030 (con riduzioni per le madri). Inoltre il requisito contributivo dei 20 anni sarà adeguato alla speranza di vita (al pari di quello anagrafico) e tra la maturazione del diritto e la decorrenza c’è un’attesa di tre mesi legata alla finestra mobile.
Chi ha avuto un percorso di studi universitari, può cercare di anticipare il momento di pensionamento riscattando tale periodo. Infatti, se inizia a lavorare subito dopo il conseguimento del titolo di studio, il riscatto della laurea può anticipare l’uscita dal mondo del lavoro, perché si riuscirà a perfezionare i requisiti per la pensione anticipata ordinaria in epoca precedente rispetto ai requisiti richiesti per l’accesso alla pensione di vecchiaia. In ogni caso, pur nell’ipotesi in cui non sia utile per anticipare il pensionamento, il riscatto determinerà un incremento del futuro assegno pensionistico. Si ricorda che, nel sistema contributivo, l’onere del riscatto (ancorché pagato in forma rateale) va a confluire nel montante contributivo nell’anno di presentazione della domanda di riscatto e, dall’anno successivo, sarà rivalutato secondo l’indice Pil. Motivo per cui, prima si presenta la domanda, maggiori saranno il numero di rivalutazioni.
I giovani lavoratori sono stati maggiormente colpiti dalle riforme del sistema pensionistico che si sono succedute nel corso degli ultimi trenta anni. Per loro, infatti, la copertura previdenziale offerta dall’Inps è stata significativamente ridotta e il momento del pensionamento decisamente ritardato. Proprio sulla base del nuovo contesto, tra i giovani si è diffusa la sensazione generale che non sarà più possibile andare in pensione e che la problematica potrà essere affrontata solo in futuro, quando la situazione risulterà più chiara. Cosa assolutamente errata. I giovani, infatti, in futuro andranno in pensione e riceveranno sicuramente una prestazione dall’Inps. Saranno però diverse le modalità attraverso le quali si accederà al pensionamento e cruciale risulterà essere il monitoraggio nel tempo della posizione maturata. Posizione che non potrà non prevedere una quota proveniente dalla previdenza complementare. Pena, allora sì, contando solo sulla pensione dall’Inps, l’obbligo di potersi pensionare esclusivamente a un’età fortemente avanzata con un reddito che molto probabilmente non risulterà in linea con le necessità.

Allianz lancia il suo prossimo programma di riacquisto di azioni proprie. Il colosso assicurativo con sede a Monaco di Baviera ha annunciato mercoledì sera che prevede di acquisire azioni per un valore fino a 2,5 miliardi di euro tra marzo e la fine dell’anno. Si tratta del più grande programma di riacquisto di azioni proprie dal 2017, quando Allianz spese 3 miliardi di euro nel suo primo riacquisto di azioni proprie. Anche le due tranche del riacquisto nel 2024 hanno raggiunto un totale di 2,5 miliardi di euro, rispetto ai 2 miliardi di euro dell’anno scorso. Dal 2017, la compagnia assicurativa ha riacquistato azioni proprie per 16 miliardi di euro, restituendo così il capitale in eccesso agli azionisti
La compagnia assicurativa cooperativa R+V è cresciuta più rapidamente della media del settore lo scorso anno. La raccolta premi è aumentata dell’8,6%, raggiungendo i 22,8 miliardi di euro, ha annunciato mercoledì a Wiesbaden la filiale di DZ Bank. Il business assicurativo primario nazionale è aumentato del 9,3%, raggiungendo i 17,5 miliardi di euro, “nonostante le persistenti difficili condizioni globali e la debolezza dell’economia tedesca”.